mercoledì 30 settembre 2015

Non si fermano le esecuzioni in Georgia. Ore di ansia per Richard Glossip e Alfredo Prieto

Usa, il Papa: «Fermate l'esecuzione di Kelly». Ma la Georgia va avanti
  
Con una lettera del nunzio Francesco ha cercato di fermare l'iniezione letale fissata per stanotte. Ma le autorità hanno negato la commutazione della pena. E altre due esecuzioni restano fissate anche in Oklahoma e Virginia

di Giorgio Bernardelli
http://vaticaninsider.lastampa.it/

Non si è fermato all'appello per l'abolizione della pena di morte lanciato giovedì dall'aula del Congresso. Papa Francesco ha provato oggi in prima persona a fermare l'iniezione letale fissata per questa sera nei confronti di Kelly Gissendaner, una donna della Georgia. La prima in calendario dopo la conclusione del viaggio che ha avuto proprio nella richiesta di mettere al bando le esecuzioni capitali uno dei suoi momenti più forti. E la prima anche di una drammatica serie che potrebbe vedere ben tre persone salire al patibolo nelle prossime ore tra la Georgia, l'Oklahoma e la Virginia. Neanche questa iniziativa del Papa, però, al momento sembra destinata a fermare il boia negli Stati Uniti.

Richard Glossip, Oklahoma
L'intervento sulle autorità della Georgia è avvenuto attraverso una lettera inviata a nome di papa Francesco dal nunzio apostolico negli Stati Uniti, monsignor Carlo Maria Viganò. Un testo stringato in cui il Nunzio riprende proprio le parole pronunciate dal Pontefice davanti al Congresso: la pena di morte va abolita perché «ogni persona umana è dotata di una inalienabile dignità». E aggiunge: «Pur senza ridurre la gravità del crimine per il quale la signora Gissendaner è stata condannata, ed esprimendo egualmente vicinanza alle vittime, vi imploro, in considerazione di queste ragioni, a commutare la sentenza in un’altra che possa esprimere meglio tanto la giustizia quanto la misericordia».



L'appello sembra però caduto nel vuoto: la grazie è stata negata e l'esecuzione resta fissata per le 19 di questa sera ora locale, quando in Italia sarà l'1 di notte. Kelly Gissendaner è una donna di 47 anni, madre di tre figli, condannata come mandante dell’omicidio del marito, compiuto nel 1997 dal suo amante. Se le verrà praticata l'iniezione letale sarà il primo caso di una donna sottoposta alla pena di morte in Georgia dal 1945.

Alfredo Prieto, Virginia
Già due volte nel marzo scorso Kelly era stata sottoposta alle procedure per l’iniezione letale, ma all’ultimo momento la condanna a morte era stata rinviata; in un primo caso per una tempesta di neve e nel secondo per un’anomalia riscontrata nella fiala del farmaco. Durante gli anni trascorsi in carcere Kelly è profondamente cambiata, al punto da aver conseguito una laurea in Teologia.

Oltre a lei, però, in queste ore, altri due detenuti sono a un passo dalla pena capitale. In Oklahoma oggi pomeriggio alle 15 potrebbe toccare a Richard Glossip, un uomo di 52 anni condannato per l’omicidio del proprietario del motel di cui era amministratore. Glossip continua a proclamarsi innocente e l’unica prova contro di lui è la testimonianza dell’esecutore materiale dell’omicidio Justin Sneed. Questi - chiamando in causa Glossip come mandante - ha ottenuto a sua volta l’ergastolo al posto della pena di morte. Gli avvocati del condannato hanno presentato nei giorni scorsi nuove testimonianze sull’inattendibilità di Sneed, ma la Corte suprema dell’Oklahoma ieri le ha rigettate con un verdetto contrastato (tre giudici hanno votato contro la riapertura del processo, due a favore). Per la sorte di Richard Glossip si sta spendendo in maniera particolare sister Helen Prejean, la religiosa simbolo della battaglia contro la pena di morte negli Stati Uniti: ha annunciato che starà accanto a Glossip fino alla fine.

