IRAN: 26enne a rischio imminente di esecuzione. Aveva agito per difendersi dal suo aggressore.
Dall'Onu la richiesta a non procedere con l'esecuzione della giovane Reyhaneh Jabbari, decoratrice di interni.
La sua esecuzione potrebbe avvenire entro un mese se la famiglia della vittima non le concede la grazia.
Secondo fonti affidabili, citate dall'esperto ONU, la vittima, il sig. Morteza Abdolali Sarbandi, avrebbe proposto alla signora Jabbari un lavoro di ristrutturazione del suo ufficio nel luglio 2007, ma la donna avrebbe subito una aggressione fisica e sessuale dalla quale si sarebbe difesa, in questa circostanza sarebbe avvenuta la morte dell'uomo.
Il caso della Jabbari solleva preoccupazioni riguardo alla procedura adottata nel processo, sembra infatti che già dal primo interrogatorio e poi anche successivamente, ci sia stata resistenza da parte della corte a considerare tutte le prove esistenti. La condanna inoltre sembra essere basata su confessioni estorte. Più di 170 persone, tra cui almeno due donne, sono state eseguite dall'inizio del 2014 in Iran.
Teheran, 14 apr. - (Aki) - Rischia di essere impiccata entro le prossime 24
ore Reyhaneh Jabbari, 26enne iraniana condannata a morte per l'omicidio sette
anni fa di un funzionario del ministero dell'Intelligence che aveva tentato
di violentarla.
A lanciare l'allarme e' Iran Human Rights (Ihr), un'ong che si batte contro la pena di morte nella Repubblica islamica, che invita tutti i paesi con rapporti diplomatici con Teheran a fare pressioni per fermare l'esecuzione.
La Jabbari era stata arrestata nel 2007 per l'assassinio di Morteza Abdolali Sarbandi. Dopo l'arresto, la donna era stata rinchiusa due mesi in isolamento nel famigerato carcere di Evin, a Teheran. Secondo l'Ihr durante questo periodo non ebbe la possibilita' di vedere ne' l'avvocato ne' i familiari. La Jabbari aveva confessato immediatamente l'omicidio, sostenendo di aver agito per autodifesa. La donna era stata condannata a morte nel 2009 da un tribunale penale di Teheran.
martedì 15 aprile 2014
venerdì 11 aprile 2014
Nonostante i numerosi appelli è avvenuta l'esecuzione di Ramiro Hernandez
L'esecuzione di Ramiro Hernandez è avvenuta. Ne danno notizia i familiari, i media e il Messico, paese di provenienza di Ramiro, esprime la sua “più energica protesta” agli Stati Uniti per tale esecuzione in Texas.
La Comunità di Sant'Egidio esprime il suo dolore per l'ennesima morte che ha portato altro dolore e che poteva essere evitata se i paesi del mondo si adeguassero ai trattati internazionali, alla moratoria universale della pena di morte e si incamminassero verso la scelta di abolire definitivamente questa pena crudele e inumana da tutti gli ordinamenti giudiziari.
(ANSA-AFP) - WASHINGTON, 10 APR - Un detenuto messicano e' stato giustiziato nel Texas con l'accusa di avere ucciso il suo datore di lavoro e di averne violentato la moglie, nonostante numerosi appelli avessero sollevato l'irregolarita' delle procedure, oltre che l'irresponsabilita' penale del condannato.
Ramiro Hernandez, 44 anni, e' morto alle 18.28 ora locale nel penitenziario di Huntsville, nel Texas, secondo quanto comunicato dal ministero della Giustizia dello Stato. E' la sesta persona sottoposta ad esecuzione capitale quest'anno nel Texas.
