giovedì 18 febbraio 2016
In Bielorussia nuova condanna a morte dopo lo stop alle sanzioni Ue
La condanna è stata emessa nei confronti di Sergei Khmelevsky, per cinque capi d’imputazione, di cui tre per omicidio. Appena un giorno dopo che l’Unione europea ha posto fine alle sanzioni contro Minsk in Bielorussia è stata pronunciata una nuova sentenza di morte.
L’Ue invita la Bielorussia, “unico Paese in Europa ad applicare ancora la pena di morte”, a “prendere parte alla moratoria globale come primo passo verso l’abolizione della pena capitale”. Si ribadisce inoltre in una nota che “L’Unione europea si oppone all’uso della pena di morte, una punizione crudele, che non riesce a fungere da deterrente”.
Dagli anni Novanta in Bielorussia sono state condannate a morte oltre 400 persone. L'Ue invita la Bielorussia a commutare queste sentenze e ad avviare un serio ripensamento sull'uso di tale strumento giuridico.
sabato 13 febbraio 2016
IX Congresso Internazionale dei ministri della giustizia. Per un mondo senza la pena di morte
Con il sostegno di:
|
Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi
Camera dei Deputati
Via di Campo Marzio, 78 - Roma
Lunedì 22 Febbraio 2016 ore 10.00 - 13.30
L'ingresso in sala inizierà alle ore 09.15
Per partecipare al convegno è necessario confermare entro venerdì 19 febbraio 2016 la propria adesione a info@santegidio.org
Per informazioni: 39 06.585661
Il protocollo della Camera dei deputati, per l'ingresso all'aula, richiede agli uomini di indossare la giacca
Intervengono
Giovanni Canzio, Presidente della Corte di Cassazione
Mario Giro, Viceministro degli Esteri
Peter M. Huber, Giudice della Corte costituzionale - Germania
Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant'Egidio
Patrick Klugman, Vice sindaco di Parigi, Delegato alla Francofonia e agli Affari internazionali - Francia
Mario Marazziti, Presidente della Commissione Affari sociali della Camera dei deputati
Reinhard Marx, Cardinale, Arcivescovo di Monaco e Frisinga, presidente della Conferenza episcopale tedesca
Andrea Orlando, Ministro della Giustizia
Jean-Louis Ville, Capo divisione Diritti umani, Commissione europea
giovedì 11 febbraio 2016
Mattarella all'ONU: il "ruolo chiave" dell'Italia verso l'abolizione della pena di morte.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella all'ONU ha incontra il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon con il quale ha affrontato i temi sopratutto inerenti ai diritti umani, global goals, migranti e crisi rifugiati, cambiamento climatico e obiettivi di sviluppo per il 2030.
Nel corso dell'incontro il segretario generale dell'ONU ha ringraziato per il ruolo che l’Italia ha svolto e svolge tuttora nel supportare la campagna per l’abolizione universale della pena di morte.
Mattarella all’ONU oltre al presidente dell’Assemblea Generale, ha incontrato il danese Mogens Lykketoft. Nel corso dell'incontro si è parlato di Libia e poi anche della interminabile crisi in Siria, e dei negoziati che dovrebbero riprendere a Ginevra il 25 febbraio.
mercoledì 10 febbraio 2016
Lo Sri Lanka commuta 34 condanne a morte in carcere a vita
Pena di morte: Colombo– Buone notizie dallo Sri Lanka per la pena di morte: in seguito ad una serie di raccomandazioni espresse nel paese asiatico da una commissione nominata per esaminare le condanne a morte di diversi detenuti, si è deciso di convertire la pena capitale di 34 di questi detenuti in carcere a vita. Il Presidente Maithripala Sirisena ha adottato tale decisione dopo aver preso in considerazione le relazioni sui 34 detenuti presentate dalla commissione che era stata istituita dall’ex presidente.
La commissione ha inoltre completato le relazioni su altri 60 detenuti nel braccio della morte e anche questi rapporti saranno
consegnati al Presidente per essere valutati, ha detto alla stampa locale un membro della commissione.
Dal momento che nello Sri Lanka la pena di morte non viene applicata, un problema è sorto relativamente ai detenuti nel braccio della morte.
Gruppi per i diritti umani hanno esortato il governo dello Sri Lanka a non applicare le condanne capitali, nonostante le pressioni da parte di alcuni gruppi e individui a seguito di un’ondata di omicidi nel Paese.
sabato 6 febbraio 2016
Dal braccio della morte del Texas: annullata la condanna di Hector Garcia
Grande gioia per tutti gli amici di penna di Hector Garcia, la sua condanna a morte è stata annullata!
