sabato 31 maggio 2014

Moratoria in Ohio fino al 15 agosto

Un giudice federale dell'Ohio ha disposto una moratoria sulle esecuzioni capitali per consentire alle autorità e ai tribunali di determinare se il protocollo per l'iniezione letale sia in linea con i dettami costituzionali. Il nuovo protocollo infatti aumenta le dosi dei farmaci utilizzati per mettere a morte i condannati ed e' stato adottato in aprile, dopo che il 16 gennaio scorso l'esecuzione di Dennis McGuire si era trasformata in una dolorosa agonia durata 25 minuti. L'effetto immediato di questa moratoria e' la sospensione per due uomini prossimi all'esecuzione, si tratta di Ronald Phillips e William Montgomery, in lista rispettivamente per il 2 luglio e il 6 agosto prossimi.

giovedì 29 maggio 2014

Da oggi è definitiva la legge per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari

Pubblichiamo il Comunicato Stampa del Comitato Stop OPG.

Da anni la Comunità di Sant'Egidio segue con interesse l'iter legislativo per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e visita regolarmente gli internati ristretti in tali strutture.

Il Comunicato: 

Approvata finalmente una buona legge per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, e verso il loro superamento

Dopo il voto del Senato anche alla Camera dei Deputati è stato dato il via libera alla conversione in legge, con modifiche, del D.L. 52/2014 sulla chiusura degli OPG.

Ribadiamo la nostra soddisfazione per una legge che, pur non sciogliendo i nodi  giuridici che sostengono l'Opg (in primo luogo la modifica del codice penale per abolire definitivamente il doppio binario e l’istituto della misura di sicurezza in Opg), ha certamente migliorato l’attuale normativa.

La nuova legge stabilisce che di norma devono essere adottate dai magistrati misure alternative all’internamento in Opg e che la pericolosità sociale non può essere dichiarata, o confermata, solo perché la persona è emarginata, priva di sostegni economici o non è stata presa in carico dai servizi sociosanitari. E ancora la nuova legge pone limiti precisi alle proroghe della misura di sicurezza (all’origine dei troppi “ergastoli bianchi”) e stabilendo che non può essere superiore alla durata della pena per quel reato. Infine, obbliga le regioni a presentare entro 45 giorni i progetti terapeutico riabilitativi individuali per le internate e gli internati, per consentire le loro dimissioni attraverso la presa in carico da parte dei servizi socio sanitari.

Ora quindi è responsabilità delle regioni andare oltre i progetti sulle REMS (i mini Opg regionali) per renderle quantomeno residuali, utilizzando i finanziamenti per potenziare i servizi delle Asl.

La legge va applicata bene, per scongiurare ulteriori proroghe, fuori da logiche manicomiali e difensive. Perciò si deve mettere al centro la persona: con una presa in carico globale da parte dei servizi pubblici, all'interno di una collaborazione e integrazione tra i Dipartimenti di Salute Mentale, I Servizi per le Dipendenze, i Servizi Sociali ecc, - che devono occuparsi di cura e non di custodia - e vanno attivate relazioni stabili con la Magistratura, per offrire Progetti Terapeutico Riabilitativi Individuali appropriati. Perciò il "fronte della mobilitazione" si sposta nelle regioni e nei territori e riguarda il diritto alla salute mentale di tutte e di tutti.

Stop OPG intende collaborare e contribuire alla applicazione della legge, in particolare con l’organismo di monitoraggio e coordinamento per il superamento degli OPG che deve essere costituito presso il Ministero della Salute.

Così il faticoso processo del superamento degli OPG può rientrare nei binari della legge 180, che chiudendo i manicomi restituì dignità, diritti e speranze a tante persone. E ha reso migliore l’Italia.

p. il Comitato nazionale stopOPG

Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice

mercoledì 28 maggio 2014

Pena morte in USA, la Corte Suprema chiede maggiore tutela della dignità dei disabili mentali

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha posto nuovi limiti a tutela dei condannati a morte considerati disabili mentali. 

