martedì 4 ottobre 2016

Spiragli da oriente. La Thailandia verso la depenalizzazione

Hassan Bassi racconta per Fuoriluogo.it la svolta della Thailandia verso il modello portoghese nella gestione dell’uso di sostanze psicoattive.Nel difficile panorama orientale caratterizzato da paesi che applicano la pena di morte per reati legati alla droga, dalla repressione e la violenza ai danni dei consumatori; e delle più famose centrali di produzione illegale di droga al livello mondiale, come il  triangolo d’oro indocinese e la Cina per la frenetica attività di produzione di nuove sostanze psicoattive, si è aperto uno spiraglio di luce, proprio in uno di quei paesi storicamente caratterizzato da un feroce, per quanto inefficace, proibizionismo, la Thailandia.yaba, la sostanza più diffusa in Thailandia In Thailandia la legge prevede la pena di morte per i trafficanti di droga (anche se è dal 2009 che non si registrano nuove esecuzioni) e le pene per reati legati alle droghe sono altissime, spesso superiori ai 15 anni di reclusione. A questo va aggiunto che è prassi l’avviamento a programmi obbligati di trattamento disintossicante per i consumatori di droga.Dal febbraio del 2003 quando l’allora primo ministro Thaksin Shinawatra lanciò la propria guerra alla droga, lasciando libertà ai capi dipartimento ed alla polizia di compilare blacklist di spacciatori o sospetti tali, in Tailandia la repressione contro trafficanti e consumatori non si è mai fermata. Il risultato dei primi 3 mesi della campagna del 2003 furono 2800 esecuzioni extragiudiziarie, ed a fine anno si contavano 73.300 persone arrestate. Grazie al lavoro della commissione d’inchiesta insediatasi nel 2006 sappiamo che almeno la metà delle persone uccise non aveva alcun legame con il mondo della droga: erano state inserite nelle blacklists dai referenti governativi locali per vendette personali o per eliminare concorrenti scomodi. Proprio come sta succedendo oggi nelle vicine Filippine. Il risultato della guerra alla droga di Thaksin oltre alla carneficina fu quello di far aumentare alle stelle il prezzo della droga così da spingere molti consumatori verso sostanze più economiche ma molto più pericolose per la salute con i problemi che ne conseguono.La sostanza più usata in Thailandia sono le  metanfetamine il cui consumo non è mai significativamente diminuito dal 2003 ad oggi, anche perché legato ai massacranti turni di lavoro soprattutto dei camionisti tailandesi. La Narcotics Control Board tailandese (come riportato dalla testata Al Jazzera) ha calcolato che ci sono circa 2 milioni di tailandesi che fanno uso di “yaba”, un mix di metanfetamina e caffeina, conosciuta anche con il nome di “droga dei pazzi”. La stima appare al ribasso, se si considera che la quantità di yaba sequestrata ogni anno al solo confine con il Myanmar (Birmania) è di 100 milioni di pillole, e che la produzione non avviene solo nel vicino paese, dove malgrado la pena di morte, i laboratori di produzione di metanfetamine e di raffinazione dell’eroina sono efficientissimi, ma anche nella stessa Tailandia attraverso centinaia di laboratori clandestini.Oggi i detenuti in Thailandia sono circa 320.000, su di una popolazione di 67 milioni di abitanti, ed più del 70% lo è per reati legati alla droga.La svolta del Ministro-GeneralePaiboon Koomchaya, Ministro della Giustizia della ThailandiaPaiboon KoomchayaDi fronte a questo desolante quadro, il generale Paiboon Koomchaya, attuale ministro della giustizia della giunta militare tailandese, ha iniziato nel 2015 una riforma della normativa sulle droghe in senso meno restrittivo eliminando la parificazione fra consumatori e spacciatori, considerando le condizioni sociali del reo e indirizzando gli interventi verso un approccio non punitivo per coloro che utilizzano sostanze.Il Generale dice di ispirarsi al modello portoghese e la proposta di riforma è stata presentata in un evento collaterale durante Ungass 2016 in collaborazione con la rete IDPC. Dopo Ungass il ministro-generale non ha aspettato molto per dichiarare pubblicamente che la guerra alla droga ha fallito e che è necessario un cambio di approccio. Come riportato da diverse testate giornalistiche tailandesi, malgrado le prime dichiarazioni del Ministro siano state criticate in patria, e lo stesso sia stato costretto ad una temporanea marcia indietro, oggi la sua proposta è forte e prevede la legalizzazione della metanfetamina. Tecnicamente si tratterebbe di spostare le metanfetamine dalla tabella I alla tabella II, in modo che i medici la possano prescrivere come medicinale senza incorrere in sanzioni. La politica di legalizzazione prevede inoltre che lo stato possa produrre sostituitivi di qualità che possano essere utilizzati dalle persone con problemi di dipendenza offrendo comunque loro la possibilità di sottoporsi a percorsi di disintossicazione volontaria.Il Ministro ha ben inquadrato il problema quando ha affermato che la detenzione non risolve la questione della diffusione della droga né i problemi delle persone che ne fanno un uso problematico, e tantomeno i trattamenti obbligati, che spingono i cittadini a non fidarsi e a non rivolgersi ai servizi quando hanno un problema con le sostanze. Il prossimo passo, ha promesso, è la rimozione del kratom e della marijuana dalle tabelle delle sostanze narcotiche per inquadrarle come erbe mediche di libero utilizzo.Insomma anche nell’oriente la war on drugs comincia a vacillare: con la speranza che le assurde politiche proibizioniste, oggi tragicamente impersonificate dal filippino Duterte, possano presto prender atto della loro inefficacia e dannosità e lasciare il passo alle evidenze scientifiche e pratiche.

