mercoledì 31 dicembre 2014

L’Arcivescovo indonesiano di Jakarta si schiera contro la Pena di Morte

Mons. Ignatius Suhario
Nel giorno di Natale la voce della chiesa indonesiana si aggiunge al fronte abolizionista. 
La conferenza stampa del 25 dicembre nella cattedrale di Jakarta. 

Il presidente Joko Widodo detto Jokowi ha affermato che non concederà il perdono ai trafficanti di droga. Jokowi  ha inoltre dichiarato che non concederà la grazia alle decine di condannati a morte coinvolti per lo stesso reato.

Si differenzia da questa posizione l’arcivescovo di Jakarta Ignatius Suhario. Secondo Mons. Ignatius nell’insegnamento della Chiesa non è presente la condanna a morte. Nel corso di una conferenza stampa tenuta presso la cattedrale di Jakarta proprio il giorno di Natale, l'arcivescovo ha affermato: “ Io credo, che nell’insegnamento della Chiesa non è concepita la pena capitale. Non c’è nessuno che abbia diritto sulla
Il presidente dell'Indonesia Jokowi
vita di un altro”. Mons. Ignatius non ha negato che vi siano molti di paesi che applicano la pena di morte, ma a suo parere, ha così aggiunto: "ogni paese che abbia nel suo ordinamento la pena capitale, ha delle proprie regole selettive. E in ogni caso l’Indonesia nell’applicazione della pena capitale è rimasta indietro". Ha poi proseguito nella sua dichiarazione affermando che "anche secondo gli avvocati della difesa, gli interrogatori così come effettuati nel presente sistema giuridico, non sono così evoluti, sono infatti ancora presenti le torture. Questo non è giusto.  Inoltre se si vuole creare un deterrente al crimine non si può adottare l’esecuzione capitale” ha così chiarito.  L’Arcivescovo Ignatius Suhario ha poi proseguito sostenendo che il governo dovrebbe rivedere l'impatto dell'applicazione della pena di morte. Secondo l’arcivescovo non c’è garanzia che nell’applicazione della pena capitale si limiti il livello della criminalità: “Quello che vorrei dire, è che la stessa condanna commisurata al reato commesso non risolve il problema. La pena capitale non diminuisce il livello di criminalità. La teoria che la pena capitale sia un deterrente non è mai stata provata” .


Il governo ha affermato che eseguirà 5 delle 64 condanne a morte per casi di droga, tutte persone a cui è stata negata clemenza, che hanno ricevuto la condanna dal verdetto, che di per sé ha già un valore legale permanente. Il Presidente ha incaricato i funzionari di svolgere il processo legale correttamente. Il ministro Tejo Edy Purdjianto presso l'Ufficio presidenziale di Jakarta, ha dichiarato che il Presidente Jokowi vuole mantenere la sua promessa che il governo sarà fermo nell'applicazione della legge. Per quanto riguarda il numero di condannati a morte, secondo il Ministro Tejo ha confermato che sono presenti 64 condannati a morte, sia indonesiani che stranieri, ma che la condanna è giuridicamente vincolante per 5 condannati e che l'esecuzione è in attesa di una lettera del procuratore generale e la firma del presidente.   

venerdì 19 dicembre 2014

Il parlamento del Madagascar ha abolito la pena di morte


Il 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani, il parlamento ha abolito la pena di morte. Il Madagascar è il 18esimo paese abolizionista dell'Unione africana e il 99esimo abolizionista totale a livello mondiale.


ANTANANARIVO – Il parlamento del Madagascar ha abolito la pena di morte. Il Madagascar è il 18esimo paese abolizionista dell’Unione africana e il 99esimo abolizionista totale a livello mondiale. Il voto e’ simbolicamente arrivato il 10 dicembre, per coincidere con la Giornata Internazionale dei Diritti Umani.

Sono anni, dal 1958, ancora in epoca coloniale, che il Madagascar non effettua piu’ esecuzioni e tuttavia la pena capitale era rimasta nei suo codici anche se di routine ogni condanna a morte veniva commutata nel carcere a vita. “Ci sono state discussioni molto intense, ma alla fine l’abolizione e’ arrivata all’unanimità, 99 a zero”, ha detto il presidente del Parlamento Jean Max Rakotomamonjy. Soddisfazione per il voto “storico” e’ stata espressa dall’Unione Europea.

