martedì 15 marzo 2016

Iran, la misericordia ferma il boia

Nelle famiglie iraniane aumentano quanti scelgono di perdonare gli assassini, facendo decadere la legge del taglione. In sintonia con lo spirito del Giubileo

13/03/2016
PAOLO AFFATATO
da Vatican Insider




«Vuoi essere felice per un istante? Vendicati. Vuoi essere felice per sempre? Perdona», afferma Tertulliano. E’ quest’ultima la scelta di un numero crescente di famiglie iraniane che decidono di perdonare gli assassini dei propri figli, risparmiando loro l’esecuzione capitale.  

Quella contenuta nel nuovo rapporto dell’organizzazione non governativa Iran Human Rights, «è una buona notizia, che mostra il volto misericordioso delle famiglie iraniane. Perdonare il killer del proprio figlio non è semplice. E’ un gesto che è in piena sintonia con lo spirito della misericordia, centrale nella predicazione di Papa Francesco», osserva a Vatican Insider Mahmood Amiry-Moghaddam, iraniano della diaspora, portavoce internazionale di Iran Human Rights. «C’è un “movimento del perdono” che si fa strada nella società iraniana e che lascia ben sperare», nota. 

«Ricordiamo con gioia e abbiamo notevolmente diffuso e riproposto le parole e i recenti appelli di Papa Francesco a proposito della misericordia, in quest’anno speciale per i cattolici, e sulla necessità di abolire la pena di morte nel mondo. Auspichiamo che questo appello possa essere recepito anche dalle autorità iraniane, almeno per una moratoria sulla pena capitale» osserva. 

I dati diffusi dal nuovo Rapporto Iran Human Rights, presentato anche a Roma, raccontano un record di esecuzioni capitali nel 2015 in Iran: 969 persone messe a morte, con un aumento del 29% rispetto all’anno precedente. Tra i giustiziati, sono 638 le persone messe a morte per reati di droga, 207 per omicidio. I detenuti impiccati in pubblico sono stati 57, e al patibolo sono finiti anche 3 rei minorenni e 19 donne.  

«In media sono state impiccate dalle due alle tre persone al giorno, con un picco di 139 persone messe a morte nel solo mese di giugno» nota Amiry-Moghaddam. In questa fase di rinnovata apertura internazionale del paese, mentre centinaia di aziende in tutto il mondo stanno riallacciando i rapporti commerciali con l’Iran, l’Ong auspica che «le istituzioni internazionali, l’Unione Europea, l’Italia, il Vaticano possano esprimere al presidente Rouhani e ai membri del suo governo possano il disappunto per il grande numero di esecuzioni, facendo pressioni per una moratoria».  

Va notato che il numero di reati punibili con la pena di morte in Iran è uno dei più alti al mondo: si può andare al patibolo per accuse come adulterio, incesto, stupro, ma anche possesso o la vendita di sostanze illecite, omicidio premeditato, truffa traffico di esseri umani e dopo la quarta condanna per furto. Sul versante religioso, la pena capitale può essere comminata per insulti al profeta Maometto e a altri grandi profeti, per il reato di Moharebeh («dichiarare guerra a Dio»), di ifsad-fil-arz («corruzione sulla terra»). 

Il Rapporto diffuso da Iran Human Rights focalizza l’attenzione sulle esecuzioni per reati di droga, che rappresentano il 66% del totale. Ma le esecuzioni non hanno avuto un effetto deterrente sul traffico di droga e i problemi legati alla droga sono aumentati.  

In tale cornice si colloca la rinnovata e coraggiosa sensibilità della popolazione iraniana, di cittadini musulmani sciiti e appartenenti ad altre minoranze religiose, di scegliere non la vendetta ma il perdono. 

Secondo le autorità iraniane, infatti la «qisas» («legge del taglione») è un diritto privato che le autorità non possono negare o controllare. I parenti più stretti di una vittima di un omicidio, che abbiano raggiunto la maggiore età, possono decidere se il colpevole debba essere messo a morte o meno. E nel 2015 i casi in cui si è scelto il perdono sono 262, a fronte dei 207 casi di esecuzioni in cui è stata applicata la legge del taglione. 

Il 6 maggio 2015 a Shiraz il padre di una vittima di omicidio ha perdonato l’assassino di suo figlio togliendogli la corda dal collo pochi minuti prima dell’esecuzione. La vittima era un ufficiale della sicurezza ucciso da un colpo di pistola nel 2010. E ha fatto il giro del mondo il caso simile del 2014, in cui due madri, addolorate e commosse, si sono abbracciate e consolate a vicenda: l’una, madre del killer; l’altra, madre della vittima che aveva dispensato il perdono. 

Negli ultimi tre anni, nota Mahmood Amiry-Moghaddam, «il movimento del perdono è cresciuto in maniera significativa. I gruppi della società civile hanno giocato un ruolo importante in questo progresso». 

Secondo la magistratura iraniana il numero di casi di perdono tra il marzo 2013 e marzo 2014 sono stati 375; nell’anno successivo sono stati 395. Tra marzo 2015 e settembre 2015 sono stati 251, con un incremento significativo nel trend della «misericordia tra privati». Quella che nasce dal basso e può contagiare un intero paese.  

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