lunedì 3 ottobre 2016

Usa; per la prima volta in 50 anni, meno meta’ e’ favorevole pena di morte



http://www.onuitalia.com/2016

NEW YORK, 2 OTTOBRE – Per la prima volta in quasi 50 anni gli americani favorevoli a punire con la pena di morte un condannato per omicidio sono scesi sotto il 50 per cento, ha scoperto l’ultimo Pew Research Survey. E’ un’evoluzione ancora fragile ma significativa. Il rilevamento, a due mesi dal voto sulla nuova risoluzione Onu sulla moratoria e mentre la Corte Suprema si prepara a tornare sull’argomento, coincide con un progressivo calo delle esecuzioni negli Stati Uniti: quest’anno dovrebbero essere il numero piu’ basso in termini assoluti in un quarto di secolo mentre e’ in calo anche il numero di stati che applicano la pena capitale.

Negli Usa il sostegno alla pena di morte e’ in progressiva diminuzione dopo aver toccato il suo apice all’inizio degli anni Novanta quando ben otto americani su dieci erano a favore. Finora gli americani convinti della necessita’ di mantenere in azione le camere della morte erano stati una solida maggioranza. Il 49% del sondaggio sondaggio Pew mostra che per la prima volta da quando Richard Nixon era alla Casa Bianca il partito del patibolo e’ finito in minoranza.

Secondo i dati Pew, era dal novembre 1971 che il sostegno alla pena di morte era così basso (contro le esecuzioni si sono schierati oggi in 42 su cento). Il numero dei fautori del boia e’ sceso di ben sette punti (oltre dunque il margine di errore) dal marzo 2015 quando il 56 per cento si era schierato a favore. In altri sondaggi una maggioranza di americani hanno ammesso che in base all’attuale sistema un innocente rischia di essere messo a morte.

Stavolta il sostegno all’iniezione letale e ad altre forme di punizione capitale e’ risultato più alto tra gli uomini (55%) che tra le donne (48%). In maggioranza contrari i giovani tra 18 e 29 anni; più a favore i bianchi (57%) dei neri (29%), mentre tra gli ispanici la pena di morte e’ favorita dal 36% mentre il 50% e’ contrario. (@alebal)

“Le preghiere del Papa libereranno mia madre, Asia Bibi”

Da Vatican Insider

Alla vigilia dell’udienza della Corte Suprema di Islamabad, in Pakistan, sul caso della cristiana condannata per blasfemia, parla la figlia della donna


«Sento che il Papa prega per mia madre e continuerà a pregare. E con le sue preghiere mia madre sarà liberata»: alla vigilia dell’udienza della Corte Suprema di Islamabad sul caso di Asia Bibi, la cristiana pakistana condannata per blasfemia, la figlia della donna, Esham, ricorda la visita in Vaticano al Pontefice, compiuta nell’aprile del 2015, e si appella a Papa Francesco perché con le sue preghiere interceda a favore della madre, rinchiusa da anni nel braccio della morte di un carcere pakistano.  

