giovedì 27 febbraio 2014

Pressioni sul ministro della Giustizia signora Luo Ying-Shay affinché ordini l'esecuzione di 45 detenuti


La ministra della giustizia di Taiwan Luo Ying-Shay ha ricevuto critiche da alcuni legislatori del paese per non aver ordinato l’esecuzione di coloro che si trovano nel braccio della morte. Ci sono attualmente 52 condannati a morte nell’isola, alcuni di loro con una sentenza di più di dieci anni fa e che le leggi devono essere applicate. 
La ministra Luo Ying-Shay ha chiesto, nel corso di una sessione informativa nel Legislativo, di rimandare indebitamente l’esecuzione dei condannati a morte che hanno già esaurito ogni tipo di ricorso legale per permettere loro di ottenere il perdono o la commutazione della pena. La ministra Luo ha infatti affermato che è sua intenzione verificare se sia possibile nei casi di questi condannati a morte applicare appelli straordinari, interpretazioni costituzionali o andare a nuovi processi. 


Taiwán riceve forti critiche da organismi e governi stranieri sulla pena di morte ma il governo sostiene che la pena capitale ha l’appoggio della maggioranza del popolo.

mercoledì 26 febbraio 2014

Libri: di Adriano Prosperi "Delitto e perdono. La pena di morte nell'orizzonte mentale dell'Europa cristiana. XIV-XVIII secolo"



Pubblichiamo l'intervista di Giacomo Mori a Adriano Prosperi sul suo ultimo libro: “Delitto e perdono. La pena di morte nell'orizzonte mentale dell'Europa cristiana. XIV-XVIII secolo". 

Di cosa parla il suo libro? 

Il libro parla della storia dei rapporti tra cristianesimo e pena di morte nella tradizione europea e soprattutto nella tradizione italiana, del modo in cui, nel corso della sua storia, l’etica cristiana ha fatto i conti con l’amministrazione della pena capitale che un tempo era considerato un metodo normale di gestione dell’ordine pubblico. 

Ho letto da qualche parte definirlo “la storia della cristianizzazione della pena di morte”, si trova d’accordo con questa affermazione? 

Sì. Innanzitutto, la religione ha spesso rappresentato la base su cui si è sorretta la gestione dello spettacolo della pena di morte, come spettacolo funzionale al potere. La figura del condannato a morte, che viene esecrato e rifiutato sino a morire tra sofferenze atroci, si trasformò, grazie all’opera dei confratelli delle compagnie di giustizia, in un pentito che aspira a diventare santo e che in certi casi, addirittura, finisce per diventare santo nell’opinione pubblica. Queste compagnie di giustizia, legate alla Chiesa, nacquero sistematicamente in tutte le città italiane, anche nei piccoli centri, e crearono un modello di organizzazione della pena capitale che poi si è diffuso nel resto d’Europa portando, appunto, a una vera e propria cristianizzazione della pena di morte. Questa sorta di mediatori si assumevano il compito di gestire il conforto del condannato nelle sue ultime ore di vita, affinchè esso, tramite il patimento della morte, potesse riscattare, non la sua vita terrena che ormai non contava più, bensì la sua vita eterna, ultraterrena. In cambio del suo pentimento e del fatto che lui si assuma, volentieri, il compito di morire, il condannato si garantisce dunque, anche la sentenza favorevole del tribunale divino, quella più importante, che poi gli garantirà la vita eterna in paradiso. 

Ricorda la parabola del buon ladrone. 

Esattamente, il modello di riferimento è appunto l’episodio del buon ladrone, colui che sulla croce, accanto a Cristo, ottiene da lui la promessa del paradiso. Questo è un punto dei Vangeli che viene continuamente usato e citato dai confratelli delle compagnie di giustizia. L’opera dei confratelli, tuttavia, non funge soltanto da attività di conforto nei confronti di colui che si prepara a morire, ma rappresenta anche la legittimazione del potere in quanto serviva inoltre a garantire al principe della città il regolare svolgimento dello spettacolo e la legittimazione sacra, divina di ciò che lui aveva ordinato, ovvero la sentenza di condanna capitale. 

Qual è dunque, se c’è, la tesi che lei sostiene nel libro riguardo al rapporto tra religione cristiana e pena capitale? 