Hector Garcia è nostro amico da tanti anni, attraverso lettere e visite. Oggi ha 54 anni e ne ha trascorsi 25 nel braccio della morte del Texas.
Ora la sua pena è commutata in pena perpetua.
Hector Garcia è nostro amico da tanti anni, attraverso lettere e visite. Oggi ha 54 anni e ne ha trascorsi 25 nel braccio della morte del Texas.
Ora la sua pena è commutata in pena perpetua.
USA: BERNIE SANDERS DICE NO ALLA PENA DI MORTE
SCONTRO TRA HILLARY CLINTON E BERNIE SANDERS ANCHE SULLA PENA DI MORTE
Lei: "Basta calunnie". Lui: "Rappresenti l'establishment" Tweet Bernie Sanders e Hillary Clinton
05 febbraio 2016 È un vero duello, con toni accesi, a volte caustici, quello che si è consumato in diretta tv tra Hillary Clinton e Bernie Sanders nel New Hampshire, alla vigilia di primarie per la Casa Bianca che vedono il senatore del Vermont largamente in testa ai sondaggi (58% a 38%). La ex segretario di Stato ha mostrato gli artigli non solo accusando il senatore di vendere utopie ma anche di continuare a dipingerla con una ''ingegnosa calunnia'' come una candidata corrotta al soldo di Wall Street. ''Non penso che questi attacchi attraverso insinuazioni e allusioni siano degni di lei. Quando è troppo è troppo, se ha qualcosa da dire, lo dica direttamente'', ha incalzato, assicurando di non aver mai cambiato un voto per un dono ricevuto. Ma Sanders non si è lasciato intimidire, rinfacciandole le banche dietro ai super pac (comitati di raccolta fondi) che la sostengono: ''C'è una ragione per la quale questa gente sta iniettando una grande quantità di denaro nel nostro sistema politico, stanno minando la democrazia americana e consentendo al Congresso di rappresentare i donatori ricchi e non le famiglie di lavoratori di questo Paese''. ''La classe media ha salvato Wall Street quando è stato necessario, ora è arrivato il momento che Wall Street aiuti la middle class'', ha proseguito, indicando Hillary come la rappresentante dell'establishment e se stesso come paladino degli americani comuni. I due candidati hanno litigato ancora non solo su chi è davvero progressista ma anche su chi rappresenta meglio il partito Democratico: Sanders ritiene che la sua visione liberale sia degna della nomination del partito Democratico anche se ha speso la sua carriera politica come indipendente e auspica cambiamenti nel partito per renderlo piu' vicino alla working class. L'ex first lady gli ha risposto che pero' molti democratici eletti nel Vermont, lo Stato di Sanders, appoggiano lei. Uniti spesso dagli obiettivi, come il miglioramento della sanita' e dell'accesso al sistema scolastico, i due rivali sono apparsi divisi su come raggiungerli. ''Non faccio promesse che non posso mantenere'', ha sottolineato la pragmatica Hillary, sostenendo che nelle proposte di Sanders i conti non tornano. Ma il senatore, piu' sognatore e idealista, ritiene che le sue promesse di una assistenza sanitaria e di una universita' gratis per tutti, gia' esistenti in altri Paesi europei, siano raggiungibili, tassando di piu' Wall Street. Quando il duello tv ha virato sulla politica estera, l'ex segretario di Stato ha fatto valere la sua maggiore esperienza. Sanders l'ha ammesso, ma ha ricordato che l'esperienza non basta, occore anche la capacita' di giudizio: un modo per rinfacciare a Hillary il suo voto a favore della guerra in Iraq. Questa volta pero' l'ex first lady ha reagito bene: un voto nel 2002 non e' un piano per sconfiggere l'Isis, si e' difesa, ammonendo che ora l'attenzione va posta su come battere il terrorismo di oggi. Entrambi comunque hanno escluso l'invio di truppe in grande scala nel Medio Oriente. La Clinton ha poi frenato su una immediata normalizzazione dei rapporti con l'Iran, mentre Sanders e' piu' favorevole ad accelerare. I due sono apparsi divisi anche sulla pena di morte, un tema finora mai affrontato nella campagna elettorale: lei la ritiene una ''punizione adeguata'' per ''un certo numero di crimini molto limitato e particolarmente efferati'', anche se si dice ''profondamente in disaccordo con il modo in cui molti stati la stanno attuando'', mentre il senatore 'socialista' ritiene che lo Stato non dovrebbe essere ''parte di un omicidio''. Distanti anche nell'appello finale: ''passionale'' Sanders, che ha invocato una rivoluzione politica in cui ''milioni di persone combattono e dicono ad alta voce che il governo e' per tutti gli americani e non solo per un pugno di donatori ricchi; piu' razionale Hillary, che ha chiesto agli elettori del New Hampshire di portare alle urne non solo i loro cuori ma anche le loro teste.
