sabato 16 giugno 2018

Speranza in Bielorussia: la Corte Suprema sospende due condanne a morte!

Due uomini erano a rischio esecuzione in Bielorussia: Ihar Hershankou e Siamion Berazhnoy,le cui condanne a morte erano state confermate dalla Corte suprema il 20 dicembre 2017. 

Ai due condannati restava solo la clemenza del Presidente Aleksandr Lukašenko, ma le aspettative non erano positive visto che dal 1994 solo in un caso il Presidente aveva concesso un provvedimento di clemenza.

Hershankou e Berazhnoy erano stati condannati a morte dal Tribunale regionale di Mahiliou, il 21 luglio 2017, colpevoli di aver ucciso sei persone tra il 2009 e il 2015 al fine di appropriarsi delle loro proprietà.

Ricordiamo che la diplomazia francese era intervenuta lo scorso anno con un comunicato pubblicato sul sito web del ministero degli Esteri francese invitando la Bielorussia ad introdurre una moratoria contro la pena di morte. "Chiediamo alle autorità bielorusse di imporre una moratoria sulla pena di morte come passo verso la sua abolizione", — queste le parole del comunicato.

La Bielorussia è l'unico paese europeo che ancora mantiene e applica la pena capitale, è successa una cosa senza precedenti: la Corte Suprema ha sospeso e deciso di riesaminare le condanne a morte di Ihar Hershankou e Siamion Berazhnoy.

Dal 1994 la Corte Suprema aveva confermato tutte le condanne a morte (il numero esatto non è noto, ma si presume sia nell’ordine delle centinaia) e in un solo caso il presidente Alyaksandr Lukashenka aveva concesso la grazia.  In Bielorussia, le informazioni sull’uso della pena di morte sono ritenute segreto di stato, pertanto, non è possibile conoscere il numero effettivo delle esecuzioni.

Secondo il ministero della Giustizia, dal 1994 al 2014 sono stati messi a morte 245 prigionieri. Le organizzazioni per i diritti umani stimano che dal 1991, anno dell’indipendenza, i prigionieri messi a morte siano stati circa 400. Lo scorso anno si è registrata una esecuzione.





venerdì 1 giugno 2018

Soddisfazione di Sant'Egidio per l'abolizione in Burkina Faso

Ieri, 31 maggio, il Parlamento del Burkina Faso ha votato a larga maggioranza (83 su 125 deputati) l’abolizione della pena capitale dal Codice di diritto penale. Il provvedimento deve ora essere promulgato per arrivare alla piena abolizione con legge costituzionale. 





Grande soddisfazione da parte della Comunità di Sant’Egidio che considera questa iniziativa una vittoria di umanità che fa crescere in Africa democrazia e diritti umani: «Di fronte alla violenza, alle guerre e al terrorismo, che ancora affliggono non poche parti dell’Africa, si tratta di una vittoria di umanità che si affianca all’urgente e necessario lavoro per la pace e lo sviluppo». 

Sant'Egidio ha sostenuto con forza, con diverse iniziative, il cammino di questo Paese dell’Africa Occidentale verso l’importante traguardo.  Da diversi anni il Burkina Faso viene considerato un paese abolizionista di fatto non ci sono state infatti esecuzioni anche se sono state ancora comminate alcune condanne a morte.




sabato 5 maggio 2018

Ucciso Robert con iniezione letale, la nostra battaglia continua

Robert Earl Butts Jr. è stato messo a morte per iniezione letale venerdì 4 maggio 2018

Era stato arrestato all'età di 18 anni e ora ne aveva 41. 

Salutiamo Robert con affetto e dolore. Con la Comunità di Sant’Egidio e tanti, tanti altri abbiamo pregato, inviato appelli e supplicato clemenza per lui. Un saluto e un abbraccio da tutti noi ai suoi familiari. Un saluto particolare a Jay, suo compagno e amico nel braccio della morte. 

Lo salutano le sue amiche “di penna” che ne hanno apprezzato la sensibilità e hanno conosciuto la sua sofferenza. Robert sapeva essere amico e non parlava male di nessuno.

La battaglia per l’abolizione continua in Georgia, negli Stati Uniti e in tutti i paesi del mondo.

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/esecuzione/Georgia

venerdì 4 maggio 2018

Solo poche ore per chiedere al Governatore della Georgia di salvare Robert Butts

ABBIAMO ANCORA POCHE ORE PER ROBERT BUTTS JR, 


STAMPA L'APPELLO, FIRMALO E INVIA IL FAX AL GOVERNATORE DELLA GEORGIA PER CHIEDERE DI RISPARMIARE LA SUA VITA, ECCO IL LINK


Fax: 001.404.657-7332

Robert apprezza tutto l'amore e il sostegno ricevuto e ringrazia per l'impegno di tanta gente che ha voluto mandare l'appello in suo favore. 

sabato 28 aprile 2018

Aiuto per Robert Butts, la sua esecuzione è prevista per il 3 maggio in Georgia

Robert Butts Jr
Continuiamo a chiedere aiuto per Robert Butts Jr.
Robert è un nostro amico di penna, la cui data di esecuzione è fissata per giovedì 3 maggio 2018, nel penitenziario dello Stato della Georgia. 
RINGRAZIAMO CHI HA INVIATO APPELLI ATTRAVERSO IL NOSTRO SITO, SONO PIU' DI 1150! 
MA DOBBIAMO INVIARNE TANTI DI PIU'
http://nodeathpenalty.santegidio.org

Ci scusiamo per il malfunzionamento, il sistema dell'invio non dava riscontro, anche se gli appelli partivano correttamente. 