Il ministero degli Esteri messicano ha immediatamente reagito, condannando l'esecuzione in una nota. Hernandez era stato condannato a morte nel 2000 per avere ucciso il suo datore di lavoro e per aver violentato, a piu' riprese, la moglie della vittima, a San Antonio. La scorsa settimana, la Corte suprema
degli Stati Uniti aveva rifiutato di farsi carico dell' appello di Ramiro Hernandez che sosteneva di non essere stato informato dei suoi diritti consolari al momento del suo arresto. La Convenzione di Vienna, ratificata da 175 Paesi tra cui gli Stati Uniti, sancisce che tutti i residenti all'estero devono essere informati e ricevere assistenza dai rappresentanti del proprio consolato, dopo esserne stato precedentemente avvisati. E la Corte internazionale dell' Aja aveva ordinato nel 2004 la revisione dei dossier di 51 prigionieri messicani, tra cui Ramiro Hernandez, proprio per la mancata applicazione della Convenzione di Vienna. (ANSA-AFP).
La Comunità di Sant'Egidio esprime il suo dolore per l'ennesima morte che ha portato altro dolore e che poteva essere evitata se i paesi del mondo si adeguassero ai trattati internazionali, alla moratoria universale della pena di morte e si incamminassero verso la scelta di abolire definitivamente questa pena crudele e inumana da tutti gli ordinamenti giudiziari.
(ANSA-AFP) - WASHINGTON, 10 APR - Un detenuto messicano e' stato giustiziato nel Texas con l'accusa di avere ucciso il suo datore di lavoro e di averne violentato la moglie, nonostante numerosi appelli avessero sollevato l'irregolarita' delle procedure, oltre che l'irresponsabilita' penale del condannato.
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| La mamma di Ramiro Hernandez |
Il ministero degli Esteri messicano ha immediatamente reagito, condannando l'esecuzione in una nota. Hernandez era stato condannato a morte nel 2000 per avere ucciso il suo datore di lavoro e per aver violentato, a piu' riprese, la moglie della vittima, a San Antonio. La scorsa settimana, la Corte suprema
degli Stati Uniti aveva rifiutato di farsi carico dell' appello di Ramiro Hernandez che sosteneva di non essere stato informato dei suoi diritti consolari al momento del suo arresto. La Convenzione di Vienna, ratificata da 175 Paesi tra cui gli Stati Uniti, sancisce che tutti i residenti all'estero devono essere informati e ricevere assistenza dai rappresentanti del proprio consolato, dopo esserne stato precedentemente avvisati. E la Corte internazionale dell' Aja aveva ordinato nel 2004 la revisione dei dossier di 51 prigionieri messicani, tra cui Ramiro Hernandez, proprio per la mancata applicazione della Convenzione di Vienna. (ANSA-AFP).
giovedì 10 aprile 2014
L'Indonesia sostiene la cancellazione della pena di morte per Wilfrida, un'altra sua migrante
Wilfrida Soik è una donna indonesiana di East Nusa Tenggara (NTT), emigrata in Malaysia per lavorare come domestica.
Condannata a morte dal tribunale malese perché accusata di aver ucciso il suo anziano datore di lavoro, e per questo condannata a morte, è stata assolta dalle accuse e dalla condanna a morte dopo più di tre anni di battaglia legale durante i quali il suo caso è stato al centro di un dibattito e dell'interesse di politici e della società civile.
Migrant Care, ONG di tutela e difesa dei diritti dei lavoratori indonesiani all'estero, che ha monitorato da vicino il caso e il processo di Wilfrida, ha detto che Wilfrida non meritava la pena di morte in quanto minorenne e vittima di un traffico di esseri umani. L'ONG ha espresso la propria gratitudine per la decisione dell’Alta Corte di Kota Bharu, capitale dello stato di Kelantan in Malaysia, di liberare Wilfrida Soik.

In un comunicato reso disponibile a The Jakarta Post Migrant Care ha dichiarato che: “Il verdetto della corte è corretto e giusto, l'omicidio era in propria difesa per proteggere se stessa da torture per mano del suo datore di lavoro” ha poi proseguito riferendosi ai numerosi casi di condanne a morte: “Questo verdetto sarà un buon precedente per i casi incentrati sulle centinaia di lavoratori migranti indonesiani che si trovano nel braccio della morte”.
