venerdì 7 novembre 2014

Il Patriarca Kirill chiede la grazia per Asia Bibi

Il patriarca di Mosca scrive al presidente pakistano: "Graziate Asia Bibi"
di Nina Achmatova

In una lettera a Hussain, Kirill avverte: "C'è il rischio di compromettere il dialogo e i rapporti tra cristiani e musulmani non solo in Pakistan, ma in tutto il mondo".

Mosca (AsiaNews) - Il patriarca ortodosso di Mosca Kirill ha inviato una lettera al presidente del Pakistan Mamnoon Hussain chiedendogli di graziare Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia. La sua esecuzione, scrive il primate ortodosso russo, "sarebbe una perdita irreparabile per la famiglia, i suoi vicini e i suoi cari, comporterebbe un grave danno al dialogo tra cristiani e musulmani e potrebbe, inoltre, aggravare le tensioni tra le due comunità sia in Pakistan, che nel mondo intero".



Nella missiva, pubblicata sul sito del Patriarcato, Kirill si dice convinto che le autorità politiche di ogni Stato moderno "debbano essere consapevoli delle loro responsabilità nel destino dei rappresentanti delle minoranze religiose che confidano in loro".

"La Chiesa ortodossa russa - continua la lettera - ha dimostrato grave preoccupazione per la sentenza emessa dalla Corte. Il nostro gregge, costituto da milioni di persone, unisce la sua voce a quella di tutta la gente che nel mondo si è espressa a favore della salvezza di questa donna cristiana".

Dopo anni di prigione e in regime di isolamento "per motivi di sicurezza", il 16 ottobre scorso l'Alta corte di Lahore ha confermato la pena capitale comminata in primo grado ad Asia Bibi, cristiana e madre di cinque figli. E' accusata di blasfemia per aver insultato il nome di Maometto, ma si è sempre detta innocente e ha denunciato di essere perseguitata per la sua fede. Nel 2011 estremisti islamici hanno massacrato il governatore del Punjab Salman Taseer (musulmano) e il ministro federale per le Minoranze religiose Shahbaz Bhatti (cattolico), "colpevoli" di aver difeso la Bibi. I gruppi per i diritti umani e le minoranze religiose da tempo denunciano che in Pakistan la famigerata legge sulla blasfemia è spesso usata a scopi persecutori. 

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