giovedì 16 novembre 2017

Grande Concerto il 30 novembre al Colosseo

Grande Concerto il 30 novembre al Colosseo con Max Giusti e tanti amici dello spettacolo e dello sport per restituire umanità alla città di Roma. Il 30 novembre non vogliamo stare a casa, ma sulla piazza del Colosseo, dove ricordiamo l'anniversario della prima abolizione della pena di morte nel 1786. 
Da Roma, dal Colosseo, con la musica vogliamo raggiungere il mondo intero e sognare una giustizia che non toglie la vita e riconosce un futuro a tutti. 
Ci vediamo al Colosseo alle 18.30! 
E non dimentichiamo di Twittare #PenaDiMorteMai

Partecipa anche tu perché non c'è giustizia senza vita. 
Visita la mappa delle città http://nodeathpenalty.santegidio.org/


 dalle ore 18:30 alle ore 20:30



giovedì 2 novembre 2017

Andrea Riccardi sulla pena di morte: orrore e ingiustizia


In un editoriale di Famiglia Cristiana Andrea Riccardi parla di pena di morte partendo dal dramma di Ahmadreza Djalali, ricercatore e medico condannato a morte in Iran.

Con tutto il suo orrore e la sua insita ingiustizia, la pena di morte non può mai avere giustificazioni, né politiche, né giuridiche, né religiose. Su questo anche l'insegnamento tradizionale della Chiesa sta cambiando. 

Ahmadreza Djalali, ricercatore e medico iraniano di 45 anni, esperto in medicina d'emergenza, è stato condannato a morte nel suo Paese con l'accusa di spionaggio. Il processo, cui è seguita la condanna, è avvenuto senza garanzie, mentre l'imputato ha conosciuto terribili condizioni di carcerazione. Molti, in Europa, tra cui tanti che l'hanno stimato nell'università italiana, si sono mobilitati per lui. Una così corale testimonianza in favore di Djalali (sono state raccolte 220 mila firme) dovrebbe indurre al ripensamento le autorità iraniane. Lo auspichiamo.

Anche in questo caso, si misurano l'orrore e l'ingiustizia della pena di morte, quando lo Stato si arroga il diritto di decidere sulla vita di un uomo. Purtroppo, la condanna capitale è ammessa in grandi Paesi, come gli Stati Uniti e la Cina, ma anche in molti Paesi musulmani, tra cui Iran, Arabia Saudita e Indonesia, dove è giustificata con la legge islamica. Tuttavia il caso di Ahmadreza Djalali impone nuovamente una riflessione. Davanti alla vita di un uomo, al dramma della sua famiglia, al dolore dei figli, la pena di morte non ha mai giustificazione: né politica, né giuridica, né tantomeno religiosa. In questo senso, la nostra generazione ha capito in profondità qualcosa che le precedenti avevano purtroppo sottovalutato.

Recentemente papa Francesco ha dato voce a questa coscienza: «È in sé stessa contraria al Vangelo». Parole limpide: chiariscono finalmente le ambiguità del Catechismo della Chiesa cattolica che, per l'esigenza di continuità con l'insegnamento tradizionale, aveva mantenuto la possibilità della pena di morte, pur circondandola di cautele e distinguo. Si legge nel Catechismo: «L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude (...) il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile», anche se ormai «i casi in cui si rende necessaria la soppressione del reo sono molto rari se non addirittura praticamente inesistenti». Affermazioni, queste, che non convincevano alla luce del Vangelo.

Francesco ha riconosciuto che la pena di morte è stata accettata passivamente dai cristiani. «Qui», ha detto, «non siamo in presenza di contraddizione alcuna con l'insegnamento del passato, perché la difesa della dignità della vita umana dal primo istante del concepimento fino alla morte naturale ha sempre trovato nell'insegnamento della Chiesa la sua voce coerente e autorevole». Il cambiamento è una comprensione più profonda del messaggio cristiano. Papa Giovanni XXIII affermò: «Non è il Vangelo che cambia, siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio».

venerdì 27 ottobre 2017

Storica decisione: il Guatemala verso l'abolizione della pena di morte

Non possiamo che felicitarci per la storica decisione presa dalla più alta Corte del Guatemala che sta portando il paese all'abolizione della pena di morte. 

La notizia è di ieri 26 ottobre 2017. La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l'applicazione della pena di morte per tutti i reati per cui è contemplata dall'articolo 18 della Costituzione.  Naturalmente l'articolo 18 della Costituzione  rimane ancora in vigore, solo il Congresso potrà abolirlo ed è questo il nostro auspicio.

