sabato 16 giugno 2018

Speranza in Bielorussia: la Corte Suprema sospende due condanne a morte!

Due uomini erano a rischio esecuzione in Bielorussia: Ihar Hershankou e Siamion Berazhnoy,le cui condanne a morte erano state confermate dalla Corte suprema il 20 dicembre 2017. 

Ai due condannati restava solo la clemenza del Presidente Aleksandr Lukašenko, ma le aspettative non erano positive visto che dal 1994 solo in un caso il Presidente aveva concesso un provvedimento di clemenza.

Hershankou e Berazhnoy erano stati condannati a morte dal Tribunale regionale di Mahiliou, il 21 luglio 2017, colpevoli di aver ucciso sei persone tra il 2009 e il 2015 al fine di appropriarsi delle loro proprietà.

Ricordiamo che la diplomazia francese era intervenuta lo scorso anno con un comunicato pubblicato sul sito web del ministero degli Esteri francese invitando la Bielorussia ad introdurre una moratoria contro la pena di morte. "Chiediamo alle autorità bielorusse di imporre una moratoria sulla pena di morte come passo verso la sua abolizione", — queste le parole del comunicato.

La Bielorussia è l'unico paese europeo che ancora mantiene e applica la pena capitale, è successa una cosa senza precedenti: la Corte Suprema ha sospeso e deciso di riesaminare le condanne a morte di Ihar Hershankou e Siamion Berazhnoy.

Dal 1994 la Corte Suprema aveva confermato tutte le condanne a morte (il numero esatto non è noto, ma si presume sia nell’ordine delle centinaia) e in un solo caso il presidente Alyaksandr Lukashenka aveva concesso la grazia.  In Bielorussia, le informazioni sull’uso della pena di morte sono ritenute segreto di stato, pertanto, non è possibile conoscere il numero effettivo delle esecuzioni.

Secondo il ministero della Giustizia, dal 1994 al 2014 sono stati messi a morte 245 prigionieri. Le organizzazioni per i diritti umani stimano che dal 1991, anno dell’indipendenza, i prigionieri messi a morte siano stati circa 400. Lo scorso anno si è registrata una esecuzione.





venerdì 1 giugno 2018

Soddisfazione di Sant'Egidio per l'abolizione in Burkina Faso

Ieri, 31 maggio, il Parlamento del Burkina Faso ha votato a larga maggioranza (83 su 125 deputati) l’abolizione della pena capitale dal Codice di diritto penale. Il provvedimento deve ora essere promulgato per arrivare alla piena abolizione con legge costituzionale. 





Grande soddisfazione da parte della Comunità di Sant’Egidio che considera questa iniziativa una vittoria di umanità che fa crescere in Africa democrazia e diritti umani: «Di fronte alla violenza, alle guerre e al terrorismo, che ancora affliggono non poche parti dell’Africa, si tratta di una vittoria di umanità che si affianca all’urgente e necessario lavoro per la pace e lo sviluppo». 

Sant'Egidio ha sostenuto con forza, con diverse iniziative, il cammino di questo Paese dell’Africa Occidentale verso l’importante traguardo.  Da diversi anni il Burkina Faso viene considerato un paese abolizionista di fatto non ci sono state infatti esecuzioni anche se sono state ancora comminate alcune condanne a morte.




sabato 5 maggio 2018

Ucciso Robert con iniezione letale, la nostra battaglia continua

Robert Earl Butts Jr. è stato messo a morte per iniezione letale venerdì 4 maggio 2018

Era stato arrestato all'età di 18 anni e ora ne aveva 41. 

Salutiamo Robert con affetto e dolore. Con la Comunità di Sant’Egidio e tanti, tanti altri abbiamo pregato, inviato appelli e supplicato clemenza per lui. Un saluto e un abbraccio da tutti noi ai suoi familiari. Un saluto particolare a Jay, suo compagno e amico nel braccio della morte. 

Lo salutano le sue amiche “di penna” che ne hanno apprezzato la sensibilità e hanno conosciuto la sua sofferenza. Robert sapeva essere amico e non parlava male di nessuno.