Dalla lettera di Stefania Montanari, dal 2013 è sua amica di penna:

"Ho iniziato a scrivere a Robert nel 2012, avevo trovato il suo indirizzo su un sito americano con annunci di detenuti in cerca di amici di penna. Avevo letto che amava l'arte e gli avevo mandato una cartolina con la nascita di Venere comprata alla Galleria degli Uffizi e mi aveva colpito sia il fatto che conoscesse Botticelli sia che conoscesse gli Uffizi. Nelle nostre lettere abbiamo parlato molto di arte, ho ricevuto dei  suoi disegni. Ho poi saputo che nel 2009, con l'aiuto di amici e sostenitori, ha pubblicato un libro con i suoi disegni, A Portrait of My Journey: Memories from Death Row, io l'ho acquistato su Amazon, ed è incredibile come in questi anni sia migliorato. Ha cercato in ogni modo di migliorarsi e crearsi un'istruzione da autodidatta. Chi è condannato a morte non ha nessun aiuto per imparare, non vengono investiti soldi su persone condannate a morire. 
In questi anni, oltre che di arte, abbiamo parlato di tantissime cose, tanto che spesso quasi dimenticavo di scrivere ad una persona che ha passato metà della sua vita in una cella. Robert ha sempre cercato di studiare, leggere e tenersi informato su ciò che avveniva nel mondo.
A volte è quasi più lui a preoccuparsi per me di quanto io mi preoccupi per lui. Mi ha sempre scritto subito dopo i terremoti che ci sono stati in questi anni in Italia, mi ha messo in guardia dai pericoli mentre preparavo il mio cammino di Santiago, come un amico preoccupato per me.
E' veramente diventato un amico e adesso che si avvicina la data della sua esecuzione mi sento forse un po' egoista a pensare più al mio dolore che al suo, perché non si può immaginare quanto mi mancherà. Mi mancheranno le risate che ci siamo fatti in questi anni attraverso le nostre lettere. 
Lui si è lamentato poche volte, ma una cosa che lo fa infuriare è che sia la prigione a decidere quante paia di mutande lui possa acquistare! 

domenica 22 aprile 2018

Ucciso il più anziano condannato a morte, aveva 83 anni


Walter Leroy Moody aveva 83 anni
Walter Leroy Moody Jr. aveva 83 anni.  Era stato condannato a morte dallo Stato dell’Alabama quando ne aveva 54.Oggi era un uomo diverso. Era un anziano. 

Aveva 54 anni quando era stato condannato a morte per aver ucciso un giudice federale nel 1989 in un'ondata di azioni terroristiche nel sud degli Stati Uniti. 

Nonostante la Corte Suprema avesse rinviato temporaneamente l'esecuzione, alla fine si è svolta comunque dopo l'esame e la bocciatura del ricorso d'urgenza presentato dagli avvocati del detenuto. 

Solo poche righe sui giornali per dare la notizia della morte di questo vecchio, ucciso dallo Stato dell'Alabama a 83 anni, ne aveva 54 trent'anni fa all'epoca dei fatti ed è invecchiato nel braccio della morte. La sua storia non ha destato un grande interesse.

La morte di Walter Leroy Moody Jr. è  avvenuta alle 20:42 ora locale, dopo essere stato sottoposto ad una iniezione letale nella prigione di Atmore.

Vogliamo porre l'attenzione sulla sua vita e sulla sua morte perché ognuno ha diritto a morire con dignità. Walter è stato il più anziano detenuto messo a morte da quando le esecuzioni della pena capitale sono riprese negli anni '70. Vogliamo chiederci insieme a voi che cosa vuol dire essere anziani in carcere, avere più di 80 anni e aspettare l'esecuzione. Quanto tempo è passato, quanto con il tempo cambiano le persone, quante speranze e rassegnazioni, cosa c'era nel cuore di Walter oggi?  

  

giovedì 12 aprile 2018

Insieme agli ex condannati per dire che la pena di morte non è giustizia

Ad Abidjan in Congresso per dire che l'Africa sarà il prossimo continente abolizionista

"Vi imploro tutti ad alzarci e dire no alla pena di morte" ha detto l'ugandese Susan Kigula, che ha trascorso 15 anni nel braccio della morte nel suo paese, accusata di aver ucciso il marito, anche se ha sempre reclamato la sua innocenza.

Insieme a lei gli ex detenuti testimoni hanno alzato il loro grido per chiedere la fine della pena di morte in Africa, con la speranza che sia il "prossimo continente abolizionista". Rilasciata nel 2016, questa donna madre di due figli, ha conseguito durante la detenzione di una laurea in legge presso l'Università di Londra, e non ha smesso di lottare contro la pena di morte in Uganda.