La basfemia è tema estremamente delicato in Pakistan dove l’Islam è la religione di Stato: la legge prevede la pena di morte per chi venga condannato per aver insultato l’Islam e spesso l’accusa di blasfemia viene utilizzata per risolvere controversie personali. Asia Bibi è diventata un simbolo del tema, ma le autorità pakistane appaiono esitanti tra il rispetto dei diritti umani e le concessioni al pressing degli estremisi religiosi. 

Papa Benedetto XVI chiese pubblicamente la liberazione di Asia nel 2010. Il marito ha anche scritto al presidente pakistano, Mamnoon Hussain, per ottenere la grazia e l’autorizzazione a partire per la Francia, ma invano. Sono stati respinti numerosi ricorsi ma la Corte Suprema lo scorso anno ha accettato di esaminare il caso. L’udienza è stata fissata per la seconda settimana di ottobre, ha detto l’avvocato di Bibi, Saif-ul-Mulook, senza però dare una data precisa. 

mercoledì 28 settembre 2016

Palermo aderisce a iniziativa della Comunità di Sant'Egidio per abolizione pena capitale

 Giunta comunale ha aderito alla rete di municipalità, proposta dalla Comunità di Sant'Egidio, 'Città per la vita/Città contro la pena di morte', unite in Europa e nel Mondo dalla comune volontà di abolizione della pena capitale dal panorama giuridico e penale degli stati.

La Giunta ha, inoltre, stabilito di aderire alla proposta di dichiarare la giornata del 30 novembre di ogni anno 'Giornata cittadina per la vita e contro la pena di morte'.
'Un provvedimento - ha dichiarato il sindaco Leoluca Orlando - che si inserisce tra quelli adottati negli ultimi anni da questa Amministrazione per affermare il diritto alla vita, per promuovere i diritti umani e combattere ogni forma di violenza e offesa alla dignità delle persone'.

lunedì 22 agosto 2016

L'appello dei vescovi delle Filippine sulla scelta in favore della vita

“Ribadire la scelta in favore della vita”: si intitola così il volume pubblicato dalla Pastorale carceraria della Conferenza episcopale filippina e dedicato alla giustizia ripartiva, contro la pena di morte. In 88 pagine, il libro offre informazioni di base, punti di vista ed analisi sui problemi legati alla pena capitale e sugli aspetti positivi, invece, della “giustizia che risana”.

Campagna educativa della Chiesa in favore della vita

“Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma della pena di morte – spiega Rodolfo Diamante, segretario esecutivo della Commissione episcopale per la Pastorale carceraria – Ci troviamo di fronte alla sfida di intensificare la campagna educativa della Chiesa in favore della vita”. Nelle Filippine, infatti, è in vigore un dibattito sulla pena di morte, rilanciato dall’elezione di Rodrigo Duterte a capo dello Stato. Il neo-presidente, infatti, si è impegnato a ripristinare la pena capitale per impiccagione, abolita nel 2006, per i reati di traffico di droga, stupro, omicidio e furto, così come ad autorizzare la polizia a sparare per uccidere nelle operazioni contro il crimine organizzato.

Un libro all’insegna della speranza

Il libro curato dalla Pastorale carceraria riporta anche diversi discorsi pronunciati del Papa Francesco contro la pena di morte ed in favore di trattamento più umano dei detenuti: l’auspicio, spiega Diamante, è che possa contrastare la “cultura della morte” dilagante nel Paese. Stampato in 3mila copie, il volume verrà distribuito presso tutte le istituzioni pubbliche. Da ricordare che non è la prima volta che la Chiesa filippina elabora un sussidio sulla pena di morte: già nel 1966, infatti, venne pubblicato un libro specifico, in occasione dell’approvazione della pena capitale, tramite iniezione letale, per i colpevoli di crimini efferati. (I.P.)


sabato 20 agosto 2016

Sospesa l'esecuzione di Jefffery Wood!

Una Corte texana ha sospeso l'esecuzione di Jeffery Lee Wood cui era stata comunicata la data di morte per il 24 agosto prossimo.