Nel libro, seguo le vie diverse attraverso le quali si stratifica questa radice cristiana della pena capitale: c’è la versione cattolica, italiana e c’è, invece, quella protestante radicale. Secondo la mia opinione, entrambe le dottrine alimentano ancora oggi una diversa maniera di considerare la pena di morte, una differenza di vedute che fu lampante, per esempio, quando, nel maggio 2011, all’annuncio della notizia della esecuzione di Osama Bin Laden il presidente degli Stati Uniti Barack Obama disse quella frase “giustizia è stata fatta” e, invece, dall’altra parte, la sala stampa del Vaticano e poi anche gran parte dell’opinione pubblica, soprattutto italiana, rispose con dichiarazioni critiche di quella frase, sostenendo che non è affatto giustizia il rispondere alla violenza con altrettanta violenza ma, al contrario, è il perdono la vera giustizia cristiana. In queste due reazioni diverse, secondo me, si rispecchia il differente atteggiamento, della radice cattolica e di quella protestante, nei confronti della pena di morte. 

Come giudica il fatto che, nel 2014, in un paese industrializzato e civilizzato come gli Stati Uniti d’America ci sia ancora la pena di morte?


Naturalmente l’uso della pena di morte non è soltanto cristiano, i luoghi dove oggi viene praticata maggiormente sono culture non cristiane, per esempio quella cinese, tuttavia nemmeno nella tradizione cattolica c’era il totale rifiuto della pena di morte, contro Beccaria infatti la cultura cattolica di allora si schierò compattamente, poiché la dottrina Tomistica sostiene che, appunto, la pena di morte può essere utile per garantire l’ordine e per rispondere all’atto del criminale con una punizione adeguata. Diciamo che il Cristianesimo, credendo nella sopravvivenza dell’anima, ha questa via d’uscita della legittimazione della pena di morte in terra perché è dopo che c’è la vera vita. Quindi uccidere l’essere umano non vuol dire troncargli la vita, vuol dire farlo passare ad un’altra, migliore vita. Dunque, la giustificazione del perché un paese come gli Stati Uniti, ancora oggi, si avvalga di questo metodo va ricercato nella sua profonda radice religiosa, protestante.

lunedì 24 febbraio 2014

Il Mattino:

Giustizia: quando il detenuto si uccide in cella è sconfitta la società



di Antonio Mattone

Il Mattino, 24 febbraio 2014

Tre suicidi nel giro di pochi giorni nelle carceri campane. Queste vittime fanno a salire a 9 il numero dei detenuti che si sono tolti la vita nelle prime settimane del 2014 in Italia. "La morte di un uomo è una tragedia, la morte di milioni è una statistica", affermava Stalin. Questi ultimi episodi portano al drammatico bilancio di 810 suicidi a partire dal 2000. In Campania, lo scorso anno, si è toccato il picco dell'ultimo decennio, con 9 carcerati che si sono ammazzati.
M.C. era alla prima esperienza detentiva nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, nel padiglione di Alta Sicurezza. Nulla lasciava prevedere il suicidio. Forse la prospettiva di una lunga detenzione lo ha demoralizzato. Nella Casa Circondariale "Giuseppe Salvia - Poggioreale", invece, A. A. era alla sua settima carcerazione. Tossicodipendente di 36 anni, è morto asfissiato inalando il gas della bomboletta che i detenuti utilizzano per cucinare. Probabilmente cercava solo un po' di sballo ma non è riuscito a controllare gli effetti della sua azione. Infine, nell'Opg di Napoli, B.M., internato in misura di sicurezza provvisoria, si è impiccato nella stanza in cui stava solo.
Questi tre suicidi hanno un filo conduttore: la disperazione e la solitudine di chi vive la carcerazione e non riesce a sopportarla.
È nell'immediatezza dell'ingresso in prigione o in prossimità della liberazione, che di solito avviene questo gesto estremo.
Sappiamo come il carcere impoverisce e la lontananza dalla famiglia può creare forti lacerazioni al suo interno. La paura di uscire e di trovarsi senza sostegno, senza casa, lavoro e affetti può creare smarrimento e turbamento. Un detenuto che si uccide alla vigilia della dimissione non solo è la peggiore sconfitta del sistema penitenziario, ma è il fallimento di un intero sistema sociale.
Anche lo stress quotidiano della vita in carcere, può rappresentare un elemento in grado di far superare la soglia di resistenza di una persona. Basta pensare che in un carcere come Poggioreale, si vive anche in 12 detenuti in uno spazio di appena 30 mq. per 22 ore al giorno, dove tutto è pubblico e condiviso. Persino le proprie lacrime e il proprio dramma sono visibili a tutti, e le proprie preghiere per essere nascoste devono essere solo mormorate. La promiscuità è totale. Nella maggioranza dei padiglioni non ci sono docce nella stanza, ed è possibile usufruirne solo per 2 volte alla settimana. È predisposto un unico luogo dove si cucina e si espletano i propri bisogni fisiologici, con tutto quello che questo comporta.
Eppure l'ordinamento penitenziario definisce le celle "stanze di pernottamento", dove si dovrebbe solo dormire, mentre la vita quotidiana andrebbe svolta in altri locali definiti di soggiorno, dedicati alla realizzazione delle attività lavorative, scolastiche e trattamentali. Il carcere diviene così scuola di delinquenza ma anche luogo di disperazione.
Il disagio che si vive nelle prigioni italiane non risparmia gli operatori penitenziari. Anche tra gli agenti si registrano numerosi suicidi, 100 casi dal 2000 ad oggi. Turni massacranti per la carenza di personale, condizioni lavorative stressanti rendono questo lavoro davvero difficile. Il carcere invece di recuperare e restituire alla società persone cambiate annienta le esistenze più fragili e le spinge alla marginalità, fino a compiere gesti estremi. Occorre ben più di una legge svuota carceri per fargli riacquistare la sua funzione rieducatrice. Bisogna investire risorse, ed energie. Ma sappiamo come questo tema sia impopolare.
"Chi salva una vita salva il mondo intero", è scritto nel Talmud. Anche se si tratta di quella di un detenuto.

