martedì 27 gennaio 2015

Indonesia e Australia ai ferri corti su pena capitale e 'boat people'


Il Governo australiano vuole la grazia per alcuni detenuti australiani in Indonesia che sono stati condannati a morte ma il presidente indonesiano Jokowi ha rifiutato ogni atto di clemenza.

Ha avuto grande eco in Indonesia il commento di un rispettato opinionista sullo scontro diplomatico che oppone quel paese all’Australia. Ci sono vari australiani – trafficanti di droga – che attendono la pena capitale in una prigione di Bali. E il governo australiano, che condanna la pena di morte, ha fatto le più forti pressioni diplomatiche perché siano graziati. Ma il presidente indonesiano Jokowi ha rifiutato ogni atto di clemenza.

Ora, Pierre Marthinus, in un editoriale del Jakarta Post, condanna i ‘due pesi e due misure’ del governo australiano. É vero, la pena di morte non esiste in Australia, ma che cosa è se non una pena di morte sotto altre vesti il trattamento che l’Australia riserva agli immigranti illegali, che vengono presi e confinati per anni in qualche isola del Pacifico, con rischi – financo letali – per la salute fisica e mentale. O che vengono deportati nel paese di origine, da dove in qualche caso erano fuggiti perchè oppositori del regime e che, al ritorno, rischiano la prigione o peggio?

I media australiani, dice Marthinus, si sono incartati in una surreale forma di ipocrisia, condannando la pena di morte solo quando ci sono degli australiani di mezzo.

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