E' una buona notizia, tanto più se davvero si riuscirà finalmente a far luce sulla sua non colpevolezza, dato che persino un gruppo di parlamentari bipartisan ha firmato una lettera con cui ha chiesto al Comitato per la grazia di sospendere l'esecuzione. 

In un parere di due pagine, i magistrati affermano che la condanna a morte si è basata su false testimonianze e prove scientifiche false. La Corte ha affermato che Wood non verrà eseguito fino a quando tali dubbi non saranno sciolti. 

Molte associazioni si sono mobilitate per chiedere la revisione del caso di Jeff. Anche la Comunità di Sant'Egidio in accordo con le associazioni abolizioniste americane e con la famiglia, cui ha voluto dare il sostegno con appelli e petizioni. La macchina della morte per ora si è fermata, cresce la speranza che questo sia per sempre. 

giovedì 11 agosto 2016

Appello Urgente allo stato del Texas per Jeffrey Wood, condannato a morte

La storia

Il 2 gennaio 1996 due uomini provano a rapinare il gestore di un distributore di benzina in Texas. Mentre Jeff Wood aspettava fuori, Daniel Reneau entrò nel locale con una pistola in mano e la puntò contro Kris Keeran, l'impiegato in piedi dietro il bancone.
Reneau gli ordinò di ritirarsi una stanza sul retro, ma poiché l'uomo sembrava perdere tempo, sparò un colpo che uccise Keeran, quasi istantaneamente.
Reneau poi sparò un altro colpo per aprire la cassaforte.
A quel punto, avendo sentito gli spari, Wood scese dalla macchina per vedere cosa stava succedendo e corse dentro, dove vide l'uomo ucciso, riverso per terra.
Reneau ordinò poi a Wood, sotto minaccia della pistola, di portare il suo complice al sicuro, lontano dal luogo del delitto.
I due rapinatori furono entrambi condannati a morte e Daniel Reneau, l'autore dell'omicidio, fu messo a morte nel 2002.
Jeff Wood fu condannato a morte nel 1998, applicando la cosiddetta Law of Parties, la legge che prevede la possibilità mettere a morte il coimputato di un omicida.

CHIEDIAMO A TUTTI DI ADERIRE A QUESTA RICHIESTA DI CLEMENZA PER LA VITA DI JEFFREY LEE WOOD, LA CUI ESECUZIONE E' FISSATA PER IL 24 AGOSTO PROSSIMO

SALVIAMO JEFF WOOD,  SE VOLETE POTETE MANDARE UN APPELLO DIRETTO AL GOVERNATORE DEL TEXAS ED UNO AL TEXAS BOARD OF PARDONS AND PAROLE ATTRAVERSOI SEGUENTI INDIRIZZI UTILIZZANDO IL TESTO CHE SEGUE:

Texas Governor Greg Abbott
State Capitol
P.O. Box 12428
Austin, TX 78711 Fax:(512)463-2000
Tel:(512)463-1762 11/98

email: governor@state.tx.us 


Texas Board of Pardons and Paroles
P. O. Box 13401
Austin, Texas 78711-3401
E-mail:
 bpp_pio@tdcj.texas.gov

PER L'APPELLO PUÒ ESSERE USATO IL TESTO SEGUENTE:

Governor Abbott and the Texas Board of Pardons and Parole

Dear Governor Abbott and                                                                                 
Distinguished members of the Texas                                                                          
Board of Pardons and Parole,

I the undersigned I am petitioning in order to save the life of Jeff Wood from the execution scheduled on August 24, 2016 for a murder he did not commit.
Jeff was charged under the controversial Law of Parties, as he was not the shooter in this crime, nor was he even in the building when the shooting took place.
The actual shooter in this case, Daniel Reneau, has already been executed by the state of Texas.”
Jeff also has mental and learning disabilities, dating back to his childhood, that allowed him to be taken advantage of not only by the shooter, but by the prosecution in this case as well. It is also a FACT that the jury never heard this or any other mitigating evidence that was readily available.
The fact that Wood's jury did not hear this important evidence has not been corrected by the courts, and executive clemency exists to intervene where the courts cannot.

Therefore, we implore you to have compassion and to do everything in your power to stop the execution and commute the death sentence of this man.

Data
                                                                                  Firma