Un altro testimone Pete Ouko, rilasciato nel 2016 dopo 18 anni nel braccio della morte in Kenya per un omicidio che ha sempre negato, ha parlato delle cause sociali della criminalità. È diventato avvocato durante la detenzione, una volta libero ha fondato un'associazione per aiutare i giovani a non cadere nella delinquenza e per aiutare chi esce dal carcere a reinserirsi nella società. Durante il Congresso ha dichiarato:  "Vedo un graduale cambiamento nell'atteggiamento della gente, i Keniani  non vogliono più la pena di morte e credo sia così in tutta Africa orientale ".

Dei 55 paesi del continente africano, 19 hanno già abolito la pena di morte, e 24 più la pratica, anche se è ancora in vigore, secondo i dati dell'associazione Insieme contro la pena di morte (EPCM) , che ha organizzato un congresso su questo tema lunedì e martedì nella capitale economica ivoriana.

Tuttavia, 12 paesi africani praticano ancora la pena capitale, 855 condanne sono state emesse a 68 persone giustiziate nel 2016 in Africa, secondo i dati di EPCM (Botswana, Egitto, Etiopia, Guinea Equatoriale, Libia, Nigeria, Uganda, Somalia, Sudan , Sud Sudan, Ciad, Zimbabwe).

"Con la pena di morte, le persone non cercano giustizia, ma vendetta, non è possibile applicare la pena di morte!", ha detto Kajeem, una artista reggae ivoriano denunciando le indagini superficiali praticate nei paesi africani.

"La pena di morte è discriminatoria, colpisce soprattutto i poveri, che non possono permettersi di difendersi", ha detto Chenuil-Hazan. Produce "discriminazione sociale", prima ancora di quella razziale, come negli Stati Uniti, dove i neri sono condannati più dei bianchi.

"La pena di morte è anche uno strumento per sbarazzarsi degli oppositori politici in molti regimi", continua. In effetti "la questione della pena di morte è la porta di accesso a tutte le questioni dei diritti umani".

lunedì 9 aprile 2018

Il Congresso Regionale degli abolizionisti in Costa d'Avorio

Organizzazioni Internazionali Abolizioniste in Congresso ad Abidjan tra il 9 e 10 aprile per fare il punto sulla battaglia contro la Pena di Morte.   

E' il terzo congresso regionale e questa volta si tiene in un paese africano. Più di 300 i partecipanti per assistere a questi giorni di dibattito, alle cerimonie di apertura e chiusura e a una serata festiva e culturale. L'organizzazione è curata dall'Associazione ECPM.
Firmin Andy Kacou di Sant'Egidio

La sessione plenaria del 10 Aprile sarà presieduta da Annemarie Pieters, ed è intitolata: “Death penalty, poverty and prison conditions: from a World day to another” non è infatti possibile, soprattutto in Africa, non considerare la terribile condizione delle carceri, dove talvolta si muore anche per una sentenza di morte non pronunciata. 
https://www.santegidio.org

Alla tavola rotonda del pomeriggio dal titolo “Death penalty, a political tool?” parlerà Firmin Kacou Randos, co-organizzatore della campagna mondiale "Città per la vita, contro la pena di morte" della Comunità di Sant’Egidio di Abidjan.  
L'intervento di Firmin Andy Kacou Randos  http://nodeathpenalty.santegidio.org/

Le due giornate di Abidjan intendono sostenere il processo abolizionista nel grande continente africano. Sono oggi 10 i paesi mantenitori e che eseguono, molti sono abolizionisti di fatto, altri in questi anni sono passati all'abolizione de jure.  La Comunità di Sant'Egidio segue da molti anni questa evoluzione, anche grazie ai congressi mondiali per i ministri della giustizia tenutisi a Roma fin dal 2007 dal titolo "No Justice Without Life"che hanno aiutato a crescere la riflessione e la scelta verso leggi più umane.
 http://www.marcoimpagliazzo.it/tag

Annemarie Pieters la vice-presidente di WCADP al centro nella foto

Come ha detto Papa Francesco "la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale. È in sé stessa contraria al Vangelo perché viene deciso volontariamente di sopprimere una vita umana che è sempre sacra agli occhi del Creatore. E' perciò sempre necessario ribadire che, per quanto grave possa essere stato il reato commesso, la pena di morte è inammissibile perché attenta all'inviolabilità e dignità della persona". 

Il programma del Congresso Regionale di Abidjan è disponibile su http://www.worldcoalition.org

Il Rapporto di Harm Reduction International sulle condanne a morte

L'Harm Reduction International ha pubblicato il rapporto 2017 che monitora e analizza la situazione della pena di morte legata a violazioni delle leggi sulle droghe in tutto il mondo. 

Da quando è stato lanciato nel 2007, il rapporto di Harm Reduction International costituisce la principale fonte di informazioni globali per una riflessione sulla questione della pena di morte per reati di droga.