In particolare, con una sentenza approvata a stretta maggioranza, 5 contro 4, la Corte ha abrogato le leggi in vigore in Florida, Kentucky e Virginia, secondo cui un detenuto che avesse ottenuto un quoziente d'intelligenza superiore a 70 punti, automaticamente non poteva dimostrare di essere disabile mentale, e quindi era destinato al boia.    

I giudici 'progressisti', tra i quali è presente anche Anthony Kennedy, sono convinti che imporre per legge, come unico criterio per stabilire le condizioni di un condannato a morte, il cosiddetto IQ-test e' ''incostituzionale'' perché ''crudele''. "La pena di morte è la sanzione più grave che la nostra società può imporre", ha scritto Kennedy. "Le persone che affrontano la pena capitale devono avere l'opportunità di dimostrare che la Costituzione proibisce la loro esecuzione. Leggi come quella della Florida invece sono in contrasto con l'impegno della nostra Nazione a favore della dignità e il dovere di insegnare la decenza umana come il segno di un mondo civile".

In passato la Corte Suprema aveva infatti stabilito che giustiziare una persona con ritardi mentali è incostituzionale, fissando il limite a un quoziente intellettivo di 70 punti (la maggior parte delle persone hanno 100 punti). Tuttavia è previsto un margine di errore: secondo diversi medici anche persone che arrivano a punteggi intorno a 75 possono essere definiti disabili.

La Florida dunque non può utilizzare come unico criterio quello del quoziente intellettivo di 70 perché questo tipo di test ha un margine di errore e che molti detenuti con risultati superiori presentano comunque evidenti segni di disabilità mentale. 

Questa importante decisione della Corte garantisce una maggiore difesa 
dei condannati con disabilità mentali. Il caso preso in considerazione fa riferimento a Freddie Lee Hall, secondo la Suprema corte della Florida
l'uomo poteva essere giustiziato perché il suo quoziente intellettivo 
era intorno ai 70 punti. D'ora in avanti i legali possono presentare ulteriore documentazione che accerti lo stato mentale.  Due settimane fa una corte di
Appello di New Orleans aveva sospeso all'ultimo l'esecuzione che sarebbe dovuta avvenire in Texas di Robert James Campbell, 41 anni: secondo la perizia presentata dai legali Campbell quando è stato imprigionato all'età di 19 anni aveva un quoziente intellettivo di 71 punti.

martedì 27 maggio 2014

Meriam ha partorito in cella. Le Chiese del Sudan deplorano la sua condanna a morte


Meriam, la donna cristiana condannata a morte in Sudan per apostasia, ha partorito una bambina in prigione secondo quanto ha riferito Antonella Napoli, presidente della Ong Italians for Darfur. La piccola "si chiama Maya e pesa tre chili". Meriam si trova in carcere anche con un altro figlio di 20 mesi. 

Mamma e figlia "stanno bene ma purtroppo non hanno potuto lasciare la prigione a Khartoum. 



Amnesty International Sudan ha dichiarato alla Nbc News che chiederà "alle autorità sudanesi di garantire la sicurezza di Meriam e della bambina e di rilasciarle immediatamente". La donna, dopo una condanna a morte per apostasia, è ora in attesa di un nuovo processo che dovrebbe scongiurare il rischio della pena capitale. Il suo caso ha suscitato una mobilitazione internazionale. 