See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Usa-2016-
Lei: "Basta calunnie". Lui: "Rappresenti l'establishment" Tweet Bernie Sanders e Hillary Clinton
05 febbraio 2016 È un vero duello, con toni accesi, a volte caustici, quello che si è consumato in diretta tv tra Hillary Clinton e Bernie Sanders nel New Hampshire, alla vigilia di primarie per la Casa Bianca che vedono il senatore del Vermont largamente in testa ai sondaggi (58% a 38%). La ex segretario di Stato ha mostrato gli artigli non solo accusando il senatore di vendere utopie ma anche di continuare a dipingerla con una ''ingegnosa calunnia'' come una candidata corrotta al soldo di Wall Street. ''Non penso che questi attacchi attraverso insinuazioni e allusioni siano degni di lei. Quando è troppo è troppo, se ha qualcosa da dire, lo dica direttamente'', ha incalzato, assicurando di non aver mai cambiato un voto per un dono ricevuto. Ma Sanders non si è lasciato intimidire, rinfacciandole le banche dietro ai super pac (comitati di raccolta fondi) che la sostengono: ''C'è una ragione per la quale questa gente sta iniettando una grande quantità di denaro nel nostro sistema politico, stanno minando la democrazia americana e consentendo al Congresso di rappresentare i donatori ricchi e non le famiglie di lavoratori di questo Paese''. ''La classe media ha salvato Wall Street quando è stato necessario, ora è arrivato il momento che Wall Street aiuti la middle class'', ha proseguito, indicando Hillary come la rappresentante dell'establishment e se stesso come paladino degli americani comuni. I due candidati hanno litigato ancora non solo su chi è davvero progressista ma anche su chi rappresenta meglio il partito Democratico: Sanders ritiene che la sua visione liberale sia degna della nomination del partito Democratico anche se ha speso la sua carriera politica come indipendente e auspica cambiamenti nel partito per renderlo piu' vicino alla working class. L'ex first lady gli ha risposto che pero' molti democratici eletti nel Vermont, lo Stato di Sanders, appoggiano lei. Uniti spesso dagli obiettivi, come il miglioramento della sanita' e dell'accesso al sistema scolastico, i due rivali sono apparsi divisi su come raggiungerli. ''Non faccio promesse che non posso mantenere'', ha sottolineato la pragmatica Hillary, sostenendo che nelle proposte di Sanders i conti non tornano. Ma il senatore, piu' sognatore e idealista, ritiene che le sue promesse di una assistenza sanitaria e di una universita' gratis per tutti, gia' esistenti in altri Paesi europei, siano raggiungibili, tassando di piu' Wall Street. Quando il duello tv ha virato sulla politica estera, l'ex segretario di Stato ha fatto valere la sua maggiore esperienza. Sanders l'ha ammesso, ma ha ricordato che l'esperienza non basta, occore anche la capacita' di giudizio: un modo per rinfacciare a Hillary il suo voto a favore della guerra in Iraq. Questa volta pero' l'ex first lady ha reagito bene: un voto nel 2002 non e' un piano per sconfiggere l'Isis, si e' difesa, ammonendo che ora l'attenzione va posta su come battere il terrorismo di oggi. Entrambi comunque hanno escluso l'invio di truppe in grande scala nel Medio Oriente. La Clinton ha poi frenato su una immediata normalizzazione dei rapporti con l'Iran, mentre Sanders e' piu' favorevole ad accelerare. I due sono apparsi divisi anche sulla pena di morte, un tema finora mai affrontato nella campagna elettorale: lei la ritiene una ''punizione adeguata'' per ''un certo numero di crimini molto limitato e particolarmente efferati'', anche se si dice ''profondamente in disaccordo con il modo in cui molti stati la stanno attuando'', mentre il senatore 'socialista' ritiene che lo Stato non dovrebbe essere ''parte di un omicidio''. Distanti anche nell'appello finale: ''passionale'' Sanders, che ha invocato una rivoluzione politica in cui ''milioni di persone combattono e dicono ad alta voce che il governo e' per tutti gli americani e non solo per un pugno di donatori ricchi; piu' razionale Hillary, che ha chiesto agli elettori del New Hampshire di portare alle urne non solo i loro cuori ma anche le loro teste.