Tra le principali notizie nella panoramica globale 2017 il rapporto evidenzia che nel 2017 sono stati 280 i giustiziati per reati connessi alla droga, in diminuzione rispetto al 2015 (718).  Da considerare però che dalle statistiche è esclusa la Cina, per la quale non vi sono dati affidabili. 
Tra i paesi considerati l’Iran è stato di gran lunga il principale esecutore al mondo per i reati contro la droga, con almeno 1.176 esecuzioni effettuate da gennaio 2015. Ciò equivale a quasi il 90% di tutte le esecuzioni di droga conosciute durante quel periodo (1320). Occorrerebbe aggiungere anche le esecuzioni extragiudiziali di Duterte.
Almeno 33 paesi e territori prevedono la pena di morte per reati di droga. Altri nove paesi hanno ancora la pena di morte per reati di droga come sanzione obbligatoria, sebbene tre di questi (Brunei Darussalam, Laos e Myanmar) siano abolizionisti de facto. La Malesia ha rimosso la condanna obbligatoria per reati di droga a novembre 2017.

Il rapporto rivela sviluppi sia positivi che negativi. Da un lato, a livello nazionale, le esecuzioni per reati di droga sono in costante calo dal 2015 negli Stati che applicano frequentemente la pena capitale e importanti cambiamenti legali e politici si sono verificati in diversi paesi, tra cui Iran, Tailandia e Malesia. A livello internazionale, anche il sostegno politico per l’abolizione della pena di morte per reati di droga sta guadagnando un notevole slancio. 

La sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulle droghe del 2016 non è riuscita a raggiungere un consenso sulla pena di morte per i reati di droga, ma 73 paesi hanno espresso un forte sostegno per l’abolizione, dimostrando che la questione è saldamente al centro dell’attenzione della comunità globale.

D’altra parte, questi segnali di progresso sono messi in ombra dall’ondata di esecuzioni extragiudiziali di persone accusate di usare o vendere droga nelle Filippine. I preoccupanti segnali che l’Indonesia stia adottando un’analoga risposta violenta e il sostegno esplicito alla “guerra alla droga” del presidente Duterte espressa da altri paesi della regione e non solo, sollevano serie preoccupazioni sul fatto che stiamo assistendo a una nuova tendenza che potrebbe normalizzare l’uccisione di persone per fatti di droga e annullare anni di progressi costanti.

domenica 8 aprile 2018

Camerun. L'arcivescovo Mbarga porta la cultura della vita ai prigionieri

Fuori dalle porte della prigione di massima sicurezza del Kondengui, nella capitale del Camerun, Yaoundé, la gente comune la sera prima di Pasqua poteva essere trovata a bere e ballare nei bar. Ma all'interno della prigione, l'arcivescovo di Yaoundé, Jean Mbarga, era in visita presso i detenuti, alcuni dei quali erano ex funzionari governativi che ora stanno scontando la pena per corruzione.


"Anche dopo la morte, Gesù Cristo è in grado di tirarti fuori dalla tomba", ha detto l'arcivescovo ai detenuti, tra cui l'ex primo ministro Ephraim Inoni; ex-Segretario generale alla Presidenza, Jean-Marie Atangana Mebara; e l'ex  ministro delle risorse idriche e dell'energia, Basile Atangana Kouna.

"Dopo il carcere, ti farà uscire da questo posto", ha detto Mbarga. "Il Signore che l'ha fatto per te ieri e oggi lo farà sicuramente per te domani."

L'arcivescovo ha continuato a sottolineare la necessità per i funzionari pubblici di migliorare il bene comune.

"Le nostre città e città sono afflitte da un aumento del consumo di droga che uccide i nostri giovani e da una violenza di prossimità, che è segno di una nascente cultura della morte in Camerun", ha detto l'arcivescovo.

"La risurrezione di Cristo invita tutti noi - in particolare i giovani - a ricostruire la cultura della vita", ha detto Mbarga. Costruire una cultura della vita, ha spiegato, significa valorizzare il bene comune.

La visita dell'arcivescovo ha fatto eco alle visite del giovedì santo di Papa Francesco, che quest'anno è andato al carcere di Regina Coeli di Roma. Nel 2017, Francesco ha visitato la prigione di Paliano fuori dalla capitale italiana. Durante la visita al carcere di Regina Coeli, il Papa ha chiesto ai capi delle nazioni di mettersi servizio, se così fosse quante guerre si potrebbero risparmiare e ha ripetuto la sua opposizione alla pena di morte

L'arcivescovo ha poi osservato che, certo le persone che infrangono la legge devono essere prese giudicate e condannate per i loro crimini, ma ha detto, fare del carcere un'esperienza punitiva è una violazione dei diritti dei prigionieri.
Ha quindi invitato le istituzioni a migliorare le condizioni carcerarie, e ha parlato del sovraffollamento, diventato ormai normale nelle carceri del Camerun e ha aggiunto: "Hanno il diritto di essere trattati con dignità". Secondo le cifre del ministero della Giustizia del Camerun, la prigione di Kondengui, costruita per 750 reclusi, ora contiene più di 4.000 persone.

Amnesty International nel 2011 ha pubblicato un rapporto in cui affermava che a Kondengui, le condizioni a Kondengui erano inaccettabili, "con i detenuti che soffrivano di sovraffollamento, scarsa igiene e cibo inadeguato".  In tutto il paese, ci sono già oltre 30.000 persone detenute nelle 78 prigioni del paese, originariamente costruite per ospitare 17.000 detenuti, secondo il ministro della Giustizia del paese, Laurent Esso.

La maggior parte dei detenuti non sono nemmeno stati condannati e sono ancora in attesa di processo, secondo la Commissione dei diritti umani e delle libertà del Camerun.  