Infine un terzo caso riguarda la Virginia e ha per protagonista Alfreto Prieto, 50 anni, un pluriomicida accusato anche di alcuni stupri. Prieto è originario del Salvador: emigrò negli Stati Uniti con la famiglia ai tempi della guerra civile. La sua storia incrocia l’altro grande tema toccato da papa Francesco durante la sua visita: quello dei latinos e delle opportunità loro offerte nel sogno americano. L’esecuzione di Prieto è fissata per la notte tra giovedì e venerdì e sta facendo discutere anche per il fatto che - per aggirare il boicottaggio dei farmaci utilizzati per le iniezioni letali - il sistema giudiziario della Virginia si è fatto vendere dal Texas la fiala che verrà utilizzata.

martedì 29 settembre 2015

Appello Urgente per salvare la vita di Alfredo Prieto, la sua esecuzione è prevista per il 21 ottobre

Alfredo è un cittadino salvadoregno, ha 49 anni. La sua esecuzione è prevista per il 1 ottobre 2015 in Virginia

La sua condanna morte per due omicidi commessi nel 1988, è stata annullata per due volte. Nel 2010 è stato condannato a morte nuovamente (per la terza volta), nonostante soffra di un riconosciuto ritardo mentale. Con una dura battaglia legale lo Stato della Virginia è riuscito a sostenere che a Prieto era stato accertato un QI di poco maggiore (73 contro 70 punti) di quello con cui viene riconosciuto lo stato di ritardato mentale (e quindi l'impossibilità di essere condannati a morte).
Lo Stato della Virginia, per poter fissare l'esecuzione, ha dovuto richiedere in prestito al Texas una dose con tre fiale di pentobarbitolo.
Il Governo salvadoregno ha chiesto urgentemente di sospendere l'esecuzione e di commutare la condanna a morte in ergastolo.

Il Governatore della Virginia McAuliffe, al quale INTENDIAMO INVIARE L'APPELLO URGENTE, ha dichiarato che comunicherà poco prima dell'ora prevista per l'esecuzione la propria decisione riguardo ad un eventuale atto di clemenza.

Importante: è possibile inviare l'appello via Fax al numero 001 804 3716351.
Si possono inviare tweet a @governorVA

L'appello:

URGENT APPEAL SPREAD BY THE COMMUNITY OF SANT’EGIDIO TO SAVE THE LIFE OF RICHARD GLOSSIP, SENTENCED TO DEATH

Dear Governor McAuliffe, 
I am writing in order to ask you to stay the execution and then commute the death sentence of Alfredo Prieto.
I want to point out note the evidence that he has a clear intellectual disability and I express my concern that procedural technicalities are preventing this claim from being the subject of a full judicial hearing.
I actually think that the power of executive clemency is not constrained by procedural rules.
I am not seeking to downplay the seriousness of the crime or the suffering caused, but I hope you may evaluate the request of all those want to spare another life.
Respectfully

http://nodeathpenalty.santegidio.org/


sabato 26 settembre 2015

Città per la vita: da Termoli un appello all’Arabia Saudita per Ali al-Nimr

Un appello accorato dal Comune di Termoli dove i consiglieri chiedono la grazia per Ali Mohammed al-Nimr.

Il giovane che ora ha 21 anni era stato arrestato all’età di 17 anni con l’accusa di aver partecipato alle manifestazioni legate alla Primavera Araba. Ha scontato 4 anni di prigionia. La Corte penale speciale e la Corte suprema dell'Arabia Saudita hanno confermato la sentenza capitale nei confronti del giovane attivista sciita. A breve verrà decapitato e poi crocifisso. 
Ieri a Bruxelles il presidente francese François Hollande ha chiesto all’Arabia Saudita di rinunciare all’esecuzione. In queste ore migliaia di persone anche in Italia si stanno unendo alla causa,  grazie ai social Twitter (l’hashtag è #Free Nimr). L’obiettivo è quello di far sì che l’ambasciatore del Regno saudita in Italia possa intercedere per la salvezza del ragazzo. 