La nuova legge sancisce che “nessuno pup’ essere messo a morte” e sostituisce la pena capitale con i lavori forzati a vita. 
http://www.onuitalia.com/

Pena di morte, quinta risoluzione dell’Onu per una moratoria universale



 Gentiloni: «Un successo per l'Italia e per i diritti umani». Il primo testo fu adottato nel 2007, il nostro paese sempre in prima linea.

L’assemblea generale delle Nazioni Unite ha chiesto ieri per la quinta volta – la prima fu nel 2007 – di porre fine all’uso della pensa di morte con il passaggio di una nuova Risoluzione che invita gli Stati a stabilire una moratoria sulle esecuzioni, in vista dell’abolizione della pratica.

La nuova Risoluzione è stata adottata con il numero record di 117 voti a favore, 6 in più rispetto alla Risoluzione di due anni fa e il più basso dei voti contrari 38. Per la prima volta c’è stata la cosponsorizzazione della Sierra Leone e il voto a favore del Niger.

Giornata storica dunque,  il voto espresso nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla Risoluzione per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali ha fatto un nuovo passo avanti e
cresce il consenso mondiale per la moratoria sulla pena di morte. 

Una importante novità riguarda l’invito agli Stati ad assicurare il diritto all’assistenza consolare ai cittadini stranieri coinvolti in processi in cui rischiano la pena di morte. Molto soddisfatto il ministro degli esteri che, in un tweet ha scritto che si tratta di «un successo per l’Italia e i diritti umani». Gentiloni ha ringraziato la Comunità di Sant’Egidio, Amnesty International Italia e Nessuno Tocchi Caino, «parti attive della task force costituita alla Farnesina dallo scorso luglio». 

Analisi del voto:
CONTRARI: In sette anni passano da 52 a 36 paesi (-27%)
FAVOREVOLI: I Paesi favorevoli sono aumentati di 18 unità
Myanmar Sempre contrario, questa volta si astiene
Uganda Sempre contrario, questa volta si astiene
Grenada- Sempre contrario, questa volta non è presente
Fiji Sempre astenuto, questa volta vota a favore
Eritrea Sempre astenuto, questa volta vota a favore
Suriname Vota a favore per la prima volta
Guinea Equatoriale Vota a favore per la prima volta
Tonga Sempre contrario o assente, questa volta si astiene



giovedì 18 dicembre 2014

George Stinney condannato a morte a 14 anni

Dopo 70 anni un giudice dimostra che era innocente.

Nel braccio della morte a 14 anni, ma dopo 70 anni scoprono che era innocente. È la storia di George Stinney, un ragazzo di colore condannato nel 1944 per l'uccisione di due bambine bianche, dalle autorità del South Carolina. Una sentenza sbagliata, che però è stat eseguita e ha portato alla morte del giovane. Oggi però a 70 anni di distanza, la giustizia restituisce a George almeno l'innocenza, se non la vita.

Lo ha deciso la giudice Carmen Mullen, affermando che lo Stato fece una grande ingiustizia uccidendo il ragazzo a meno di due mesi dalla condanna e a sole 12 settimane dall'arresto. Stinney, ha affermato Mullen, ebbe un processo ingiusto, nel corso del quale fu impossibile stabilire la sua colpevolezza o innocenza. Il ragazzo fu la persona più giovane giustiziata negli Stati Uniti nel XX secolo. Le due bambine bianche, rispettivamente di 7 e 11 anni, furono picchiate alla testa con una sbarra di ferro.