"Trovi tanti giovani uomini che languiscono in prigione - giovani uomini e donne che dovrebbero aiutare a far crescere l'economia. E sono torturati. Una prigione dovrebbe essere un luogo per la riforma e non un luogo di tortura ", ha detto a Crux Chemuta Divine Banda, presidente della commissione.


Tuttavia, per l'arcivescovo, una vera conversione dell'individuo aiuterà i detenuti a trovare una pace interiore e "quando usciranno, saranno persone migliori nella società".  Sullo sfondo dei crescenti attacchi, in particolare nelle regioni di lingua inglese del Camerun, Mbarga ha motivato la pace in Camerun. Tale pace, egli disse, giungerà attraverso il rispetto delle istituzioni statali, ma soprattutto, attraverso l'adesione al Signore Gesù Cristo risorto.

"La pace di Cristo risorto è più del silenzio delle armi", ha detto l'arcivescovo.

domenica 1 aprile 2018

Papa Francesco: la pena di morte non è né umana né cristiana

Commozione e speranza rinascono nel giovedì santo dal carcere di Regina Coeli, dove nel pomeriggio di Giovedì Santo, 29 marzo, il Papa ha celebrato la messa in Cena domini lavando i piedi a dodici detenuti di differenti nazionalità e fede religiosa: tra loro, otto cattolici, due musulmani, un ortodosso e un buddista.  

Durante il rito liturgico presieduto nella rotonda del penitenziario il Papa Francesco ha pronunciato un’omelia a braccio, ricordando che «chi comanda deve servire» e «se tanti re, imperatori, capi di Stato avessero capito questo insegnamento di Gesù e invece di comandare, di essere crudeli, di uccidere la gente avessero fatto questo — ha esclamato — quante guerre non sarebbero state fatte!». 
L’opera in bronzo dello scultore Fiorenzo Bacci
raffigura Gesù chinato tra le spine per salvare
la pecorella smarrita 
Il Papa ha ribadito che «Gesù viene a servirci. Gesù rischia su ognuno di noi. Sappiate questo: Gesù si chiama Gesù, non si chiama Ponzio Pilato. Gesù non sa lavarsi le mani: soltanto sa rischiare! Guardate questa immagine tanto bella - ha detto riferendosi alla scultura in bronzo che ha voluto regalare ai detenuti - qui Gesù chinato tra le spine, rischiando di ferirsi per prendere la pecorella smarrita". E, ha aggiunto, «il segnale che Gesù ci serve oggi qui, al carcere di Regina Coeli, è che ha voluto scegliere dodici di voi, come i dodici apostoli, per lavare i piedi». Il Signore, ha proseguito, «rischia su ognuno di noi. 


Al termine della messa, incontrando i detenuti, gli agenti, il personale e i volontari che lavorano nel carcere, Francesco ha invitato a «rinnovare sempre lo sguardo» e a non perdere la speranza. «Non si può concepire una casa circondariale come questa — ha detto — senza speranza. Qui, gli ospiti sono per imparare o fare crescere il “seminare speranza”: non c’è alcuna pena giusta senza che sia aperta alla speranza». Per questo, ha incalzato, «non è né umana né cristiana la pena di morte. Ogni pena deve essere aperta alla speranza, al reinserimento».

L’opera, in bronzo, dello scultore Fiorenzo Bacci, di Porcia (Pordenone), realizzata in occasione del suo 50.mo di matrimonio, era stata donata al Santo Padre all’Udienza Generale del 12 novembre 2016 (nella foto). Papa Francesco ne ha fatto dono al carcere di Regina Coeli 



sabato 24 marzo 2018

Zimbabwe: un passo avanti verso l’abolizione della pena di morte


La liberazione dei condannati
La Comunità di Sant'Egidio si felicita con il Presidente Emmerson Mnangagwa che il 21 marzo 2018 scorso ha commutato in ergastolo la pena per i detenuti che sono nel braccio della morte da oltre 10 anni.

Parlando ai delegati presenti al 9° Incontro Internazionale dei Ministri della Giustizia organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio il 22 febbraio  2016 ''Un mondo senza pena di morte'', l’allora Vice Presidente e ministro della giustizia Mnangagwa aveva parlato dei passi significativi compiuti dal suo paese verso l'eliminazione della pena di morte. La nuova carta costituzionale approvata nel marzo 2013 prevede infatti l'esclusione dalla condanna a morte per le donne e per gli under21.  

Sempre in quell’occasione aveva ricordato di essere personalmente sopravvissuto alla pena di morte durante il regime Rhodesiano e, pertanto, di conoscere bene "le tribolazioni patite dai prigionieri del braccio della morte".

A questo Incontro Internazionale del febbraio 2016 sono poi seguiti due importanti eventi. Il 3 novembre 2016 lo Zimbabwe ha graziato 10 prigionieri del braccio della morte che avevano chiesto la grazia presidenziale. Sempre nel 2016, significativamente, lo Zimbabwe, il 19 dicembre, per la prima volta, si è astenuto sulla Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Negli anni precedenti aveva sempre votato contro.

sabato 10 marzo 2018

Bielorussia: un'altra esecuzione, la madre lo apprende dopo mesi

Kirill Kozatchok è stato ucciso lo scorso ottobre, ma nessuno lo aveva comunicato, nemmeno ai familiari.  
L'associazione Viasna che in quel paese si adopera per la difesa dei diritti dell'uomo, lo ha appreso soltanto mercoledì scorso dalla madre del condannato. 