Gli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani hanno espresso dure critiche circa il processo giudiziario che ha portato alla sua condanna: “Ogni sentenza che impone la pena di morte di minorenni al momento del reato nonché la loro esecuzione, è incompatibile con gli obblighi internazionali dell’Arabia Saudita”.
Puoi firmare l'appello di  http://www.amnestyusa.org/

Qui di seguito la nota inviata  dai consiglieri del Comune di Termoli:

“Condanniamo in ogni modo la pena di morte. La condanna alla decapitazione e crocifissione del giovane Ali al-Nimr, desta in tutti noi rabbia e sgomento. Come consiglieri sappiamo quanto sia difficile il confronto tra ideologie diverse ma ci battiamo tutti i giorni perché questo avvenga con i metodi e gli strumenti che la democrazia ci mette a disposizione. L’evoluzione culturale dei popoli ha portato la maggior parte dei Paesi del Mondo all’abolizione della pena di morte e biasimiamo gli Stati in cui, ancora oggi, si procede in questo modo per punire chi si è macchiato di un reato. Per di più il giovane Ali al-Nimr è stato condannato per aver manifestato le sue idee, in modo non violento. È condannato a morte per aver creduto in un ideale di libertà e fratellanza. Chiediamo la grazia per il giovane Ali al-Nimr, chiediamo allo Stato dell’Arabia Saudita di annullare l’esecuzione che dovrebbe avvenire tra pochi giorni. Uccidere un giovane che scende in piazza per proclamare le sue idee non servirà a intimorire altre migliaia di giovani che, come Ali, credono e si battono per un futuro migliore. La soluzione non è la condanna a morte. La soluzione sono l’ascolto e il confronto. La storia ci insegna che le rivoluzioni soffocate nel sangue non hanno portato a nulla se non ad ulteriori inasprimenti dei conflitti. Siamo esseri umani, capaci costruire un mondo migliore, capaci di accogliere chi è diverso da noi, capaci di percepire e vivere nel sentire collettivo.

Non cediamo il fianco all’odio e a chi ci vuole metterci uno contro l’altro per poter prevaricare più facilmente.

Voi Arabi, con la grandezza e la raffinatezza del vostro pensiero, siete stati nella storia dell’umanità una pietra miliare della scienza, la matematica, la filosofia e la poesia. Non dimenticate il vostro passato, non sporcate il ricordo delle meraviglie che avete saputo costruire. Non macchiate la vostra identità con un atto di barbarie quale la pena di morte.

Noi tutti consiglieri del Comune di Termoli vi chiediamo quindi la grazia per il giovane Ali al-Nimr. Risparmiate la sua vita”.

venerdì 25 settembre 2015

Un giorno di liberazione nella prigione di Coyah, in Guinea, grazie a “Je DREAM”

Una nuova storia di liberazione dal carcere in Africa. E' successo in Guinea Conakry a 10 detenuti della piccola prigione di Coyah, un giorno di liberazione. 
Otto di loro avevano già scontato la loro pena da due mesi, ma l’impossibilità di pagare la multa per la detenzione li obbligava a rimanere, finché qualcuno non si ricordasse di loro;  gli altri due avevano terminato la pena da solo una settimana, ma con lo stesso problema.

In Guinea la cifra da pagare per poter uscire a fine pena si aggira di solito tra i 100 e i 200mila franchi guineani (tra 12 e 24 euro): non è poco se si considera che il salario minimo guineano è di 400.000, ma impossibile da trovare per chi, in prigione da tempo, non ha risorse economiche ed ha perso i contatti con la famiglia.


leggi tutto da:
http://dream.santegidio.org/2015/09/25/un-giorno-di-liberazione-nella-prigione-di-coyah


giovedì 24 settembre 2015

Marazziti: Straordinario intervento di papa Francesco al Congresso americano, è tempo di abolire la pena di morte!