giovedì 20 febbraio 2014

Missouri: I legali di alcuni condannati bloccano la fornitura di pentobarbital



Il Missouri e' a caccia di veleni a otto giorni dall'esecuzione di un detenuto nel braccio della morte, mentre in Georgia i rappresentanti del governo statale stanno cercando di ottenere dalla magistratura che i fornitori delle sostanze che uccidono sul lettino dell'iniezione letale siano coperti dal "segreto di stato".

Gli avvocati di Michael Taylor, il condannato a morte che il 26 febbraio deve essere ucciso nello stato natale di Mark Twain, sono riusciti a ottenere da Apothecary Shoppe, il laboratorio farmaceutico dell'Oklahoma che avrebbe dovuto consegnare la dose extralarge di pentobarbital al dipartimento delle prigioni, lo stop della fornitura, una decisione che ha lasciato il Missouri
in un limbo. 

Le scorte di pentobarbital approvate dal governo federale per l'uso nelle esecuzioni si sono esaurite negli Usa dopo il bando guidato dall'Europa e dopo che a laboratori, come appunto Apothecary Shoppe, sono state legate le mani da azioni legali come quella degli avvocati di Taylor.

I tentativi delle autorita' penitenziarie di mantenere il segreto sul cocktail letali sta provocando una raffica di azioni legali: in Georgia gli avvocati di Warren Hill, nel braccio della morte dopo il rinvio dell'esecuzione, si sono sentiti replicare dalle autorita' statali davanti alla Corte Suprema che i fornitori dei veleni dovrebbero esser coperti da "segreto di stato". 

Cosi' anche in Ohio, Oklahoma, Louisiana e Texas: i legali di condannati stanno creando una serrata campagna perche' - come ha spiegato Cheryl Pilate, la legale che ha rappresentato Herbert Smulls, messo a morte in Missouri in gennaio con una massiccia dose di pentobarbital di Apothecary Shoppe - togliere la vita a una persona "e' materia di estrema gravita' e che questo accada dietro un muro di segretezza e' interamente inaccettabile". 
Intanto il governatore del Missouri Jay Nixon ha lasciato capire che suo stato qualche scorta segreta alternativa forse ce l'ha, visto che ha ribadito che l'esecuzione del condannato andra' avanti come previsto: potrebbe trattarsi del mix di madapolam e idromorfone, le due sostanze che in gennaio sono
state usate in Ohio per uccidere Dennis McGuire in una procedura di 26 minuti che ha scioccato i testimoni e fatto il giro del mondo.  
Taylor, un nero di 47 anni, deve finire sul lettino dell'iniezione per aver ucciso nel 1989 una ragazzina di 15. 