A gennaio Amnesty International aveva lanciato un appello per l'abolizione della pena capitale, citando proprio il caso di Kirill Kozatchok.  L'uomo stato condannato nel 2016 per aver ucciso i suoi figli in stato di ebrezza, dopo aveva tentato di togliersi la vita, ma era sopravvissuto. Aveva rifiutato di fare appello. 

La Bielorussia, ultimo paese europeo che applica la pena di morte.


Secondo le stime di Viasna ci sono attualmente cinque condannati a morte di età tra i 24 e i 44, aspettano nel braccio della morte una esecuzione che resta segreta, a volte, come nel caso di Kirill, i familiari ne vengono informati soltanto dopo mesi. 

venerdì 2 marzo 2018

I Vescovi filippini: occorre vigilare e custodire la democrazia


Dall'Agenzia FIdes del 1 marzo 2018

I cittadini filippini dovrebbero “celebrare, vigilare e custodire il dono della democrazia", conquistata dopo aver rovesciato il dittatore Ferdinand Marcos il 25 febbraio 1986: lo affermano Vescovi delle Filippine ricordando il 32° anniversario della Rivoluzione popolare che portò alla destituzione del generale.
In un messaggio diramato per l'occasione il Vescovo del Caloocan Pablo Virgilio David, vice presidente della Conferenza Episcopale delle Filippine, ha rimarcato che "uno dei doni che abbiamo ricevuto come nazione è la libertà e la democrazia. E tendiamo a dare per scontato", invitando la cittadinanza a vigilare su una "dittatura strisciante nelle Filippine" e a "proteggere la nostra democrazia e le nostre libertà civili". 
A conclusione della recente assemblea plenaria, l'episcopato filippino aveva già espresso i suoi timori di fronte ai tentativi di cambiare la Carta costituzionale, mentre il presidente Duterte aveva detto che “ci vorrebbe un dittatore per cambiare il paese”. Duterte nei giorni scorsi ha corretto il tiro, dichiarando di essere “vecchio e stanco” e di voler raggiungere il prima possibile l’obiettivo della riforma federalista del paese, così da concludere anticipatamente il proprio mandato. Il presidente filippino ha istituito una commissione di 19 costituzionalisti guidati da un ex giudice della Corte suprema, che hanno presentato una proposta di riforma costituzionale sul modello americano.
I Vescovi nella recente “Marcia per la vita”, il 24 febbraio a Manila, hanno nuovamente riproposto l'attenzione sulla sanguinosa crociata anti-droga lanciata da Duterte, e su altri provvedimenti come la pena di morte e l’abuso dei diritti umani nella società. In quell'occasione, l'Arcivescovo di Manila Luis Antonio Tagle ha presieduto una messa esortando a “trattare le persone come doni, non come merci” e osservando che, come ha detto Papa Giovanni XXIII nella Pacem in Terris, "la pace può venire solo da giustizia, verità, amore e rispetto”. Il Cardinale Tagle ha anche sottolineato la necessità di una campagna di "nonviolenza attiva" come antidoto alla cultura della violenza che dilaga nel paese.

martedì 27 febbraio 2018

In Texas si riduce il sostegno dei cattolici alla pena di morte

Il vescovo Michael Olson di Fort Worth crede che i vescovi cattolici in Texas stiano lentamente riducendo il sostegno alla pena di morte. Il Texas è stato che più usa la pena capitale negli Stati Uniti.

Le sue osservazioni sono arrivate in un'intervista con Crux pochi giorni dopo che il governatore Greg Abbott ha concesso la grazia a Thomas Whitaker meno di un'ora prima della sua esecuzione, una decisione che  i vescovi cattolici dello stato hanno elogiato.  Whitaker non sarà ucciso, ma resterà in prigione senza la possibilità di libertà condizionale. Suo padre stesso ha chiesto che venisse salvata la sua vita, ribellandosi alla sentenza di morte perché suo figlio, malgrado sia il colpevole, è l'unico familiare che gli rimane in vita. In questo modo ha guidato il Texas Board of Pardons e Paroles del Texas a fare una raccomandazione unanime al governatore, che ha poi accolto la richiesta.

Il governatore Abbott, che è cattolico, è un convinto difensore della pena capitale - una posizione peraltro della stragrande maggioranza dei texani. Un recente sondaggio congiunto dell'Università del Texas e del Texas Tribune rileva che solo il 21% si oppone alla pratica. 

Nonostante ciò il Vescovo Oslon ritiene che la clemenza concessa dal Governatore Abbott sia un segnale incoraggiante che i cattolici stanno iniziando a considerare diversamente la pena di morte, c'è però molto lavoro da fare per promuovere una maggiore consapevolezza sulla sua inefficacia per ridurre il crimine e sulla sua ammissibilità, sia dal punto di vista religioso, che giuridico. D'altra parte ha poi aggiunto "La grande sfida che affrontiamo come Chiesa e come vescovi è che i cattolici tendono uniformarsi al pensiero laico anche su altri temi che riguardano il bene comune, come l'immigrazione". 

lunedì 26 febbraio 2018

Benin: commutate le ultime condanne a morte in ergastolo

Salutiamo con soddisfazione la decisione del presidente della Repubblica del Benin, Patrice Talon, che il 15 febbraio 2018 per decreto ha commutato le ultime condanne a morte in ergastolo.