Marazziti: straordinario intervento di papa Francesco al Congresso americano. 
E’ tempo di abolire la pena di morte anche in tutti gli Stati Uniti. 
Una grande democrazia rischia di abbassare tutti al livello di chi uccide quando utilizza la pena capitale.


Mario Marazziti, al termine della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati da lui presieduta, che ha espresso il parere favorevole sul disegno di legge per la cittadinanza per i bambini stranieri e figli di immigrati, ha commentato a caldo il passaggio del discorso di papa Francesco al Congresso americano sulla necessità di “scelte coraggiose” e di abolire la pena di morte.

“Uno intervento straordinario, che aiuta tutte le democrazie a capire che non c’è giustizia senza vita, e che la pena di morte abbassa l’intera società al livello di chi uccide. C’è una cultura di morte e una sconfitta evidente nel mantenimento della pena capitale. E’ una società che non sa immaginare la riabilitazione, ma solo la punizione. E questo l’ha detto con chiarezza papa Francesco quando detto, anche in termini personali:

"Proteggere e difendere la vita umana mi ha portato, fin dall'inizio del mio ministero, a sostenere a vari livelli l'abolizione globale della pena di morte. Sono convinto che questa sia la via migliore, dal momento che ogni vita è sacra", e  che "ogni persona umana - specifica - è dotata di una inalienabile dignità e la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini".

Come co-fondatore della Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte ho sottolineato più volte come da quindici anni la pena capitale si stia restringendo negli USA e nel mondo e come gli Stati Uniti siano oggi al numero più basso di esecuzioni e di condanne da 15 anni. Con la Comunità di Sant’Egidio ho lavorato direttamente all’abolizione, avvenuta, della pena di morte in New Jersey, New Mexico, Illinois, Nebraska. E accompagnato i processi che l’anni eliminata anche in Connecticut, Maryland e nello Stato di New York. Ma adesso è il tempo per una moratoria ufficiale delle esecuzioni a livello federale come primo passo verso l’uscita degli Stati Uniti dal numero dei paesi retenzionisti.

Il movimento mondiale di ogni cultura e credo religioso deve essere molto grato a papa Francesco per avere messo al centro della sua azione e del suo messaggio la dignità della vita senza eccezioni e, per questo, anche la necessità di porre fine a una pratica barbara come la pena capitale.

Roma, 24 settembre 2015

Papa Francesco al Congresso Usa: “Abolite la pena di morte. La vita è sacra!"


Abolite la pena di morte e la vendita delle armi. Aiutate i profughi e le famiglie. La politica persegua il bene comune”.
Papa Francesco ha parlato al popolo americano dalla sua sede più rappresentativa, un evento unico, il primo Papa della storia nell'arena politica americana. 

da il Sole24ore
Mario Platero

WASHINGTON - In un’atmosfera elettrica, carica di emozione, un Pontefice, Papa Francesco ha parlato per la prima volta nella storia al Congresso americano riunito in seduta plenaria, portando un messaggio prima di tutto di unità e di responsabilità nei confronti degli elettori. Un messaggio importante per un Congresso polarizzato e visto con sospetto dall'americano comune. «Sono molto grato per il vostro invito a rivolgermi a questa Assemblea Plenaria del Congresso nella “terra dei liberi e casa dei valorosi”», ha aperto il Papa.

Ed è stato subito interrotto da un grande applauso comune, da una “standing ovation” con tutti, i senatori, il corpo diplomatico, la Corte suprema, il Consiglio dei ministri di Barack Obama in piedi: la coreografia è quella della grandi occasioni, simile a quella che abbiamo per il discorso sullo stato dell'Unione, un momento davvero unico e solenne. «Mi piace pensare che la ragione di questa mia presenza sia il fatto che io pure sono un figlio di questo grande continente, da cui tutti noi abbiamo ricevuto tanto e verso il quale condividiamo una comune responsabilità».

Poi il messaggio politico, o meglio l'ammonizione: pensare al bene comune e «alla discendenza comune da immigrati, la maggioranza di noi una volta erano stranieri» ha detto Francesco raccogliendo uno degli applausi più fragorosi. E la protezione dell'ambiente, e la ricerca del dialogo come ha detto aver fatto lui stesso con tutti gli americani «attraverso i loro rappresentanti», il richiamo alla sacralità della vita «fin dall'inizio» per arrivare a chiedere l'abolizione della pena di morte.