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martedì 2 febbraio 2016
Singapore: la situazione dei diritti umani all’esame delle Nazioni Unite
di Riccardo Noury - Amnesty International (sito)
lunedì 1 febbraio 2016
Singapore: la situazione dei diritti umani all'esame delle Nazioni Unite
Mercoledì scorso il Consiglio Onu dei diritti umani ha esaminato la situazione dei diritti umani a Singapore, l’isola-stato asiatica a lungo governata da Lee Kuan Yew, morto nel marzo 2015.
Nonostante una serie di riforme avviate nel 2012 in favore di una maggiore discrezionalità dei giudici nell’imporre la pena capitale, questa continua a essere applicata seppur saltuariamente: la moratoria introdotta nel 2012 è stata sospesa due anni dopo e da allora vi sono state quattro esecuzioni.
Tra l’altro, tra le pene alternative alla condanna a morte a disposizione del giudice, oltre all’ergastolo è prevista la fustigazione, sanzione crudele inumana e degradante contemplata per numerosi reati tra cui le violazioni alla Legge sull’immigrazione e il vandalismo.
La libertà d’espressione è limitata da una serie di leggi: sulle pubblicazioni indesiderabili, sulla stampa quotidiana, sulle emissioni radio-televisive e sulle produzioni cinematografiche. Si sta anche inasprendo la repressione online.
Restano in vigore molte altre leggi restrittive, come quella del 2009 sull’ordine pubblico che tratta alla stregua di manifestazione non autorizzata anche la protesta di una singola persona. La legge sulle associazioni vieta la registrazione alle organizzazioni della società civile giudicate “indesiderabili” o “contrarie all’interesse nazionale”. Le leggi sulla sedizione e per la protezione dalle minacce sono talora utilizzate per intentare processi penali per diffamazione nei confronti di oppositori e voci critiche.
La legge sulla sicurezza interna (in vigore sin dal 1963, quando Singapore faceva ancora parte della Malaysia e poi rimasta in vigore) continua a consentire la detenzione senza accusa né processo fino a due anni e ha un raggio d’azione ben più ampio della sovversione e della violenza politica.
Infine, le lavoratrici domestiche straniere restano escluse dalle garanzie previste dalla Legge sull’impiego di manodopera straniera e subiscono violenze e sfruttamento.
lunedì 1 febbraio 2016
Singapore: la situazione dei diritti umani all'esame delle Nazioni Unite
Mercoledì scorso il Consiglio Onu dei diritti umani ha esaminato la situazione dei diritti umani a Singapore, l’isola-stato asiatica a lungo governata da Lee Kuan Yew, morto nel marzo 2015.
Nonostante una serie di riforme avviate nel 2012 in favore di una maggiore discrezionalità dei giudici nell’imporre la pena capitale, questa continua a essere applicata seppur saltuariamente: la moratoria introdotta nel 2012 è stata sospesa due anni dopo e da allora vi sono state quattro esecuzioni.
Tra l’altro, tra le pene alternative alla condanna a morte a disposizione del giudice, oltre all’ergastolo è prevista la fustigazione, sanzione crudele inumana e degradante contemplata per numerosi reati tra cui le violazioni alla Legge sull’immigrazione e il vandalismo.
La libertà d’espressione è limitata da una serie di leggi: sulle pubblicazioni indesiderabili, sulla stampa quotidiana, sulle emissioni radio-televisive e sulle produzioni cinematografiche. Si sta anche inasprendo la repressione online.
Restano in vigore molte altre leggi restrittive, come quella del 2009 sull’ordine pubblico che tratta alla stregua di manifestazione non autorizzata anche la protesta di una singola persona. La legge sulle associazioni vieta la registrazione alle organizzazioni della società civile giudicate “indesiderabili” o “contrarie all’interesse nazionale”. Le leggi sulla sedizione e per la protezione dalle minacce sono talora utilizzate per intentare processi penali per diffamazione nei confronti di oppositori e voci critiche.
La legge sulla sicurezza interna (in vigore sin dal 1963, quando Singapore faceva ancora parte della Malaysia e poi rimasta in vigore) continua a consentire la detenzione senza accusa né processo fino a due anni e ha un raggio d’azione ben più ampio della sovversione e della violenza politica.
Infine, le lavoratrici domestiche straniere restano escluse dalle garanzie previste dalla Legge sull’impiego di manodopera straniera e subiscono violenze e sfruttamento.
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