Ma la decisione della Corte Costituzionale, che avrà effetto una volta pubblicata nel bollettino ufficiale del governo, è molto importante e definitiva e rappresenta un passo avanti verso l'abolizione "de iure" e comunque un riempimento dell'incertezza legislativa che prima contraddistingueva la materia. E' da notare infatti che la presente risoluzione della Corte Costituzionale giunge a colmare un vuoto legislativo che si era creato nel 2004 quando l'ex presidente Portillo aveva esteso la sua prerogativa di concedere l'indulto (decreto 159) anche ai condannati a morte, per cui da quel punto in poi l'applicazione della pena capitale era stata "di fatto" sospesa. Ciò comunque bastava per annoverare il paese già da allora tra gli abolizionisti di fatto.

Finora la legge guatemalteca lasciava la pena capitale  nei  casi di omicidi di persone di età inferiore ai 12 anni o più di 60 anni, sequestri in cui la vittima fosse gravemente ferita o il caso di morte, nei casi di assassinio del presidente, o in alcuni reati legati al traffico di droga. Ora non vi sono più delitti per cui è applicabile la pena di morte. 

"Non possiamo permetterci di essere uno degli ultimi paesi che applicano tale sanzione", ha dichiarato Jose Alejandro Valverth Flores, uno degli avvocati che ha presentato la petizione alla Corte Costituzionale per dichiarare incostituzionale gli articoli pertinenti del codice penale e una legge che disciplina i reati di droga.
"Crediamo  sia necessario per il rispetto dei diritti umani in Guatemala", ha poi aggiunto. La nazione centroamericana non ha applicato una pena di morte per alcuni anni, in linea con un accordo regionale sui diritti umani.

La pena di morte rimane sui libri almeno nominalmente per il sistema giudiziario militare di Guatemala.

Nelle Americhe la pena di morte, insieme agli Stati Uniti, rimane ancora in Puerto Rico, Cuba, Guyana e Giamaica.









Graziati 1600 prigionieri in Turkmenistan per la festa dell'indipendenza


ACHKHABAD (Turkménistan), 26 ottobre 2017 (AFP) Il presidente del Turkmenistan ha graziato più di 1600 prigionieri in occasione della celebrazione della indipendenza di questa  ex-repubblica sovietica dell'Asia centrale. 
Lo hanno annunciato i media locali, in particolare secondo  il quotidiano di governo Turkménistan Neutale, il presidente  Gourbangouly Berdymoukhamedov avrebbe graziato 1636  "per rafforzare l'unità e la coesione della società turkmena et delle famiglie ".

La misura riguarda anche molti detenuti stranieri., ma il loro numero non è noto. 

Simili amnistie sono state annunciate a più riprese anche nel passato in questo paese,  spesso il occasione di feste nazionali importanti.  Il provvedimento non ha riguardato i detenuti per delitti legati al traffico di droghe, per omicidio o tradimento. 

Nel 2010 Gourbangouly Berdymoukhamedov, che ha 60 anni, aveva amnistiato 3.999 prigionieri, la grande grazia collettiva accordata dal suo arrivo al potere nel 2006.  

lunedì 23 ottobre 2017

Da Avvenire: "NON UCCIDERE", STOP

Il Nuovo Testamento è autentico, veritiero e storico

di Pier Giorgio Liverani
domenica 22 ottobre 2017

Non è facile individuare il perché di chi, ateo o agnostico, tenta di... squalificare Gesù. Un americano, che La Repubblica definisce «biblista», un certo Bart Ehrman, già cristiano tra gli «evangelisti» e ora ateo, ha scritto in un libro che Gesù era «uno dei tanti profeti apocalittici [?] esistenti in Palestina a quei tempi... e divinizzato in seguito ad opera dei suoi fedeli, Paolo in primis». Sarebbero stati «i primi cristiani a ricordare, manipolare e inventare le storie su Gesù». Questo perché – e qui interviene La Repubblica (giovedì 18) – «parole e azioni di Gesù sono circolate per molto tempo in modo orale dopo la sua morte», cosicché «il tempo e il passaggio da bocca a bocca può averle modificate».