Il Papa ha chiesto dimostrazioni di solidarietà nei confronti dei più deboli: «C'è una regola d'oro: non fate agli altri quello che non vorreste fosse fatto a voi». E ha ricordato che per lui la famiglia resta quella tradizionale, uno dei pochi messaggi accolto con una divisione all'interno della Camera.

Francesco ha costruito il suo discorso facendo riferimento a quattro grandi americani, Abramo Lincoln, il grande Presidente che ha combattuto per la libertà, Martin Luther King, il leader per i diritti civili, Dorothy Day, attivista sociale cattolica, e Thomas Merton una guida spirituale che ha aperto nuovi orizzonti per la Chiesa cattolica americana e mondiale all'inizio del secolo scorso. Per ciascuno di loro con relativi anniversari, Francesco ha affrontato una tematica forte del suo discorso, appunto dalla libertà ai diritti alla solidarietà alla saggezza nel cambiamento.

Due i messaggi che hanno fatto da contrappunto all'idea del dialogo, quello interno e quello esterno.


Per il dialogo interno Francesco ha detto: «Qui, insieme con i suoi rappresentanti, vorrei cogliere questa opportunità per dialogare con le molte migliaia di uomini e di donne che si sforzano quotidianamente di fare un'onesta giornata di lavoro, di portare a casa il pane quotidiano.

Per il dialogo esterno ha cercato di superare di nuovo la polarizzazione aprendo al dialogo anche movimenti motivati da estremismi che possono sembrare irriconciliabili. «Il mondo contemporaneo – ha detto Francesco - con le sue ferite aperte che toccano tanti dei nostri fratelli e sorelle, richiede che affrontiamo ogni forma di polarizzazione che potrebbe dividerlo tra questi due campi. Sappiamo che nel tentativo di essere liberati dal nemico esterno, possiamo essere tentati di alimentare il nemico interno. Imitare l'odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore di prendere il loro posto. Questo è qualcosa che voi, come popolo, rifiutate». Poi il congedo: «La nostra - dice Francesco - dev'essere una risposta di speranza e di guarigione, di pace e di giustizia. Ci è chiesto di fare appello al coraggio e all'intelligenza per risolvere le molte crisi economiche e geopolitiche di oggi.. Una nazione può essere considerata grande quando difende la libertà, come ha fatto Lincoln; quando promuove una cultura che consenta alla gente di “sognare” pieni diritti per tutti i propri fratelli e sorelle, come Martin Luther King ha cercato di fare; quando lotta per la giustizia e la causa degli oppressi, come Dorothy Day ha fatto con il suo instancabile lavoro, frutto di una fede che diventa dialogo e semina pace nello stile contemplativo di Thomas Merton».

Poi la benedizione, per l'America e l'ultimo interminabile applauso a suggellare la fine di un altro momento straordinario nella storia di questa democrazia e di questo Papa che per la prima volta si sono incontrati. 


lunedì 21 settembre 2015

Glossip: esecuzione rinviata, la mobilitazione continua

Il dolore della sorella di Richard
da Famiglia Cristiana
di Stefano Pasta

La Corte d’appello penale dell’Oklahoma ha fermato il boia, annunciando che «analizzerà approfonditamente» il caso. Ma il rinvio è di sole due settimane. la prossima data è il 7 settembre. 
La mobilitazione per salvare la vita di Richard continua. In prima fila l’attrice Susan Sarandon e suor Helen Prejean. 

Sister Helen Prejean e Susan Sarandon


Perché Richard viva firmiamo l'appello attraverso questo link:
http://nodeathpenalty.santegidio.org



Due settimane di vita, quattordici giorni. È il tempo che ha guadagnato Richard Glossip, il dead man walking per cui era prevista l’esecuzione in Oklahoma il 16 settembre, la notte tra mercoledì e giovedì in Italia.