(ANSA - NEW YORK, 19 FEB )

mercoledì 19 febbraio 2014

Emergenza carceri e sovraffollamento: convertito in legge il decreto "svuotacarceri"

Piu' diritti ai detenuti ma soprattutto misure per sfoltire le carceri. Come l'ampliamento dell'affidamento in prova o uno 'sconto di pena' ulteriore, boss
esclusi, ai piu' meritevoli. E' quanto prevede il decreto 'svuotacarceri' licenziato dal parlamento, in risposta all'Europa dopo la sentenza 'Torreggiani' che ha condannato l'Italia. Tra le norme, spiccano il reato autonomo di piccolo spaccio e incentivi all'uso dei braccialetti elettronici e all'espulsione degli
stranieri in galera. Ecco, in sintesi, le principali novita'.
   BRACCIALETTI ELETTRONICI - Gli strumenti elettronici di controllo saranno la regola, non piu' l'eccezione. Oggi, nel disporre i domiciliari, il giudice li prescrive solo se necessari; da domani dovra' prescriverli in ogni caso, a meno che (valutato il caso concreto) non ne escluda la necessita'. Si rovescia cioe' l'onere motivazionale, con l'obiettivo di assicurare un controllo piu' costante e capillare senza ulteriore aggravio per le forze di polizia.
   PICCOLO SPACCIO - L'attenuante di lieve entita'' nel delitto di detenzione e cessione illecita di stupefacenti diventa reato autonomo. Per il piccolo spaccio, in altri termini, niente piu' bilanciamento delle circostanze, con il rischio (come e' oggi) che l'equivalenza con le aggravanti come la recidiva porti a pene
sproporzionate. Viene anche meno il divieto di disporre per piu' di due volte l'affidamento terapeutico al servizio sociale dei condannati tossico/alcool dipendenti. Ai minorenni tossicodipendenti accusati per piccolo spaccio sono applicabili le misure cautelari con invio in comunita'.
AFFIDAMENTO IN PROVA - Si spinge fino a 4 anni il limite di pena (anche residua) che consente l'affidamento in prova ai servizi sociali,  ma su presupposti piu' gravosi (periodo di osservazione) rispetto all'ipotesi ordinaria che resta tarata sui 3 anni. Si rafforzano inoltre i poteri d'urgenza del magistrato di sorveglianza.
   LIBERAZIONE ANTICIPATA SPECIALE - In via temporanea (dal 1 gennaio 2010 al 24 dicembre 2015) sale da 45 a 75 giorni a semestre la detrazione di pena concessa con la liberazione anticipata. L'ulteriore 'sconto', che comunque non vale in caso di affidamento in prova e detenzione domiciliare, e' tuttavia
applicato in seguito a valutazione sulla 'meritevolezza' del beneficio. Sono in ogni caso esclusi i condannati di mafia o per altri gravi delitti (come omicidio, violenza sessuale, rapina aggravata, estorsione).
   DETENZIONE DOMICILIARE - Acquista carattere permanente la
disposizione che consente di scontare presso il domicilio la pena detentiva (anche se parte residua) non superiore a 18 mesi. Restano ferme, peraltro, le esclusioni gia' previste per i delitti gravi o per altre particolari circostanze (ad esempio, la possibilita' di fuga o la tutela della persona offesa).
ESPULSIONE DETENUTI STRANIERI - E' ampliato il campo dell'espulsione come misura alternativa alla detenzione. Non solo vi rientra  (come e' oggi) lo straniero che debba scontare 2 anni di pena, ma anche chi e' condannato per un delitto previsto dal testo unico sull'immigrazione purche' la pena prevista non sia superiore nel massimo a 2 anni e chi e' condannato per rapina o
estorsione aggravate. Oltre a delineare i diversi ruoli del direttore del carcere, questore e magistrato di sorveglianza, viene velocizzata gia' dall'ingresso in carcere la procedura di identificazione per rendere effettiva l'esecuzione
dell'espulsione.
   GARANTE DEI DETENUTI - Presso il ministero della Giustizia e' istituito il Garante nazionale dei diritti dei detenuti. Un collegio di tre membri, scelti tra esperti indipendenti, che resteranno in carica per 5 anni non prorogabili. Compito del Garante nazionale e' vigilare sul rispetto dei diritti umani
nelle carceri e nei Cie. Puo' liberamente accedere in qualunque struttura, chiedere informazioni e documenti, formulare specifiche raccomandazioni all'amministrazione penitenziaria. Ogni anno il Garante trasmette al Parlamento una relazione sull'attivita' svolta.
   RECLAMI E DIRITTI - Si va dall'ampliamento della platea di destinatari dei reclami in via amministrativa a maggiori garanzie giurisdizionali nel reclamo davanti al giudice contro sanzioni disciplinari o inosservanze che pregiudichino diritti. In particolare, e' prevista una procedura specifica a garanzia
dell'ottemperanza alle decisioni del magistrato di sorveglianza da parte dell'amministrazione penitenziaria.