Stinney fu arrestato dopo che alcuni testimoni avevano riferito di averlo visto raccogliere fiori insieme alle due vittime. Dopo l'arresto il ragazzo non poté vedere i genitori e successivamente le autorità riferirono che aveva confessato. A gennaio Mullen aveva ascoltato le testimonianze del fratello e delle sorelle di Stinney, di una persona coinvolta nelle ricerche delle bambine e di esperti che hanno messo in dubbio i risultati dell'autopsia e la confessione del ragazzo.

http://www.huffingtonpost.it/

Benigni torna a parlare di pena di morte


Benigni e I Dieci Comandamenti: 

Un estratto sul Quinto Comandamento: Non Uccidere

"Dobbiamo credere che sia possibile un mondo in cui non si uccida mai. 
E col Quinto comandamento, Dio ci chiede di scegliere tra la vita e la morte. E non abbiamo ancora scelto di non estinguerci: una guerra mondiale oggi ci distruggerebbe.... Perché alcuni Stati conservano la pena di morte? Per dirci che in fondo siamo crudeli... che siamo assassini anche noi. 
Perché si insiste sul delitto del fratello? Per sottolineare che chiunque si uccida è un proprio fratello. E ciascuno di noi è unico. Chi uccide qualcuno, uccide qualcosa di irripetibile... Dio sa contare sempre fino a uno, non importa quanti siamo i delitti. Uno è sempre unico. Chi uccide, uccide se stesso. E il peggiore è chi permette che si uccida...
Diciamo che siamo partiti bene, come umanità: come ci è stato dato il libero arbitrio la prima cosa fatta è stato l'omicidio. Caino e Abele, insomma. I quali non avevano mai parlato: i rischi dell'incomunicabilità...
Il secolo scorso è quello più omicida. E' quello in cui è nato 'il crimine verso l'umanità'... E si inizia con Non Uccidere. E le Tavole della Legge è il primo codice che contiene in maniera esplicita questo divieto. Non è un caso che sia quello che, paradossalmente, ha incontrato più resistenze. Quasi come se si ledesse il 'diritto all'omicidio'"...



giovedì 4 dicembre 2014

Buona notizia! Il 5° Circuito della Corte d'Appello concede un rinvio a Scott Panetti


Una corte d'appello federale ha rinviato l'esecuzione di Scott Panetti condannato a morte in Texas. L'esecuzione doveva avere luogo questa sera. Sono stati presi in considerazione gli argomenti sulla sua malattia mentale presentati dagli avvocati per cercare di impedire la sua esecuzione.  

A Scott Panetti è stato diagnosticato un disturbo di schizofrenia nel 1978 , malgrado questo era stata fissata la data per l'esecuzione tramite iniezione letale.

Anche l'Onu da Ginevra si era espresso contro lo stato del Texas per chiedere di risparmiare la vita all'uomo malato mentale. I due esperti delle Nazioni Unite sulle esecuzioni arbitrarie e la tortura avevano chiesto alle autorità texane di fermare l’iniezione letale. Christof Heyns, l’esperto Onu sulle esecuzioni sommarie e arbitrarie, aveva sostenuto che l’esecuzione di Panetti “avrebbe violato le salvaguardie che impediscono l’applicazione della pena capitale a individui con disabilita’ psicosociali: si sarebbe dunque trattato di una esecuzione arbitraria”. E anche Juan Mendez, lo Special Rapporteur sulla tortura, aveva ricordato che “la legge internazionale considera l’imposizione della pena di morte su persone con disabilita’ mentali una violazione del bando della tortura e di altre punizioni o trattamenti inumani e crudeli”.

I vescovi cattolici del Texas hanno apprezzato la decisione della Corte d’Appello di sospendere in extremis l’esecuzione del malato mentale Scott Panetti. In un comunicato la conferenza episcopale texana ha ribadito che i vescovi da tempo «insegnano che la pena di morte è immorale e hanno sollevato con forza l’opportunità di esercitare clemenza nei confronti di un uomo a cui molti medici hanno diagnosticato gravi infermità mentali». Secondo i vescovi, anziché sul lettino dell’iniezione letale, Panetti dovrebbe essere trasferito in una istituzione specializzata nella cura dei suoi disturbi. «Il rinvio dell’esecuzione – si legge nel comunicato – consentirà ai legali del condannato di sostenere che la sua esecuzione violerebbe i principi della Costituzione che bandiscono le punizioni inusuali e crudeli».