Sister Helen Prejean, la suora che lo ha seguito passo dopo passo e a cui Richard aveva chiesto di essergli accanto nelle ultime ore, lo aveva già raggiunto nel braccio della morte. La governatrice Mary Fallin aveva appena respinto la sospensione, confermando che le tre flebo di curaro, pentothal e barbiturici avrebbero ucciso l’uomo. E invece, tre ore prima dell’ora X, la Corte d’appello penale dell’Oklahoma ha fermato tutto, annunciando che nelle prossime due settimane «analizzerà approfonditamente» il caso ed eventuali nuove informazioni in arrivo. 

Richard Glossip. In copertina: suor Helen Prejean circondata dagli abbracci alla notizia del rinvio dell'esecuzione.
Richard Glossip. In copertina: suor Helen Prejean circondata dagli abbracci alla notizia del rinvio dell'esecuzione.


DECISIVA ANCHE LA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE
La svolta è stata possibile grazie ad un abile team di legali, mentre nei due precedenti processi Glossip non aveva potuto permettersi una difesa efficace. È stata decisiva anche la mobilitazione internazionale degli ultimi giorni, da Sister Helen e Susan Sarandon al senatore dell’Oklahoma Tom Coburn, sostenitore della pena di morte ma convinto che in questo caso ci fossero forti dubbi sulla colpevolezza del condannato.

Richard si trova da 17 anni nel braccio della morte perché ritenuto il mandante dell’omicidio di Barry Van Treese, il proprietario del motel in cui lavorava, ucciso a colpi di bastone nel corso di un brutale agguato nel gennaio del 1997.

Lui si è sempre dichiarato innocente. La condanna è arrivata in base all’accusa dell’esecutore materiale, che, coinvolgendo Richard, si è salvato a sua volta dalla pena capitale. Recentemente, persino la figlia dell’omicida ha scritto a un giornale americano di «essere fermamente convinta che Glossip sia un uomo innocente».

Aggiunge Sister Helen, l’autrice di Dead man walking: «Io sono sicura della sua innocenza. In ogni caso, provare che non hai fatto qualcosa è difficile… Lo Stato non può essere certo della sua colpevolezza, ma dovresti esserlo quando leghi qualcuno su un lettino e lo ammazzi iniettando dei farmaci nelle vene (gli stessi farmaci che in passato hanno ucciso dopo atroci sofferenze)».

SI PUÒ FIRMARE L'APPELLO PER LA SALVEZZA DI RICHARD GLOSSIP
  
Oggi Glossip è salvo, ma il 30 settembre è fissata la nuova esecuzione. La Comunità di Sant’Egidio, in alleanza con Sister Helen, rilancia l’appello in suo favore. «Il rinvio di ieri», dice Stefania Tallei, «è anche frutto della mobilitazione internazionale. Lottare per i condannati a morte è affermare il valore della vita e non dimenticare le vite scartate, come dice Papa Francesco». Proprio la Chiesa è in prima fila nella lotta contro la pena di morte negli Stati Uniti e la Conferenza episcopale ha annunciato un anno di mobilitazione su questo tema in occasione del Giubileo della Misericordia.

Nel 2015, gli omicidi di Stato negli Usa sono stati 20, la maggior parte in Texas e in Virginia. La battaglia per la vita sta facendo passi avanti. Appare probabile che alla fine di quest’anno le esecuzioni non supereranno le 35 del 2014: sarebbe un numero nettamente inferiore ai 98 ammazzati nel 2000 e il totale più basso dal 1990 ad oggi. Nuovi Stati si aggiungono alla lista degli abrogazionisti — ultimo il pur conservatore Nebraska, in maggio — e anche nei 31 dove la “camera della morte” è ancora attiva, meno della metà l’hanno fatta funzionare negli ultimi cinque anni. I sondaggi indicano che soltanto una maggioranza di adulti anziani resta decisamente favorevole al boia, mentre il sostegno crolla fra i giovani sotto i 30 anni.