venerdì 14 giugno 2013

La pena di morte in Asia: Giappone, India, Indonesia, Singapore. Il sostegno della Comunità di Sant'Egidio alla Mongolia

Rappresentanti dell'Asia a confronto a Madrid
Avvocati, giuristi e attivisti si confrontano al Congresso di Madrid sulla difficile situazione in Giappone, in Indonesia, in India e a Singapore, su tutte l'esempio positivo della Mongolia che ha applicato la moratoria e va verso l'abolizione definitiva. Per l'Indonesia parla Otto Nur Abdullah, Presidente della Commissione Nazionale dei diritti dell'uomo, per la Mongolia Sosormaa Chuluunbaatar, Consigliere per i diritti dell'uomo presso la Presidenza della Mongolia, per il Giappone Maiko Tagusari, giurista e attivista del CPR, per l'India l'avvocato Yug Chauldrhry, per Singapore, l'avvocato Parvais Jabbar.
Interessante osservare come a partire dagli anni '90 anche in questi paesi si è venuto a creare un movimento che ha portato al cambiamento di mentalità, a partire da alcune aree e, in qualche modo, al rifiuto della pena di morte e della tortura da parte delle Corti Supreme e dei giuristi più illuminati. Dagli interventi emergono le numerose ingiuste sentenze per i casi di errori e di torture. In Giappone e in India le Corti cominciano a chiedere l'applicazione della pena capitale solo in casi rari. In Indonesia, osserva il relatore, sovente vengono condannati immigrati in assenza di un interprete che garantisca la comprensione del processo da parte dell'imputato.
Cella in Giappone
Le strategie cambiano e a Singapore sono i giovani che hanno giocato un ruolo fondamentale, con l'invio di petizioni per chiedere la clemenza e la grazia, sono campagne che umanizzano il problema, anche la Malesia, racconta l'avvocato Jabbar, è stata spinta a rivedere le proprie posizioni grazie a queste campagne di sensibilizzazione. Fondamentale il ruolo dei media, i casi trattati davanti all'attenzione del pubblico sono più seguiti e oggi sono numerosi gli avvocati che cercano di applicare i diritti dell'uomo e di rifiutare la pena capitale.
Sosormaa ringrazia Sant'Egidio,
 la bandiera di "cities for life"
Un focus sul positivo esempio della Mongolia, che ha approvato una moratoria in vista dell'abolizione definitiva. In occasione dell'anniversario della Costituzione il Presidente ha dichiarato la moratoria. "La Mongolia", dice la Consigliera Sosormaa, "doveva divenire un paese degno e la pena di morte è l'antitesi della democrazia e della civiltà. Il Presidente ha descritto le ragioni per le quali procedere all'abolizione. Il suo contributo  è stato decisivo. Molti dicevano  -non è possibile -, taluni credono al rischio di aumentare il tasso di criminalità e che la pena di morte garantisca la sicurezza, certo la pena deve essere dura, ma privare della vita non attiene alla giustizia, il diritto alla vita è fondamentale e non dipende dallo stato, per conseguenza lo stato deve rispettare e garantire il diritto alla vita. Se non lo fa crea violenza. La Mongolia si è impegnata davanti alla comunità internazionale e a prendere tutte le misure in vista della abolizione.
Ma senza il vostro sostegno, di Amnesty International, in particolare della Comunità di Sant'Egidio, questo non sarebbe stato possibile. Siete voi che ci avete incoraggiato. La Campagna Internazionale "cities for life" può sostenere gli sforzi verso l'abolizione in molti Paesi ".

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