La battaglia è durata quattro anni ed è stata sostenuta da organizzazioni e gruppi della società civile, da membri del Consiglio legislativo regionale (DPRD); rappresentanti del Consiglio regionale (DPD) e della Camera dei Rappresentanti (DPR ), dalla Chiesa cattolica di Belu, dalle comunità interconfessionali, nonché da una cantante e attivista Melanie Subono e da tanti navigatori di Internet che hanno mostrato il loro sostegno attraverso petizioni.
Condannata a morte dal tribunale malese perché accusata di aver ucciso il suo anziano datore di lavoro, e per questo condannata a morte, è stata assolta dalle accuse e dalla condanna a morte dopo più di tre anni di battaglia legale durante i quali il suo caso è stato al centro di un dibattito e dell'interesse di politici e della società civile.
Migrant Care, ONG di tutela e difesa dei diritti dei lavoratori indonesiani all'estero, che ha monitorato da vicino il caso e il processo di Wilfrida, ha detto che Wilfrida non meritava la pena di morte in quanto minorenne e vittima di un traffico di esseri umani. L'ONG ha espresso la propria gratitudine per la decisione dell’Alta Corte di Kota Bharu, capitale dello stato di Kelantan in Malaysia, di liberare Wilfrida Soik.

In un comunicato reso disponibile a The Jakarta Post Migrant Care ha dichiarato che: “Il verdetto della corte è corretto e giusto, l'omicidio era in propria difesa per proteggere se stessa da torture per mano del suo datore di lavoro” ha poi proseguito riferendosi ai numerosi casi di condanne a morte: “Questo verdetto sarà un buon precedente per i casi incentrati sulle centinaia di lavoratori migranti indonesiani che si trovano nel braccio della morte”.
La battaglia è durata quattro anni ed è stata sostenuta da organizzazioni e gruppi della società civile, da membri del Consiglio legislativo regionale (DPRD); rappresentanti del Consiglio regionale (DPD) e della Camera dei Rappresentanti (DPR ), dalla Chiesa cattolica di Belu, dalle comunità interconfessionali, nonché da una cantante e attivista Melanie Subono e da tanti navigatori di Internet che hanno mostrato il loro sostegno attraverso petizioni.
lunedì 7 aprile 2014
Ci scrive Anthony Farina dal braccio della morte:"Grazie per le cartoline che mi avete mandato!"
Grazie a una campagna lanciata proprio prima di Natale dalla Comunità di Sant'Egidio su queste pagine, Anthony ha ricevuto tanti messaggi di amicizia e solidarietà. Ne è stato felice.
Abbiamo il tempo per mandargliene tante anche ora, prima di Pasqua!
Ecco il suo indirizzo:
Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera da parte di Anthony Farina ricevuta da Celia Ouellette di Reprieve. Repreive è un’associazione con sede a Londra, formata da avvocati e attivisti che lavorano a livello internazionale per salvare la vita di cittadini britannici ed europei che sono stati condannati a morte negli Stati Uniti. Da tempo si occupa del caso di Anthony Farina, italo-americano condannato a morte in Florida.
Cari tutti,
ho ricevuto la più bella lettera di Anthony Farina! Voglio esprimere la mia gratitudine a tutti voi che avete contribuito a portare avanti la campagna di sensibilizzazione per Anthony e Comunità di Sant'Egidio per gli sforzi compiuti in tal senso e per chiedere alla gente di inviare le cartoline di auguri di Natale. Per essere onesti, le mie parole non possono essere migliori delle sue, perciò vi mando ciò che ha scritto
a presto Celia Ouellette
"Cara Celia,
durante il nostro ultimo incontro mi hai chiesto se mi avrebbe fatto piacere ricevere gli auguri di Natale da tanti amici. Beh, ti ho detto di si e in effetti è andata così, le lettere e le cartoline sono cominciate ad arrivare qui dentro.