http://www.lastampa.it

Papa Francesco incontra in Vaticano i detenuti di Pisa e Pianosa

Papa Francesco ha incontrato questa mattina 19 detenuti delle carceri di Pisa e Pianosa a Santa Marta. L'incontro,non programmato, si e' protratto per oltre tre quarti d'ora, apprende l'ANSA. Francesco ha salutato e benedetto uno a uno i detenuti, dai presenti il momento e' stato definito  "bellissimo" e "commovente".(ANSA).


I 19 detenuti incontrati dal Papa partecipano a un percorso spirituale nell'ambito del quale i cappellani delle
rispettive carceri li hanno accompagnati oggi, giorno dell'udienza generale, in pellegrinaggio a Roma. Prima dell'udienza, come ha raccontato all'ANSA mons. Lorenzo Baldisseri, futuro cardinale e segretario
del sinodo dei vescovi, anche lui presente nell'occasione, si sono recati nelle Grotte vaticane per una messa. E' in questo momento, intorno alle 9, che il Papa, informato della loro presenza, ha deciso di incontrarli a parte, prima di uscire in piazza San Pietro per l'udienza generale e li ha cosi' accolti alla Domus Santa Marta. "Un incontro bellissimo, commovente - ha riferito mons. Baldisseri -. Il Papa ha voluto salutarli e benedirli uno ad uno, li ha molto incoraggiati, il suo e' stato un segno di grande paternita' spirituale nei confronti di persone che sono profondamente impegnate in un percorso spirituale". I detenuti erano accompagnati, oltre che dai cappellani, anche da due suore e dai magistrati di sorveglianza. (ANSA).

martedì 18 febbraio 2014

Zimbabwe: amnistia per 2.000 detenuti. La condizione difficile di molte prigioni africane

 Le autorità dello Zimbabwe hanno annunciato un'amnistia di cui beneficeranno circa 2.000 detenuti, per lo più donne e bambini. Le donne prigioniere saranno liberate, tranne quelle condannate al carcere a vita o alla pena di morte. 

Fuori dalle prigioni anche i malati terminali, i detenuti oltre i 70 anni, i minorenni e i condannati a pene definitive inferiori ai tre anni, che abbiano scontato un quarto della loro pena. Sono esclusi dal provvedimento di amnistia i condannati per omicidio, stupro, rapina, furto di bestiame.

Simili provvedimenti sono decisivi in carceri come quelle di molti paesi africani dove la povertà è particolarmente dura. 

La dura condizione di molti prigionieri

Spesso nelle celle non c’è aria, non c’è luce elettrica, spesso non c’è acqua. In alcune prigioni non ci sono letti, spesso si dorme per terra, nel fango, a volte non c’è spazio neanche per permettere a tutti di sdraiarsi contemporaneamente, il sapone e gli indumenti sono difficili da trovare. 

Le condizioni igieniche sono pessime e le epidemie si diffondono facilmente, molti muoiono così, senza cure. Il cibo, già scarso in molti paesi africani a causa della povertà, in carcere talvolta è assente e alcuni muoiono di stenti. 

Gran parte dei detenuti resta in attesa di giudizio per lungo tempo perché non è in grado di pagare l’avvocato che permetterà l’inizio del processo. 

La campagna “Liberare i prigionieri” proposta dalla Comunità di Sant'Egidio.

Con piccole offerte è possibile aiutare e alleviare le terribili condizioni di detenzione di molti prigionieri. 

La campagna "Liberare i prigionieri" in questi anni ha permesso di raggiungere i prigionieri e di acquistare materassi, prodotti per l'igiene, cibo e medicinali e di liberare molti che erano costretti a restare in carcere per un tempo indefinito perché dovevano pagare la tassa di estinzione della pena prevista in molti paesi anche per piccoli reati.