sabato 14 dicembre 2013

Umanizzare le carceri in Africa: una campagna di solidarietà che riparte in questo Natale!

Da molti anni la Comunità di Sant'Egidio interviene nelle carceri africane con aiuti concreti in favore delle popolazioni detenute. 

La vita in molte carceri africane è particolarmente dura: nelle celle non c’è aria, non c’è luce elettrica, spesso non c’è acqua. Il sapone è un genere di lusso che arriva solo due o tre volte l’anno. Non ci sono letti, nel migliore dei casi solo qualche stuoia: si dorme per terra, nel fango, a volte non c’è spazio neanche per permettere a tutti di sdraiarsi contemporaneamente. Le condizioni igieniche sono pessime. I medici non ci sono, le epidemie si diffondono facilmente e molti muoiono così, senza cure.  Il cibo, già scarso in molti paesi africani a causa della povertà, in carcere talvolta è assente e alcuni muoiono di stenti. Gran parte dei detenuti resta in attesa di giudizio per lungo tempo perché non è in grado di pagare l’avvocato che permetterà l’inizio del processo. Come è successo a J.G., un camionista nigeriano accusato di contrabbando. In carcere, a Conakry, non trovava nessuno che parlasse la sua lingua. Da un anno e mezzo attendeva un processo che non sarebbe mai stato celebrato, perché nessuno lo aveva richiesto. La Comunità di Sant’Egidio ha trovato un interprete e ha pagato un avvocato (circa 50 euro) per avviare il processo. La sentenza lo ha condannato a un anno di prigione, che J.G. aveva già scontato.
Molti detenuti non hanno vestiti per coprirsi e rimangono con gli stessi indumenti anche per mesi. Le condizioni sono spesso disumane: nel carcere di Faranah in Guinea Conakry non c’è approvvigionamento idrico e l’acqua viene portata ogni giorno dalle autobotti. Nel carcere di Tcholliré nel nord del Camerun non ci sono i letti e la Comunità ha donato 1100 materassi. In quello di N’Zerekore mancano i cortili all’aria aperta. Nelle carceri di Lichinga e di Cuamba in Mozambico, sono state ristrutturate 12 latrine e, grazie alla raccolta fondi di Sant’Egidio, è stato rifatto l’impianto idrico.


Ecco il programma per l'umanizzazione delle carceri africane:
Come aiutare

Sostegno alimentare 
Con 6 euro al mese è possibile assicurare una integrazione alimentare giornaliera ( riso e verdure fresche ) a un detenuto

Sostegno sanitario
Con 20 euro, si acquista una cassa di 100 pezzi di sapone che permette a 100 detenuti di lavarsi per un mese.
60 euro al mese sono sufficienti per garantire l’acquisto di medicine di base e per pagare il compenso a un medico che si reca settimanalmente in carcere.

Assistenza legale
Con 50 euro si assicura l’assistenza legale a un detenuto in attesa di giudizio: si tratta di una serie di azioni che vanno dal recupero del dossier - che spesso rimane nel commissariato dove l’arresto è avvenuto.

Liberare i prigionieri 
Con una somma che varia dai 200 ai 500 euro, a seconda dei paesi, si liberano quei detenuti che arrestati per piccoli reati, hanno scontato la pena detentiva, ma restano in carcere perché non hanno il denaro per estinguere quella pecuniaria.

Donazioni online
Comunità di Sant'Egidio - Emergenze Umanitarie - Pakistan - Raccolte Donazioni Se qualcuno vuole contribuire al sostegno in maniera speciale in queste aree può inviare liberamente un contributo una tantum con la causale “Liberare i prigionieri” tramite donazione online oppure

c/c postale e bancario n. 807040 , intestato a Comunità di S. Egidio ACAP ONLUS, 

IBAN IT67D0760103200000000807040


piazza S.Egidio 3/a, 00153 Roma, causale "Liberare i prigionieri "

http://www.santegidio.org/index.

La Comunità di Sant’Egidio interviene nelle carceri di 15 paesi dell’Africa. Si tratta di una presenza capillare che riguarda sia i grandi centri di detenzione, in alcuni dei quali sono reclusi anche i condannati a morte, sia piccole prigioni di distretti rurali. L’aiuto della Comunità di Sant’Egidio raggiunge decine di migliaia di detenuti africani.

Anche dalle carceri italiane!
Dal 2009 la campagna “Liberare i prigionieri” è entrata anche nelle carceri di Roma e di tutta Italia. Abbiamo chiesto ai detenuti delle carceri italiane di venire incontro alle necessità di quelli che si trovano nelle carceri africane. 
Perché nessuno è così povero da non poter aiutare un altro. E la dignità di una persona dipende anche dalla possibilità di aiutare gli altri. Basta poco, spesso:  un piccolo aiuto può cambiare la vita di una persona. Così anche i detenuti hanno potuto contribuire ad alleviare le terribili condizioni di detenzione nelle carceri di alcuni paesi africani. 

La Campagna continua in questo Natale e sempre. Aiuta anche tu! 

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