Che gioia hanno portato al mio cuore!
Alcun messaggi erano scritti in italiano - uno era anche in francese! In primo luogo sono rimasto sorpreso che le abbiano fatte entrare. Non molto tempo fa c'è stato un blocco di tutta la posta che non era in inglese. Per ricevere una lettera in lingua straniera serve un permesso speciale, insomma bisogna dimostrare che è la tua lingua madre.
Così mi è giunto un altro regalo dal mio Padre in cielo . . .
Tra le tante lettere che ho ricevuto e che hanno benedetto profondamente la mia anima ne vorrei condividere due molto speciali.
La prima: era una busta riempita con 20 o più di cartoline. Mentre le guardavo - il 98 % in italiano - mi accorgevo che queste erano state scritte dai bambini. Poi ho trovato una nota. Un insegnante di scuola ha sentito parlare di me e in qualche modo ha ottenuto che la sua classe mi scrivesse tutte quelle cartoline. Non voglio mentire, questo ha portato qualche lacrima nei miei occhi. E' stato molto toccante e stimolante.
La seconda è però la lettera che davvero raggiunto di più la mia anima e mi ha fatto piangere. Era di una donna in Slovacchia - ancora un'altra insegnante, ho capito dopo. Ma Celia mi sono fermato - solo vedendo il suo nome nel mittente. Il suo nome è Katarina, come la mia sorellina scomparsa un anno fa, a febbraio. Il nome dell'insegnante è Katarina, così puoi immaginare quante emozioni mi ha portato questa lettera. In questo mondo immenso Dio ha parlato al cuore di una donna nella piccola nazione della Slovacchia e lei dal suo cuore è arrivata a me... "
Abbiamo il tempo per mandargliene tante anche ora, prima di Pasqua!
Ecco il suo indirizzo:
Anthony Farina # 684135
Union Correctional Institution P6227
7819 NW 228th St.
Raiford FLORIDA 32026 - 4410
USARiceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera da parte di Anthony Farina ricevuta da Celia Ouellette di Reprieve. Repreive è un’associazione con sede a Londra, formata da avvocati e attivisti che lavorano a livello internazionale per salvare la vita di cittadini britannici ed europei che sono stati condannati a morte negli Stati Uniti. Da tempo si occupa del caso di Anthony Farina, italo-americano condannato a morte in Florida.
ho ricevuto la più bella lettera di Anthony Farina! Voglio esprimere la mia gratitudine a tutti voi che avete contribuito a portare avanti la campagna di sensibilizzazione per Anthony e Comunità di Sant'Egidio per gli sforzi compiuti in tal senso e per chiedere alla gente di inviare le cartoline di auguri di Natale. Per essere onesti, le mie parole non possono essere migliori delle sue, perciò vi mando ciò che ha scritto
a presto Celia Ouellette
"Cara Celia,
durante il nostro ultimo incontro mi hai chiesto se mi avrebbe fatto piacere ricevere gli auguri di Natale da tanti amici. Beh, ti ho detto di si e in effetti è andata così, le lettere e le cartoline sono cominciate ad arrivare qui dentro.
Che gioia hanno portato al mio cuore!
Alcun messaggi erano scritti in italiano - uno era anche in francese! In primo luogo sono rimasto sorpreso che le abbiano fatte entrare. Non molto tempo fa c'è stato un blocco di tutta la posta che non era in inglese. Per ricevere una lettera in lingua straniera serve un permesso speciale, insomma bisogna dimostrare che è la tua lingua madre. Così mi è giunto un altro regalo dal mio Padre in cielo . . .
Tra le tante lettere che ho ricevuto e che hanno benedetto profondamente la mia anima ne vorrei condividere due molto speciali.