Tesi vecchia fra le tante altre simili, perfino ingenua se si crede di poter demolire addirittura Dio. Il loro odore di stantio stimola un triste sorriso compassionevole. Sembra che non conoscano, per esempio, il meticoloso stile di Luca, il quale apre il suo Vangelo dichiarando di aver fatto «ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, per scrivere un resoconto ordinato». Lo stesso può dirsi per gli Atti, mentre non pare che Ehrman abbia valutato la parziale coesistenza di Paolo giovane con Gesù uomo maturo, l'esattezza dei fatti storici confrontata con tutte le fonti esistenti e infine la capacità del popolo ebraico di trasmettere a voce testi difficilmente divulgabili con la scrittura.

Ne dà prova l'ebraico Seder (ordine) pasquale e la sua haggadah (narrazione orale in famiglia) di quando «il Signore nostro Dio, con mano forte e braccio disteso, ci fece uscire di là» (dall'Egitto); e la letteratura pagana di quegli stessi popoli. Quaranta o cinquant'anni tra l'Ascensione di Cristo e il primo scritto di Marco o i cento del Vangelo di Giovanni trascorsi in parte con la Madre di Gesù non sono poi tanti in quel clima in cui ogni conoscenza, tradizione, fede religiosa si tramandava a voce da padre a figlio (come anche oggi e non solo a Pasqua si fa tra molti cattolici nelle loro case). 

"NON UCCIDERE", STOP
«Non uccidere»: due parole secche, «senza se e senza ma», per il 5° comandamento, fonte delle leggi di due terzi dei Paesi del mondo che hanno abolita la pena di morte, mentre gli altri sono tra i più problematici del mondo (Cina, Arabia Saudita, Iran, Pakistan, Bangladesh e anche Usa). La nostra Costituzione repubblica non prevede la pena di morte e così l'Europa Unita. 

Anche il Catechismo cattolico ora la condannerà senza eccezioni (merito di Francesco). Invece la settimana scorsa i quotidiani erano quasi tutti indignati per l'accusa di «uccisione volontaria» all'avvocato che, a Latina, ha ucciso un ladro in casa disarmato e in fuga. Il comandamento non prevede casi estremi, difese dal ladro disarmato in casa. Nessuno si è chiesto «se» valga più una refurtiva o la vita di un ladro (che ne ha tanto diritto quanto noi) o il «ma» che lui rubava.

giovedì 19 ottobre 2017

Una buona notizia dal Texas: l'esecuzione di Anthony è stata rinviata


La notizia è che a poche ore dall'iniezione letale un giudice ha chiesto di fermare l'esecuzione di Anthony, grazie a un procuratore che crede siano necessarie ulteriori indagini sul caso. 

Ora l'esecuzione è fissata per il prossimo 18 gennaio, tre mesi di tempo per sperare ancora e per vivere ancora. 


Ringraziamo tutti quelli che si sono uniti al nostro Appello Urgente per la salvezza di Anthony.

A chi ci chiede:  E se Anthony fosse veramente stato così crudele? Rispondiamo che forse Anthony in tutti questi anni è diventato un altro uomo, che non è più quel ragazzo di allora. Rispondiamo che sentiamo di dover obbedire al comandamento Non Uccidere.

Ora Hans potrà scrivergli un'altra lettera, l'amicizia continua, mentre continuiamo a mandare appelli e a pregare perché la clemenza vinca sulla pena senza appello.

martedì 17 ottobre 2017

Catechismo della Chiesa Cattolica. Il progresso della dottrina

16 ottobre 2017
Mauro Cozzoli

Non si rende un buon servizio a un dogma, a un asserto del magistero, cristallizzandolo e come sacralizzandolo nella forma e nel tempo in cui è stato elaborato e promulgato. Il Papa dà un risvolto concreto a questo pensiero, volgendolo a un tema particolare della Tradizione e del Catechismo: la pena di morte


“‘Custodire’ e ‘proseguire’ è quanto compete alla Chiesa per sua stessa natura, perché la verità impressa nell’annuncio del Vangelo da parte di Gesù possa raggiungere la sua pienezza fino alla fine dei secoli”. In queste parole è il centro focale del notevole discorso pronunciato da Papa Francesco nel venticinquennale di promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Per ribadire che il Catechismo è l’espressione viva oggi di un depositum fidei, di una traditio ecclesiae che cresce e matura nel tempo.

“La Tradizione è una realtà viva e solo una visione parziale può pensare al ‘deposito della fede’ come qualcosa di statico”, scrive il Papa. E cita il Concilio Vaticano II: “Questa Tradizione progredisce, cresce, tende incessantemente alla verità finché non giungano a compimento le parole di Dio”.