La battaglia per l’abolizione continua in Georgia, negli Stati Uniti e in tutti i paesi del mondo.

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/esecuzione/Georgia

venerdì 4 maggio 2018

Solo poche ore per chiedere al Governatore della Georgia di salvare Robert Butts

ABBIAMO ANCORA POCHE ORE PER ROBERT BUTTS JR, 


STAMPA L'APPELLO, FIRMALO E INVIA IL FAX AL GOVERNATORE DELLA GEORGIA PER CHIEDERE DI RISPARMIARE LA SUA VITA, ECCO IL LINK


Fax: 001.404.657-7332

Robert apprezza tutto l'amore e il sostegno ricevuto e ringrazia per l'impegno di tanta gente che ha voluto mandare l'appello in suo favore. 

sabato 28 aprile 2018

Aiuto per Robert Butts, la sua esecuzione è prevista per il 3 maggio in Georgia

Robert Butts Jr
Continuiamo a chiedere aiuto per Robert Butts Jr.
Robert è un nostro amico di penna, la cui data di esecuzione è fissata per giovedì 3 maggio 2018, nel penitenziario dello Stato della Georgia. 
RINGRAZIAMO CHI HA INVIATO APPELLI ATTRAVERSO IL NOSTRO SITO, SONO PIU' DI 1150! 
MA DOBBIAMO INVIARNE TANTI DI PIU'
http://nodeathpenalty.santegidio.org

Ci scusiamo per il malfunzionamento, il sistema dell'invio non dava riscontro, anche se gli appelli partivano correttamente. 

Dalla lettera di Stefania Montanari, dal 2013 è sua amica di penna:

"Ho iniziato a scrivere a Robert nel 2012, avevo trovato il suo indirizzo su un sito americano con annunci di detenuti in cerca di amici di penna. Avevo letto che amava l'arte e gli avevo mandato una cartolina con la nascita di Venere comprata alla Galleria degli Uffizi e mi aveva colpito sia il fatto che conoscesse Botticelli sia che conoscesse gli Uffizi. Nelle nostre lettere abbiamo parlato molto di arte, ho ricevuto dei  suoi disegni. Ho poi saputo che nel 2009, con l'aiuto di amici e sostenitori, ha pubblicato un libro con i suoi disegni, A Portrait of My Journey: Memories from Death Row, io l'ho acquistato su Amazon, ed è incredibile come in questi anni sia migliorato. Ha cercato in ogni modo di migliorarsi e crearsi un'istruzione da autodidatta. Chi è condannato a morte non ha nessun aiuto per imparare, non vengono investiti soldi su persone condannate a morire. 
In questi anni, oltre che di arte, abbiamo parlato di tantissime cose, tanto che spesso quasi dimenticavo di scrivere ad una persona che ha passato metà della sua vita in una cella. Robert ha sempre cercato di studiare, leggere e tenersi informato su ciò che avveniva nel mondo.
A volte è quasi più lui a preoccuparsi per me di quanto io mi preoccupi per lui. Mi ha sempre scritto subito dopo i terremoti che ci sono stati in questi anni in Italia, mi ha messo in guardia dai pericoli mentre preparavo il mio cammino di Santiago, come un amico preoccupato per me.
E' veramente diventato un amico e adesso che si avvicina la data della sua esecuzione mi sento forse un po' egoista a pensare più al mio dolore che al suo, perché non si può immaginare quanto mi mancherà. Mi mancheranno le risate che ci siamo fatti in questi anni attraverso le nostre lettere. 
Lui si è lamentato poche volte, ma una cosa che lo fa infuriare è che sia la prigione a decidere quante paia di mutande lui possa acquistare! 

domenica 22 aprile 2018

Ucciso il più anziano condannato a morte, aveva 83 anni


Walter Leroy Moody aveva 83 anni
Walter Leroy Moody Jr. aveva 83 anni.  Era stato condannato a morte dallo Stato dell’Alabama quando ne aveva 54.Oggi era un uomo diverso. Era un anziano. 

Aveva 54 anni quando era stato condannato a morte per aver ucciso un giudice federale nel 1989 in un'ondata di azioni terroristiche nel sud degli Stati Uniti. 