La prima: era una busta riempita con 20 o più di cartoline. Mentre le guardavo - il 98 % in italiano - mi accorgevo che queste erano state scritte dai bambini. Poi ho trovato una nota. Un insegnante di scuola ha sentito parlare di me e in qualche modo ha ottenuto che la sua classe mi scrivesse tutte quelle cartoline. Non voglio mentire, questo ha portato qualche lacrima nei miei occhi. E' stato molto toccante e stimolante.La seconda è però la lettera che davvero raggiunto di più la mia anima e mi ha fatto piangere. Era di una donna in Slovacchia - ancora un'altra insegnante, ho capito dopo. Ma Celia mi sono fermato - solo vedendo il suo nome nel mittente. Il suo nome è Katarina, come la mia sorellina scomparsa un anno fa, a febbraio. Il nome dell'insegnante è Katarina, così puoi immaginare quante emozioni mi ha portato questa lettera. In questo mondo immenso Dio ha parlato al cuore di una donna nella piccola nazione della Slovacchia e lei dal suo cuore è arrivata a me... "
sabato 5 aprile 2014
Il Pakistan conferma la moratoria sulle esecuzioni, sono 7.164 le vite risparmiate!
Una fonte riporta la notizia che il Ministro degli Interni Chaudry Nisar Ali ha confermato la sospensione a tempo indeterminato delle condanne capitali in Pakistan.
Attualmente, ci sono 7.164 persone, tra cui 51 donne, la cui condanna a morte non sarà eseguita.
“Finché non sarà completato il processo di consultazioni tra il Presidente [Mamnoon Hussein] e il Primo Ministro [Nawaz Sharif], l’implementazione della pena di morte è stata sospesa”, ha detto Nisar.
Il Governo ha pubblicamente negato qualsiasi pressione esterna in merito alla decisione da parte dell’Unione Europea, che ha recentemente concesso al Pakistan lo status speciale sul commercio che favorisce le esportazioni del Pakistan, in particolare di prodotti tessili, e un maggiore accesso ai Paesi membri dell’UE.
http://www.senzabarcode.it/2014/04/pakistan
Attualmente, ci sono 7.164 persone, tra cui 51 donne, la cui condanna a morte non sarà eseguita.
“Finché non sarà completato il processo di consultazioni tra il Presidente [Mamnoon Hussein] e il Primo Ministro [Nawaz Sharif], l’implementazione della pena di morte è stata sospesa”, ha detto Nisar.Il Governo ha pubblicamente negato qualsiasi pressione esterna in merito alla decisione da parte dell’Unione Europea, che ha recentemente concesso al Pakistan lo status speciale sul commercio che favorisce le esportazioni del Pakistan, in particolare di prodotti tessili, e un maggiore accesso ai Paesi membri dell’UE.
http://www.senzabarcode.it/2014/04/pakistan
Satinah Binti Djumadi è salva! Il governo indonesiano ha pagato la cauzione per salvare la sua vita
Una storia di emigrazione, sofferenza e violenza. Ma non ci sarà altro spargimento di sangue. Il governo indonesiano ha pagato la cauzione per salvare la vita a Satinah Binti Djumadi, domestica indonesiana condannata a morte in Arabia Saudita.
Come tanti altri lavoratori provenienti dall'Indonesia, aveva trovato lavoro come colf, la donna di 40 anni aveva ucciso la propria datrice di lavoro, in risposta agli abusi subiti. Condannata a morte l’esecuzione della sentenza era già stata rimandata per cinque volte in passato ed era prevista per giovedì scorso.
http://www.asianews.it/notizie-it
Il governo indonesiano verserà parte dei 7 milioni di riyal (1,9 milioni di dollari) necessari per fermare il boia.
