martedì 25 giugno 2013

Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari: a che punto siamo

Sulla terribile realtà degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari si è detto tanto. La L. 180 del 1978 chiuse i manicomi.  Sopravvissero gli OPG, perché restarono in carico al Ministero della Giustizia. Nel 2008 la legge che trasferisce  la Medicina Penitenziaria dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale afferma anche il necessario superamento degli OPG, ma non fissa scadenze.   Nel 2010, con la Commissione parlamentare presieduta da Ignazio Marino la tragedia degli OPG supera la stretta cerchia degli addetti ai lavori e invade i mass-media, entra nelle case degli italiani. Nel grande pubblico si diffonde stupore e indignazione per una realtà che si credeva oggi impossibile.
Se ne discute a tutti i livelli istituzionali, fino ai ripetuti interventi del Presidente Napolitano. Nel 2012 la "Legge Marino" ne ha fissato la chiusura al marzo 2013, ma è stata già rinviata al marzo 2014. 
Padre Pippo Insana, cappellano dell'OPG
di Barcellona PG (ME) accoglie gli internati presso
la sua Casa della Solidarietà 
Ci riusciremo? La legge prevede la presa in carico da parte delle Regioni, delle ASL, e stanzia anche i fondi per i progetti sul territorio: piccole strutture psichiatriche, case famiglia, cure domiciliari, inserimenti sociali. ma i progetti non vengono definiti. Con Sant'Egidio abbiamo conosciuto la realtà degli OPG da molti anni. I nostri amici più poveri finiscono anche lì. Senza dimora, persone sole, con disturbi mentali. Li abbiamo visitati, abbiamo lavorato per il reinserimento di alcuni di loro, nelle case, nelle case famiglia. Ma non è facile trovare risposte e accoglienza. Più recentemente, dal 2007, abbiamo conosciuto meglio i due OPG campani (Secondigliano e Aversa), con visite più frequenti, con distribuzioni di generi di prima necessità, con feste e gite al mare. Con alcuni pazienti di altri OPG siamo in corrispondenza. Per costruire un futuro diverso per questi pazienti è necessario che le Regioni e le ASL se ne facciano carico, uno per uno, con progetti personali e individualizzati. Le risorse sono state stanziate, le competenze ci sono. E dove strutture e servizi faticassero ad allargare l’offerta la legge prevede risorse aggiuntive. Non sono molti. 1400 persone in tutta Italia una media di 60-70 pazienti a Regione. Numeri, ma quindi anche una grande responsabilità.
Occorre utilizzare tutte le possibilità di reinserimento. Non sono tutti uguali, non si può dare una risposta univoca. Per quelli più impegnativi sarà necessaria una assistenza maggiore, per alcuni sarà sufficiente una casa famiglia. Diversi livelli di protezione: alta media e bassa. Ma per tutti la presa in carico da parte del servizio territoriale per dire no per sempre alla segregazione e all’emarginazione.  E per creare un piccolo laboratorio di civiltà, per poter dire che il nostro paese è ancora un paese civile. Il primo paese al mondo che ha saputo varare la legge 180, la legge che ha chiuso i manicomi. Che questo paese si faccia un punto d’onore di essere ancora capace di gesti di alta civiltà.
 

1 commento:

  1. ALDA MERINI mi basta solo1lieveCarezza per far tremare la mia VITA.L urlo di M.Qto tempo serve ancora per nonEssere+analfabeti?

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