Nonostante la Corte Suprema avesse rinviato temporaneamente l'esecuzione, alla fine si è svolta comunque dopo l'esame e la bocciatura del ricorso d'urgenza presentato dagli avvocati del detenuto. 

Solo poche righe sui giornali per dare la notizia della morte di questo vecchio, ucciso dallo Stato dell'Alabama a 83 anni, ne aveva 54 trent'anni fa all'epoca dei fatti ed è invecchiato nel braccio della morte. La sua storia non ha destato un grande interesse.

La morte di Walter Leroy Moody Jr. è  avvenuta alle 20:42 ora locale, dopo essere stato sottoposto ad una iniezione letale nella prigione di Atmore.

Vogliamo porre l'attenzione sulla sua vita e sulla sua morte perché ognuno ha diritto a morire con dignità. Walter è stato il più anziano detenuto messo a morte da quando le esecuzioni della pena capitale sono riprese negli anni '70. Vogliamo chiederci insieme a voi che cosa vuol dire essere anziani in carcere, avere più di 80 anni e aspettare l'esecuzione. Quanto tempo è passato, quanto con il tempo cambiano le persone, quante speranze e rassegnazioni, cosa c'era nel cuore di Walter oggi?  

  

giovedì 12 aprile 2018

Insieme agli ex condannati per dire che la pena di morte non è giustizia

Ad Abidjan in Congresso per dire che l'Africa sarà il prossimo continente abolizionista

"Vi imploro tutti ad alzarci e dire no alla pena di morte" ha detto l'ugandese Susan Kigula, che ha trascorso 15 anni nel braccio della morte nel suo paese, accusata di aver ucciso il marito, anche se ha sempre reclamato la sua innocenza.

Insieme a lei gli ex detenuti testimoni hanno alzato il loro grido per chiedere la fine della pena di morte in Africa, con la speranza che sia il "prossimo continente abolizionista". Rilasciata nel 2016, questa donna madre di due figli, ha conseguito durante la detenzione di una laurea in legge presso l'Università di Londra, e non ha smesso di lottare contro la pena di morte in Uganda.

Un altro testimone Pete Ouko, rilasciato nel 2016 dopo 18 anni nel braccio della morte in Kenya per un omicidio che ha sempre negato, ha parlato delle cause sociali della criminalità. È diventato avvocato durante la detenzione, una volta libero ha fondato un'associazione per aiutare i giovani a non cadere nella delinquenza e per aiutare chi esce dal carcere a reinserirsi nella società. Durante il Congresso ha dichiarato:  "Vedo un graduale cambiamento nell'atteggiamento della gente, i Keniani  non vogliono più la pena di morte e credo sia così in tutta Africa orientale ".

Dei 55 paesi del continente africano, 19 hanno già abolito la pena di morte, e 24 più la pratica, anche se è ancora in vigore, secondo i dati dell'associazione Insieme contro la pena di morte (EPCM) , che ha organizzato un congresso su questo tema lunedì e martedì nella capitale economica ivoriana.

Tuttavia, 12 paesi africani praticano ancora la pena capitale, 855 condanne sono state emesse a 68 persone giustiziate nel 2016 in Africa, secondo i dati di EPCM (Botswana, Egitto, Etiopia, Guinea Equatoriale, Libia, Nigeria, Uganda, Somalia, Sudan , Sud Sudan, Ciad, Zimbabwe).

"Con la pena di morte, le persone non cercano giustizia, ma vendetta, non è possibile applicare la pena di morte!", ha detto Kajeem, una artista reggae ivoriano denunciando le indagini superficiali praticate nei paesi africani.

"La pena di morte è discriminatoria, colpisce soprattutto i poveri, che non possono permettersi di difendersi", ha detto Chenuil-Hazan. Produce "discriminazione sociale", prima ancora di quella razziale, come negli Stati Uniti, dove i neri sono condannati più dei bianchi.

"La pena di morte è anche uno strumento per sbarazzarsi degli oppositori politici in molti regimi", continua. In effetti "la questione della pena di morte è la porta di accesso a tutte le questioni dei diritti umani".