E’ l’ultimo passo di un percorso che sta conducendo il Benin all’abrogazione totale della pena di morte dagli ordinamenti del paese. Il 5 luglio 2012 con il deposito dello strumento di adesione, il Benin è divenuto parte del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, relativo all’abolizione della pena di morte. Anche se la pena di morte rimane parte della legislazione interna fino a quando il Parlamento non rimuoverà le disposizioni di legge in materia, la ratifica senza riserve del Secondo Protocollo, in vigore a tutti gli effetti dal 5 ottobre 2012, fa del Benin un Paese totalmente abolizionista. Infatti, in base all’articolo 1, commi 1 e 2, del Secondo Protocollo, “Nessuno all’interno della giurisdizione di uno Stato parte del presente Protocollo sarà giustiziato” e “Ogni Stato parte adotta tutte le misure necessarie per abolire la pena di morte nella sua giurisdizione”.

Il 21 gennaio 2016, la Corte costituzionale del Benin ha disposto che l’entrata in vigore del Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici, che sancisce l’abolizione della pena di morte, e la sua ratifica da parte dello stato, “rendono ora inefficace ogni disposizione di legge [comprese quelle del codice penale] che prevede la pena di morte come sanzione” (Sentenza della Corte costituzionale del Benin: atto DCC 16-020). La Corte costituzionale ha ritenuto che “nessuna disposizione di legge contenuta nell’ordinamento giuridico interno possa più contenere menzione della pena capitale; che, allo stesso modo, nessun procedimento penale intrapreso da qualsiasi giurisdizione possa avere come base legale una disposizione che preveda la pena di morte quale sanzione per il reato commesso, così che adesso nessuno può più essere condannato a morte in Benin”. Questa sentenza ha di fatto abolito la pena di morte per tutti i reati in tutto il territorio nazionale.

venerdì 23 febbraio 2018

Texas: la famiglia della vittima chiede pietà per il condannato

Florida, Alabama e Texas, 22 febbraio 2018: in un solo giorno l'America aveva programmato la data di morte per tre condannati. Cosa ne è stato di quelle tre vite appese a un filo?

Lo stato della Florida ha portato a compimento l'esecuzione letale di Branch, nella prigione statale della Florida a Raiford. Eric Branch è morto per iniezione letale, dopo quasi 25 anni trascorsi nel braccio della morte. 

Lo stato dell'Alabama ha concesso una sospensione a Doyle Hamm, 61 anni, malato terminale, un uomo troppo malato e dalle vene troppo indebolite perfino per potergli praticare l'iniezione letale.

Kent e Thoma Whitacher
Il governatore del Texas Greg Abbott invece ha commutato in pena a vita la condanna a morte di Thomas Whitacker, per sempre. Abbott ha ha accolto la raccomandazione rara e unanime del Texas Board of Pardons and Parole di concedere la grazia Thomas.  E' una storia terribile e umana, che parla di un padre che ha perdonato il figlio che gli ha portato via con mano violenta la moglie e il fratello e ha chiesto per lui la grazia.
Aveva promesso di perdonare chiunque avesse ucciso la maggior parte della sua famiglia. Poi ha saputo che era suo figlio.
La famiglia Whitacker
La rabbia e la fede si sono combattute nell'animo di Kent Whitaker, padre di Thomas, anche lui colpito da un proiettile a sei centimetri dal suo cuore. Era il dicembre 2003. Era stato un marito e padre di due ragazzi in età universitaria, ora era vedovo, e il suo figlio più piccolo era stato assassinato. 
Ma i versetti della Bibbia hanno liberato  dalla rabbia i pensieri di Whitaker: "E sappiamo che in tutte le cose Dio lavora per il bene di coloro che lo amano", ha ricordato. Così Whitaker ha deciso di perdonare chi gli aveva portato via parte della sua famiglia. 
Il perdono del padre di Thomas Whitaker è stato il fondamento della richiesta, inoltrata al Texas Board of Pardon and Parole, perché, così ha dichiarato, la sentenza di morte contro suo figlio è stata viziata: nessuno dei familiari - né lui né la famiglia di sua moglie - avevano chiesto né volevano la sua esecuzione.
"Il Texas” ha affermato il Padre di Thomas, “dice di essere uno stato che rispetta diritti delle vittime. È qualcosa di cui siamo orgogliosi" e ha aggiunto: "per questo ho chiesto che venga riconosciuto il diritto delle vittime che chiedono pietà e non cercano vendetta".
Kent Whitacker non ha abbandonato suo figlio nemmeno quando la Polizia lo ha avvisato che egli era il principale indiziato, colpevole della tragedia che aveva spezzato la sua famiglia. Kent rispondeva: "Ho intenzione di restare accanto a mio figlio, anche se è il responsabile."
Nel settembre 2005, Bart fu arrestato. Kent Whitaker andò subito a visitarlo.
Fin dall'inizio i pubblici ministeri hanno rifiutato di escludere la pena di morte anche dopo che Kent Whitaker e altri membri della famiglia, compresi i parenti della moglie deceduta, li hanno esortati a non farlo.  Il procuratore distrettuale chiese:" Allora. Signor Whitaker, mi sta chiedendo di non perseguire con la pena di morte?" Kent Whitacker si alzò dalla sedia, si inginocchiò e disse:"la sto implorando di non condannare a morte mio figlio".