AFRICA/SUDAN - Le Chiese cristiane condannano la pena di morte inflitta ad una donna cristiana accusata di apostasia


Khartoum (Agenzia Fides) - In una dichiarazione congiunta, le Chiese in Sudan deplorano la condanna a morte inflitta a Mariam Yehya Ibrahim, una donna all’ottavo mese di gravidanza, accusata di apostasia, P. Butros Trille Kuku, Vice Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Sudan, ha dichiarato all’AMECEA Online News che la dichiarazione definisce false le accuse contro la signora Mariam e chiede alle autorità di Khartoum di rivedere la sentenza e di liberarla. 
Il marito della donna ha spiegato che la signora Mariam è nata da padre musulmano sudanese e da una madre etiopica cristiana ortodossa. Il padre ha abbandonato la famiglia quando Mariam aveva sei anni e la madre le ha trasmessa la fede cristiana. Secondo le autorità sudanesi, la donna non solo è apostata ma è pure adultera, perché una musulmana non può sposare un non musulmano. Il suo matrimonio, secondo la Sharia, è quindi da considerare nullo e per questo la donna è stata condannata alla fustigazione con ben 100 frustate. (L.M.) (Agenzia Fides 26/5/2014)

lunedì 26 maggio 2014

A Napoli, il carcere minorile di Nisida chance di recupero

Nisida, Napoli
Da Il Mattino del 26 maggio 2014

Il dibattito
Carcere minorile chance di recupero
di Antonio Mattone


“Permettere ai ragazzi che hanno già cominciato un percorso di recupero negli istituti di pena minorili di non interromperli a 21 anni, ma di arrivare fino a 25”: il ministro della Giustizia Orlando ha così annunciato dal carcere di Nisida un importante provvedimento che il Governo si prepara ad emanare nei prossimi giorni. Con questa norma si consentirà ai giovani detenuti che frequentano i laboratori artigianali, i corsi per diventare pizzaioli o cuochi, scuola alberghiera o teatro, di non interrompere  un cammino di riabilitazione orientato al reinserimento,  per ritrovarsi all’improvviso  all’ “università del crimine”, a  Poggioreale o in un altro carcere per adulti. 
Il luogo scelto dal Guardasigilli per comunicare questa  rilevante svolta è particolarmente significativo. L’istituto minorile di Nisida è conosciuto in Italia e nel mondo per le numerose e qualificanti attività e il grande impegno di
passione e professionalità con cui gli operatori  e gli educatori cercano di strappare i giovani  alle maglie della criminalità. A Nisida si respira aria di riscatto, la voglia di rimettersi in gioco e di sfidare quel destino che sembra già segnato. 
Non si potrebbe estendere questa norma anche ai giovani maggiorenni che finiscono in galera per la prima volta, magari creando dei circuiti penitenziari dedicati? Infatti, nel padiglione Firenze del carcere di Poggioreale dove sono reclusi i detenuti alla prima esperienza detentiva, si incontrano tanti giovanissimi, alcuni dai tratti marcatamente adolescenziali, tanto da indurre a pensare che siano capitati lì per errore. 
Esistenze bruciate per uno sguardo di troppo, per una reazione incontrollata dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti che hanno portato a commettere anche crimini  efferati. Altre volte, invece,  è l’appartenenza  a una certa “famiglia” a determinare comportamenti criminogeni.  Penso ai giovani reclusi  che hanno davanti lunghe pene da scontare e che si perderanno nei meandri delle galere italiane. Qualcuno chiede di poter andare in un carcere dove possa impiegare in modo fruttuoso i tanti anni di reclusione che gli stanno davanti. Prendere un diploma, lavorare stabilmente all’interno dei penitenziari, fare scuola di teatro sono alcune delle richieste più frequenti, tanto spesso alimentate da discorsi di seconda o terza mano ascoltati da altri carcerati. Invece di affidarsi a “radio carcere” queste richieste non potrebbero essere gestite a livello istituzionale e  trovare collocazione in istituti di pena dedicati a questi giovani detenuti?
Sappiamo quanto sia diffuso a Napoli e nella nostra regione il fenomeno della violenza e della delinquenza minorile. Sappiamo anche che quasi nulla viene fatto per arginare questa deriva. Le agenzie educative non hanno risposte . I risultati sono sotto gli occhi di tutti con il dilagare delle baby gang  e dei tanti episodi di bullismo che vedono coinvolti numerosi minori. La scuola è impotente, gli assistenti sociali inesistenti, solo pochi maestri riescono a coinvolgere in qualche sporadica e ammirevole iniziativa i ragazzi, offrendo quella speranza e quella paternità di cui i giovani napoletani sono orfani. 
In questo deserto da qualche parte bisogna pur  cominciare. Forse allora si potrebbe ripartire proprio dalle carceri, da questi luoghi dove i giovani non sarebbero mai dovuti arrivare.