In Arabia Saudita, nazione in cui vige la legge islamica, la famiglia di una
vittima di omicidio può dirimere la controversia ricevendo una sorta di "tangente" (Blood Money) dalle mani dell'imputato, evitando così che venga giustiziato. A questa si deve inoltre aggiungere la grazia del re saudita, che il governo indonesiano aveva già ottenuto nei giorni scorsi grazie a un'intensa opera diplomatica.
vittima di omicidio può dirimere la controversia ricevendo una sorta di "tangente" (Blood Money) dalle mani dell'imputato, evitando così che venga giustiziato. A questa si deve inoltre aggiungere la grazia del re saudita, che il governo indonesiano aveva già ottenuto nei giorni scorsi grazie a un'intensa opera diplomatica.
Djoko Suyanto, ministro indonesiano della Sicurezza, ha confermato ieri che il governo ha deciso di stanziare i tre milioni di riyal mancanti per salvare la vita della donna. "Abbiamo accolto le richieste della famiglia" aggiunge il ministro, "e questo servirà per salvare Satinah dalla condanna a morte".
La vicenda di Satinah ricorda da vicino il dramma di Ruyati binti Saboti Saruna, lavoratrice migrante indonesiana giustiziata nel giugno 2011 in Arabia Saudita per concorso in omicidio. La sua morte aveva scatenato feroci polemiche in patria, per l'inerzia mostrata dal presidente Susilo Bambabg Yudhoyono e le modalità secondo cui è avvenuta l'esecuzione: Riyadh non ha avvertito né l'ambasciata indonesiana, né il governo di Jakarta. Nel caso di Satinah Binti Djumadi, invece, il capo di Stato si è subito attivato per fermare il boia, combattendo una lunga battaglia legale e ottenendo per cinque volte lo slittamento dell'esecuzione della sentenza.
In Arabia Saudita vi sono almeno 1,2 milioni di indonesiani, il 70% dei quali impiegati come camerieri o domestiche. Movimenti internazionali contro la pena di morte affermano che, nel solo 2011, almeno 27 persone sono state decapitate per reati di vario genere; un dato peraltro in diminuzione, se confrontato con i 67 del 2008. Nel Paese è in vigore una versione stretta della sharia, che punisce con la condanna a morte diversi reati fra cui stupro, omicidio, apostasia, rapina a mano armata e traffico di droga.
Jakarta (AsiaNews/Agenzie) - Jakarta pagherà una "tangente" di 7 milioni di riyal (pari a 1,9 milioni di dollari), per fermare l'esecuzione di una domestica indonesiana in Arabia Saudita. Satinah Binti Djumadi, 40 anni, è stata condannata nel 2011 per furto e omicidio; la donna (nella foto) è finita nel braccio della morte con l'accusa di aver ucciso nel 2007 la propria datrice di lavoro - in risposta ai maltrattamenti subiti - e di aver rubato la somma di 40mila riyal (circa 10mila dollari), con i quali fuggire. Ieri era prevista l'esecuzione della sentenza, per decapitazione. Tuttavia, la vicenda nelle ultime settimane aveva attirato l'attenzione di cittadini e società civile nel Paese d'origine; in molti si sono attivati con campagne di sensibilizzazione mirate alla raccolta del denaro necessaria per per salvarle la vita.
mercoledì 2 aprile 2014
Con Sant'Egidio scarpe per tutti al carcere di Carinola
| Gli amici di Sant'Egidio di Napoli con il personale del carcere |
Per un giorno il teatro si è trasformato in un grande negozio di calzature dove tutti potevano misurare le scarpe più comode e scegliere i colori preferiti.
| Si preparano le scarpe e i bagnoschiuma da distribuire |
Tra i tanti detenuti alcuni provenienti dal carcere di Poggioreale erano stati al pranzo di Natale o erano seguiti dalla Comunità.
Il direttore ha voluto ringraziare la Comunità per quest’incontro pensato da un po' di tempo e finalmente realizzato e ci si è dati appuntamento per una nuova occasione di amicizia e di festa.
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