giovedì 22 febbraio 2018

Che la richiesta di clemenza possa trovare ascolto in Texas

Il Texas Board of Pardons and Parole del Texas ha richiesto la clemenza per Thomas B.Whitaker, condannato a morte per un omicidio avvenuto nel 2003. La richiesta verrà esaminata nelle prossime ore dal governatore del Texas Greg Abbott, che ha l'ultima parola per approvarla e per trasformare la condanna a morte di Thomas in pena a vita. 






Colpisce che dal 2007 il Texas Board of Pardons and Parole non presentava una richiesta di questo tipo. Apprezziamo il gesto con la speranza che possa ripetersi sempre. 
Ma certo quella di oggi è una giornata particolare, non può passare inosservata. In un giorno solo, in questo 22 febbraio, sono previste tre esecuzioni, una in Texas, una in Florida Eric Branch, la terza in Alabama dove Doyle Hamm malato terminale di cancro attende anche lui l'iniezione letale. 

Giornata di preghiera e di speranza per tante associazioni abolizioniste, vicine al dolore di questi tre uomini, a quello dei loro familiari, che chiedono di fermare una, due, tre, tante esecuzioni che non riportano indietro chi non c'è più, ma aggiungono solo dolore a violenza a non finire.
Ci uniamo nella preghiera con chi lotta e crede che ogni uomo può cambiare. 

Continuiamo a mandare appelli http://nodeathpenalty.santegidio.org/



lunedì 19 febbraio 2018

Inviamo appelli per chiedere la salvezza di Thomas e di Eric

Eric Branch, Florida death row 
Eric in Florida e Thomas in Texas, entrambi hanno la data di esecuzione il 22 febbraio, solo tre giorni ancora. 
Thomas Whitacker, Texas death row
Per evitare la morte di Whitaker e Branch si è mobilitata la Chiesa statunitense - in prima linea nella battaglia in difesa della vita di ogni persona - tramite  appelli che sono stati lanciati da Catholic Mobilizing, sostenuta in Italia dalla Comunità di Sant’Egidio. 
http://www.vaticannews.va/
Sono migliaia gli appelli rivolti ai due Governatori per chiedere di verificare ancora le loro situazioni processuali e di ripensare a un gesto di clemenza.  

Aiutaci ad inviare appelli attraverso questo link http://nodeathpenalty.santegidio.org/ 
contatta sui social i tuoi familiari, i tuoi amici e conoscenti!
Tanti Amici di penna si stanno impegnando per dire a tanti che la pena di morte va abolita, che ogni uomo e ogni donna può e deve avere una speranza. Lo dice Papa Francesco che non c'è pena valida senza speranza. 

Il Gambia annuncia la moratoria della pena di morte!


Il Presidente Adama Barrow annuncia il primo passo verso abolizione della pena di morte in Gambia: la moratoria. 


"Per cancellare la paura e garantire lo stato di diritto"  lo aveva detto già nel 2017 il Presidente del Gambia Adama Barrow,  firmando all'Onu il trattato sull'abolizione della pena capitale.


Il presidente del Gambia, Adama Barrow, ha annunciato una moratoria sulla pena di morte nel Paese durante un discorso per il 53esimo anniversario dell’indipendenza del Paese. Cinque anni fa l'esecuzione di nove detenuti, da parte del precedente regime, aveva provocato proteste internazionali.

Ecco ancora le parole del Presidente:  "Abbiamo vinto la dittatura, ma mantenere la pace per rafforzare la nostra democrazia resta per noi la sfida più grande!" 
Con sant'Egidio ringraziamo il Presidente per questa scelta, siamo certi che la moratoria della pena capitale aiuterà questo processo.

Il Gambia, piccolo Paese anglofono geograficamente contenuto su tre lati dal Senegal, è stato gestito con mano di ferro per 22 anni da Jammeh, ex militare. Oggi volta pagina a partire dal diritto alla vita.

venerdì 19 gennaio 2018

L'esecuzione di Anthony ha avuto luogo, continua per noi la lotta per l'abolizione



L'esecuzione di Anthony ha avuto luogo a tre mese dallo stop così come previsto. Non c'è stata la clemenza richiesta.

Anthony Shore aveva 55 anni.
Per lui avevamo contribuito a una sospensione con migliaia di appelli, insieme ad altre organizzazioni che lavorano per la abolizione della pena capitale.

La morte di un uomo fa sempre riflettere, specie se è data da altri uomini. Non bisognava uccidere. 
Non bisognava uccidere Anthony.

In Texas si muore ancora più che in altri stati, ci chiediamo allora: forse Anthony era peggiore di altri?

Mentre preghiamo per le vittime e per i familiari,  affidiamo al Signore Anthony e continuiamo a spendere la nostra vita per l'abolizione della pena capitale.