domenica 25 maggio 2014

Maldive: dopo 60 anni di moratoria nell’arcipelago un adolescente rischia la condanna a morte

In seguito al ritorno della pena di morte nell'arcipelago delle Maldive un adolescente di 16 anni diventa il primo minore in pericolo di condanna capitale.

Le Maldive hanno reintrodotto recentemente la pena di morte dopo una lunga moratoria durata 60 anni. La legge prevede che la sentenza capitale possa essere applicata in certi casi anche a bambini di 7 anni. 

Il governo si dice costretto a reintrodurre la pena di morte in seguito a un aumento della criminalità dovuta alle bande e probabilmente al traffico di droga. Rivela di aver iniziato a installare gli strumenti per le esecuzioni nella principale prigione del paese.  

Non è ancora chiaro se il giovane sia a rischio di esecuzione, il ministro Mohamed Shareef ha dichiarato che anche in caso di condanna la procedura è molto lunga. Di fatto l'introduzione legge islamica, in vigore dal 27 aprile, ha modificato il sistema penale del paese introducendo la sentenza capitale anche per i bambini, che verrebbe però eseguita al compimento della maggiore età. La prospettiva è dunque che i bambini condannati trascorrerebbero tutti gli anni dell'adolescenza nel braccio della morte. 

Il ritorno alla pena di morte, e in particolare nel caso di minori, ha suscitato indignazione nel mondo. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti dell'Uomo ha espresso profonda inquietudine e la Federazione Internazionale dei Diritti dell'Uomo (FIDH) ha dichiarato che la possibilità di condannare a morte un bambino di 7 anni costituisce "un'enorme violazione dei diritti fondamentali dell'uomo".

Ha preso il via intanto una campagna di mobilitazione online per boicottare le Maldive, affascinante meta turistica nell’Oceano Indiano. Numerose le condanne da parte delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea. Ieri, i tour operator francesi hanno scritto alle autorità per denunciare le ripercussioni delle decisioni sul turismo. Nelle Maldive, abitate da poco più di 350 mila persone, non esiste libertà di culto e l'islam sunnita è religione di Stato. Nel 2008, un emendamento costituzionale ha negato ai non musulmani la possibilità di avere la cittadinanza. Nel Paese l'alcool e la carne di maiale possono essere serviti solo in aeroporto e nei resort dove non lavora personale del luogo. 
http://it.radiovaticana.va/news

mercoledì 21 maggio 2014

Bloccata da una corte suprema federale l'esecuzione di Russel Bucklev in Missouri


Negli Stati Uniti una condanna a morte è stata sospesa sei ore prima dell'esecuzione.

È successo in un carcere dello Stato del Missouri: Russell Bucklew, condannato alla pena capitale ha contestato tramite i suoi avvocati la legittimità del segreto di Stato posto sulla provenienza dei barbiturici utilizzati nelle "camere della morte". 

Secondo il giudice Nanette Laughrey lo stato del Missouri ha cambiato all'ultimo momento il sistema di esecuzione non concedendo sufficiente tempo al condannato per fare ricorso contro l'uso del pentobarbital nel cocktail di farmaci dell'iniezione letale. Come noto il sistema è stato riconosciuto come "crudele e inusuale" specie in seguito alla morte del condannato Clayton Lockett, morto dopo una agonia durata oltre 40 minuti a causa di un problema con l'iniezione letale.